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Il 25 febbraio 2015 è stata ufficialmente annunciata la nuova strategia per una Unione energetica europea. Si realizza così la seconda priorità del programma della Commissione Juncker. Il tutto a trattati europei invariati, portando il concetto di solidarietà fino ai suoi limiti.

DA UN IMPULSO A UNA STRATEGIA − Tra le molte dichiarazioni pronunciate all’indomani del passaggio della Crimea dall’Ucraina alla Russia, in seguito alle note vicende avvenute durante il marzo 2014, una di queste era destinata ad avere importanti risvolti per il futuro dell’Unione europea. Fu infatti in tale occasione che l’allora primo ministro polacco, Donald Tusk, attuale presidente del Consiglio europeo, lanciò la proposta di creare una Unione energetica come strumento per contrastare la dipendenza europea dal gas russo, e per incrementare la solidarietà tra Paesi europei nei casi (già verificatisi) di interruzioni nelle forniture energetiche. Era evidente che tale proposta riscuotesse i favori del futuro capo della Commissione europea, Jean Claude Juncker, il quale, oltre ad aver unito i portafogli per l’azione sul clima e per l’energia in un solo commissario (Miguel Arias Cañete), ha istituito la figura del vice presidente della Commissione europea e capo della Energy Union (Maroš Šefčovič), volendo così consegnare un messaggio politico molto forte e allo stesso tempo controverso. Ovvero che l’Unione europea affronti il tema della sicurezza energetica con nuovo slancio, anche alla luce delle nuove e difficili relazioni con la Russia, mediante un approccio meno egoistico, ma più solidale, specialmente nelle relazioni esterne con i Paesi fornitori. Il tutto, e qui vi è la leggera nota controversa della proposta, senza apportare modifiche al Trattato di Lisbona, nonostante la parola Unione evochi sempre una idea di integrazione che sorpassa il concetto espresso dal succitato trattato entrato in vigore nel 2009.

L’UNIONE ENERGETICA − Al di là dell’enfasi posta sul tema della sicurezza energetica dei Paesi europei, specialmente nei confronti dell’uso quasi esclusivamente politico delle forniture russe, la strategia presentata il 25 febbraio scorso da parte del vice presidente Šefčovič adotta una visione sicuramente più ampia della questione.
Per fare ciò la nuova strategia prende avvio da una rapida analisi dello stato di salute della politica energetica europea. I dati presentati parlano chiaro: l’Unione europea importa il 53% del proprio fabbisogno energetico a un costo di circa 400 miliardi di euro l’anno, mentre 6 Paesi membri dipendono da un singolo fornitore esterno, rimanendo pertanto molto vulnerabili a un eventuale e improvviso taglio alle forniture. In una analisi comparata dei prezzi, il gas venduto all’ingrosso sul mercato europeo costa il doppio rispetto a quello statunitense, arrecando così un forte svantaggio alla competitività del settore industriale europeo ad alta intensità energetica − così come il prezzo dell’elettricità all’ingrosso è più alto in Europa del 30% rispetto agli Stati Uniti.
Oltre a questi sintetici dati numerici, molta importanza viene data all’aspetto politico della sicurezza energetica europea: già dai primi paragrafi della strategia viene immediatamente affermata l’insostenibilità di avere 28 politiche energetiche nazionali, enfatizzando così la primaria importanza di fondare un vero e proprio mercato interno dell’energia, competitivo, efficiente e soprattutto al servizio dei cittadini europei.

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L’Unione energetica dovrebbe assicurare l’approvvigionamento all’Europa… e anche fonti più pulite

LE DIMENSIONI DELL’UNIONE ENERGETICA – La strategia per la nuova Unione Energetica si fonda sostanzialmente su cinque dimensioni, tra loro correlate e interdipendenti. Vediamo quali sono.

