Veduta di Pristina | Arbenllapashtica, Wikimedia Commons
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La crisi che ha colpito il Paese, la fuga verso l’Europa occidentale e i continui scontri a livello politico tra maggioranza e opposizione hanno lasciato ben poco da festeggiare ai kosovari il 17 febbraio, giorno della proclamazione dell’indipendenza.

ESODO – La situazione di estrema povertà economica e disoccupazione che colpisce metà della popolazione in Kosovo sta spingendo i cittadini a un lungo e difficile calvario di migrazione illegale verso l’Unione europea. Una situazione drammatica e un futuro senza speranza mettono in marcia miglia di kosovari verso la Serbia e poi fino al primo confine con l’UE, l’Ungheria. Da lì i kosovari, se non vengono fermati dalle forze di polizia, si dirigono verso gli altri Stati dell’Unione. Mete principali: Germania, Austria, Francia, Svezia e Olanda, dove già risiede una folta comunità kosovara dagli anni Novanta, alla quale i migranti sperano di appoggiarsi. Il viaggio è tortuoso, in mezzo al freddo, con lunghe ore in pullman stracolmi di donne e bambini, senza sapere dove si andrà a finire. Questo è il panorama del Kosovo odierno.

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Migranti kosovari verso Belgrado

ECONOMIA – La situazione economica del Paese è descritta dai numeri della disoccupazione che regna nello Stato più giovane in Europa. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Agenzia statistica del Kosovo, i disoccupati sono intorno al 35-45% e superano il 50-60% nei giovani della fascia 15-24 anni. L’economia del Kosovo è basata quasi esclusivamente sulla sussistenza e sul consumo, ed è dipendente in modo massiccio da fonti di finanziamento esterne, quasi interamente costituite dalle rimesse della diaspora e dal sostegno internazionale. La riduzione delle donazioni dall’estero, la mancanza di investimenti stranieri e una corruzione divampante hanno messo in ginocchio la già fragile economia del Kosovo. A questo si deve aggiungere lo stallo politico dopo le elezioni che ha fermato per mesi la programmazione economica.

EUROPA – L’Unione europea guarda in Kosovo il bicchiere mezzo pieno ogni volta che fa riferimento alle relazioni tra Serbia e Kosovo. Gli incontri a Bruxelles, che fa da mediatore tra Pristina e Belgrado, continuano anche con attori diversi. Bruxelles ha una nuova “signora PESC”, Federica Mogherini; Pristina un nuovo premier, Isa Mustafa; Belgrado Aleksandar Vučić, già coinvolto durante il processo di avvio dei negoziati. Però, quando si tratta di fare una valutazione su quello che succede all’interno del Kosovo il bicchiere diventa mezzo vuoto. Tutto quello che l’Unione europea ha investito in Kosovo economicamente e in tema di Rule of Law è un fallimento totale, almeno a vedere la situazione attuale. I pullman pieni di kosovari che si dirigono verso Berlino, Parigi, Londra e Vienna in cerca di una speranza, scappando dalla povertà estrema, dimostrano che qualcosa non è andato per il verso giusto. Sicuramente i kosovari non vogliono scappare dal Kosovo, ma le condizioni di vita, l’economia che stenta a decollare, la corruzione e la mancanza di giustizia li sta spingendo verso il Nord dell’Europa. Nemmeno la multa di 7.500 euro per chi si reca all’estero clandestinamente li ha fermati.

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EULEX – La missione europea che doveva accompagnare il Kosovo nella costruzione di uno Stato di diritto ha praticamente fallito da ogni punto di vista. Se la criminalità in Kosovo è molto diffusa vuol dire che EULEX non è riuscita nella propria missione. A parte qualche piccolo delinquente, nessun nome di alto profilo è stato giudicato colpevole. Se la missione doveva dimostrare cosa significa lo Stato di diritto, che la legge è uguale per tutti, che non ci sono intoccabili di fronte alla legge, alla luce dei fatti i giudici kosovari istruiti da EULEX hanno constatato che nemmeno i loro colleghi strapagati dall’UE sono riusciti a mandare in prigione qualcuno di rilievo. Perché allora lo dovrebbero fare loro rischiando la vita? Anche economicamente EULEX è stata un altro fallimento. Diverse volte la Corte dei Conti dell’UE ha criticato la missione, in quanto i risultati conseguiti non erano in linea con i fondi spesi. EULEX ha lavorato in modo diffuso per quanto riguarda la microcriminalità, però non è mai riuscita ad arrivare nei piani alti. L’ultimo caso di corruzione – o presunta tale – riguardante EULEX, esploso alla fine del 2014, non è che la conseguenza di una missione che è cominciata male e che rischia di finire peggio.

Juljan Papaproko

 [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

Sul lungo viaggio dei rifugiati clandestini kosovari verso il confine magiaro si consiglia questo articolo di due giornalisti kosovari pubblicato su Zeri.info e tradotto dall’Osservatorio Balcani e Caucaso.[/box]

 

 

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3 Commenti

  1. Una domanda sorge spontanea: “Quando inizieranno a festeggiare in Ucraina il golpe del febbraio 2014?”.
    Possibile che certi demenziali esperimenti ultimamente vengano sempre eseguiti in Europa?
    Sperano veramente che la Russia si prenda la patata bollente che ora è in mano europea e si metta a rimediare i casini perpetrati dai soliti noti?
    Siamo in panico per poco meno di 2 milioni di kosovari, cosa farà l’Europa quando oltre trenta milioni di ucraini spingerà alle sue frontiere, sperando sempre che il Donbass, intanto, non capitoli (se no ci saranno pure quelli)?

  2. CafeGeopolitico E’ uno dei tanti fallimenti UE (accozzaglia di nazioni che si disintegrerà appena terminato il QE utopia europea ricorrente

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