  • La prima è quella della sicurezza energetica, comprensiva degli elementi di solidarietà e fiducia tra i Paesi europei. Oltre ad affermare la nota importanza della diversificazione delle fonti di energia, con particolare riguardo alle possibilità offerte dal Corridoio Sud, i partner mediterranei e la novità del LNG, il gas naturale liquefatto, la strategia si sofferma anche sull’elemento della cooperazione tra Stati per garantire la sicurezza delle forniture ai consumatori finali. Ciò significa che l’azione dell’Unione energetica è volta a garantire meccanismi di solidarietà tra i membri nel caso in cui avvengano interruzioni nelle forniture da parte del o dei partner esterni. Più specificamente l’Unione propone la possibilità che si costituiscano gruppi di acquisto collettivi in soccorso a una situazione di crisi, o nel caso in cui uno Stato membro soffra l’interruzione di forniture energetiche da parte del suo unico fornitore.
    Di sicuro rilievo è la rinnovata importanza che viene affidata alla dimensione esterna dell’azione europea nel campo delle relazioni energetiche. Nonostante non si parli della possibilità che l’Unione europea agisca con un’unica voce in merito all’approvvigionamento energetico dei Paesi membri (la materia infatti rimane regolata a livello comunitario dall’art.194 del TFUE, ove sussiste il principio di sussidiarietà), si riconosce il grande potenziale negoziale (soprattutto con l’obiettivo che gli accordi intergovernativi rispettino le norme comunitarie) che l’Unione può avere ogni qualvolta uno Stato membro sia coinvolto nelle trattative con un grande fornitore, per evitare così indebite pressioni da parte dello stesso fornitore (si legga Russia, e la sua politica del “divide et impera”, finora sempre di grande successo).
  • Perché gli obiettivi della prima dimensione si realizzino, è necessario legarvi a doppio filo i propositi della seconda dimensione, ovvero la realizzazione di un mercato integrato dell’energia. Tenendo infatti come filo conduttore l’ideale della reciproca solidarietà tra Paesi, rimane di fondamentale importanza la realizzazione di strumenti che effettivamente implementino questo ideale: su tutti l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 una soglia di interconnessione tra i vari Paesi europei del 10%. Ciò significa che sarà necessario istituire una quinta libertà dell’Unione europea, ovvero la libertà dei flussi energetici, abbattendo così le costrizioni che i confini nazionali ancora impongono alla libera circolazione dell’energia, avendo come effetto la presenza di Stati considerati “isole energetiche”, poiché totalmente scollegati dai network energetici degli altri membri (lo sono ad esempio le Repubbliche baltiche, ancora oggi collegate alle infrastrutture russe).
    Un mercato interno però non potrebbe realizzarsi senza una rinnovata enfasi sulle norme del Terzo Pacchetto Energia, il quale prevede l’obbligo fatto alle aziende energetiche operanti sul mercato europeo di separare la parte produttiva dell’energia dalla distribuzione della stessa tramite le varie infrastrutture. Si tratta di una misura ritenuta di fondamentale importanza all’interno della strategia, senza la quale non verrebbe garantita un’equa competizione tra i vari operatori del settore.
    Rimanendo sul tema della competizione, un’attenzione particolare in questa dimensione viene dedicata ai consumatori-cittadini europei, i quali, tramite meccanismi di armonizzazione tra le varie legislazioni nazionali, vengono elevati da consumatori passivi ad attivi, prevedendo così maggiori possibilità di avere prezzi di consumo inferiori, e maggiore informazione e libertà di scelta sui propri fornitori di energia.

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Un’infografica della Commissione europea sul funzionamento dell’Unione energetica

  • Passando alla terza dimensione si entra nel complesso àmbito dell’efficienza energetica volta alla riduzione della domanda interna. Seguendo la frase pronunciata da alcuni esperti e think tankers «il miglior carburante è quello che non viene consumato», la strategia prevede in questo specifico settore degli obiettivi importanti da raggiungere entro il 2030, come ad esempio un miglioramento del 27% nell’efficienza energetica da parte degli Stati membri, cercando quindi di fare dell’efficienza energetica una nuova e pulitissima fonte di energia. In questa dimensione, molto lavoro viene delegato agli Stati, ma viene affermato ancora una volta il potenziale peso specifico e il possibile intervento della Commissione nell’implementazione di tutte le misure atte a raggiungere l’importante obiettivo di una maggiore efficienza energetica.
  • Tale efficienza però va ad associarsi indissolubilmente con la quarta dimensione, ovvero con l’intenzione di de-carbonizzare l’economia europea e il suo settore dei trasporti attraverso anche l’incremento dei mezzi di trasporto che non utilizzino combustibili fossili, quindi treni e auto elettriche, ma anche, e soprattutto, attraverso una ambiziosa politica climatica che rispetti rigorosamente gli obiettivi fissati dalle strategie sull’ambiente 2020 e 2030 (per questo ultimo limite, si è prefissato di raggiungere una ambiziosa riduzione del 40% nelle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990). Altri elementi centrali della quarta dimensione rimangono il sistema dello scambio di quote di emissione, di cui si sottolinea il ruolo incentivante per investimenti a bassa tasso di inquinamento, e l’attenzione verso il settore della produzione di energia rinnovabile, per cui si era già fissato nelle strategie 2020 e 2030 delle soglie di produzione di energia rinnovabili rispettivamente del 20 e 27%.
  • Questo ultimo aspetto può essere bene integrato dalla quinta e ultima dimensione della strategia, ovvero quella riguardante il settore R&S (ricerca e sviluppo) come catalizzatore imprescindibile per il concreto successo di tutta l’Unione energetica. Focus non solo sulle energie rinnovabili, ma soprattutto, come evidenziato nel preambolo del documento, particolare riguardo alle eccellenze tecnologiche che l’Europa ha saputo produrre negli anni e che nell’ultimo periodo hanno subito la forte concorrenza da parte dei competitor globali (Cina e India in primis). In questo senso, l’Unione energetica intende proporsi come una sorta di sponsor per l’esportazione in tutto il mondo della tecnologia europea sulle energie rinnovabili, permettendo così che il flusso degli investimenti non sia solo unidirezionale, ovvero dai Paesi consumatori a quelli produttori, ma che questi ultimi possano nuovamente investire in una Europa legislativamente armonizzata e più “accogliente”.

CONCLUSIONI − Dopo questa rassegna dei punti più importanti della strategia si potrebbero trarre alcune sommarie conclusioni, rimandando considerazioni più approfondite a quando il testo verrà discusso anche dal Parlamento e dal Consiglio europeo. La prima e forse più scontata osservazione da fare è che l’Unione energetica, sebbene animata dai nobili intenti di garantire una maggiore tutela nella sicurezza e nei prezzi per i consumatori finali, ovvero noi cittadini, tramite la realizzazione di un rigoroso e finalmente integrato mercato interno dell’energia (rispettando così il secondo punto del programma della Commissione Juncker e in osservanza del principio di solidarietà contenuto nel Trattato di Lisbona), dovrà confrontarsi con le politiche energetiche di ogni Stato membro, notoriamente gestite con un certo grado di gelosia. Non è un caso che la proposta di questa Unione sia venuta dall’allora Primo Ministro polacco (ripetendo ancora un concetto già espresso: trattasi di una proposta avvenuta “a caldo” dopo i fatti della Crimea, e quindi primariamente in funzione anti-russa), e non da quello inglese, tedesco, francese o italiano, i quali sicuramente hanno da gestire un settore energetico nazionale di peso specifico assai maggiore. Tuttavia, leggendo il testo della strategia, questa problematica sembra essere stata tenuta in debito conto da parte dei redattori, in quanto non si fa riferimento in alcun modo a ingerenze da parte della Commissione nelle decisioni proprie di ogni Stato membro nella composizione del mix energetico nazionale.
Un altro rapido rilievo da fare è che nel breve e medio periodo la strategia energetica europea avrà nel gas naturale il suo principale elemento, sia come fonte alternativa a petrolio e carbone, quindi come fonte meno inquinante, sia come oggetto principale dei futuri negoziati per gli accordi con i fornitori esterni all’Unione europea. A questo proposito entrano in gioco la strategica relazione (tutta da costruire) con i produttori dell’Asia Centrale, così come la partnership, già operante tramite la costruzione del TAP, con l’Azerbaijan (da notare che nel documento non viene menzionato come partner strategico la Russia).
Avvicinandosi alla conclusione, l’Unione energetica ha sicuramente alcuni caratteri ambiziosi: vuole dare un forte impulso al mercato interno e, tramite la rete di trasmissione energetica, fare dell’Europa un continente ancora più unito. Sembra ancora poco incisiva la dimensione della diplomazia energetica europea, la quale, come già detto, non può sicuramente operare proattivamente, e quindi parlare con una sola voce nel campo dell’approvvigionamento energetico fintanto che i trattati europei rimarranno invariati.
Volendo adottare le parole pronunciate da Robert Schuman nel 1950 a proposito dell’integrazione europea, parole riprese, non a caso, dall’incipit del video di presentazione dell’Unione energetica: «L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto».
Ed è proprio questo il significato che adesso bisognerà dare all’Unione energetica: una solidarietà concreta che finalmente interessi la vita di tutti i cittadini europei. L’Unione europea ci prova adesso con l’energia. Riuscirà a proseguire il suo cammino con successo?

Fulvio Milesi

[box type=”shadow” ]Un chicco in più
Qui il link al testo integrale della strategia per l’Unione energetica.
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Fulvio Milesi

Mi sono laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Statale di Milano, dopo aver vissuto per un anno a Vilnius dove ho portato a termine la mia bellissima esperienza Erasmus. Grazie a questa incredibile ed affascinante parentesi della mia vita, ho scritto la mia tesi di laurea a proposito della Hybrid Warfare russa e le minacce alla sicurezza della Lituania, tramite l’interazione con molti studiosi e politici lituani.
E’ stato proprio questa esperienza a permettermi di godere di una prospettiva completamente diversa rispetto a quella italiana sulla politica estera e sulle relazioni internazionali, grazie alla quale ho potuto riconoscere la grande importanza di questa parte di Europa.
In generale, mi interesso sempre di tutto quello che mi circonda per cercare di capire le cause e provare a prevederne gli effetti; pertanto, dal mio punto di osservazione privilegiato, provo a raccontare la affascinante realtà dei Paesi baltici, la presenza “minacciosa” della Russia e il fondamentale tema della sicurezza energetica.

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