Anwar Ibrahim si fa strada tra la folla
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La seconda condanna per sodomia inflitta da un tribunale federale ad Anwar Ibrahim divide l’opinione pubblica malese. L’ultimo capitolo di questa saga giudiziaria sembra definitivamente affossare le ambizioni politiche del leader dell’opposizione. Vediamo di chiarire in 5 domande e in 5 risposte gli aspetti chiave della vicenda

1) Qual è stato il verdetto dei giudici?

La vicenda riguarda un caso di sodomia, presumibilmente consumatosi nell’agosto 2008 tra Anwar Ibrahim ed un suo giovane ex collaboratore, Mohamed Saiful Bukhari Azlan, suo principale accusatore. Il 10 febbraio 2015 il tribunale ha inflitto ad Anwar una condanna a 5 anni di reclusione, nonché l’interdizione per 10 anni dai pubblici uffici. Il politico malese fu assolto da tale accusa nel 2012, ma nel marzo 2014 la Corte d’appello lo condannò sempre a 5 anni di prigione, pena quest’ultima che non fu peraltro mai scontata dietro pagamento della cauzione. La sentenza emessa dai giudici lo scorso 10 febbraio non fa quindi che confermare quella di un anno fa. Davanti ai giudici della Corte federale, Anwar ha dichiarato che sulla base delle numerose ed evidenti sviste commesse in sede probatoria la sentenza di condanna è frutto di una “cospirazione”, volta ad eliminarlo dalla scena politica.

2) Chi è Anwar Ibrahim?

67 anni, Ibrahim è il capo del principale partito di opposizione, Parti Keadilan Rakyat (PKR), uno dei tre movimenti che compongono la coalizione anti-governativa Pakatan Rakyat (PR). Tale alleanza si pone in alternativa al governo guidato da Najib Razak, presidente del più grande partito della Malesia, il Pertubuhan Kebangsaan Melayu Bersatu, a sua volta facente parte della coalizione conservatrice Barisan Nasional (BN). Dopo aver ricoperto preminenti ruoli di responsabilità in diverse organizzazioni internazionali (tra queste, la Banca Mondiale ed il Fondo Monetario Internazionale), nel 1993 Ibrahim fu nominato vice primo ministro nel governo di Mahathir Mohamad – il padre della modernizzazione malese che guidò ininterrottamente il paese dal 1981 al 2003 – quando era ancora membro del BN. Ministro delle Finanze dal 1991 al 1998, uscì dal governo e dal partito per divergenze con Mahathir in relazione ai provvedimenti legislativi tesi a contrastare la crisi economica seguita allo scoppio della bolla finanziaria asiatica nel 1997.

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Una gigantografia che raffigura Anwar Ibrahim con sua moglie.

3) Cosa prevede la legge malese nei casi di sodomia?

Come nel resto dei Paesi a maggioranza islamica, anche in Malesia la sodomia è considerata un reato penalmente perseguibile, in quanto “rapporto carnale contro natura”. Secondo la legge malese, il condannato che si macchia di tale crimine rischia fino a 20 anni di carcere. Peraltro, Anwar Ibrahim non è nuovo a queste accuse: fu infatti indagato una prima volta per sodomia nel 1998 e condannato l’anno successivo a 9 anni di reclusione. Ne scontò effettivamente cinque, giacché la sentenza fu ribaltata dalla Corte d’appello federale nel 2004. Certamente, il caso Anwar ha posto per la prima volta sotto i riflettori la necessità di modificare la legislazione che regola i reati di sodomia, considerata fin troppo vetusta e liberticida dalle organizzazioni malesi per la difesa dei diritti umani.

4) Quali sono i risvolti politici?

In linea con quanto pronunciato dai giudici, Anwar non potrà presentare la propria candidatura alle prossime elezioni legislative, previste per il 2017. È una buona notizia per il premier in carica, vista la fama di Anwar tra i sostenitori del cambiamento politico in Malesia. Cambiata denominazione nel 1973, il BN governa la Federazione dal 1957, anno dell’indipendenza del paese dall’amministrazione coloniale britannica. Alle ultime elezioni legislative tenutesi nel 2013, il PR fece registrare una netta vittoria nel voto popolare, ottenendo il 52% dei suffragi. Tuttavia, a causa di una legge elettorale alquanto controversa, ad esso fu assegnato soltanto il 40% dei seggi nel Parlamento nazionale.

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Il primo ministro malese Najib Razak

5) Quali sono i punti oscuri della vicenda?

Intercettato dal Guardian, Gooi Hsiao Leung – parlamentare del PKR – ha dichiarato che il processo è stato caratterizzato sin dall’inizio dalla presenza di gravi inaccuratezze, lasciando in questo modo intendere che la sentenza non sia stata affatto fondata su prove tangibili. In aggiunta, nel corso dell’intervista Leung riporta una serie di voci attendibili secondo le quali la presunta vittima di sodomia avrebbe incontrato esponenti del governo e alcuni ufficiali giudiziari nei giorni immediatamente precedenti alla formalizzazione dell’accusa nei confronti di Anwar. Sia l’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite che Human Rights Wacht hanno entrambi criticato la sentenza, aggiungendo che il processo si configura come un’autentica farsa macchinata a soli scopi politici. Per parte sua, Najib ha sempre rigettato qualsiasi accusa di interferenza. La famiglia di Anwar ha chiesto la grazia, strada peraltro difficilmente percorribile vista l’opposizione del diretto interessato.

Raimondo Neironi

[box type=”shadow” align=”” class=”” width=””]Un chicco in più

Rispetto al resto dei Paesi del Sud-est asiatico, il sistema politico malese presenta una curiosa peculiarità. In presenza di un contesto etnico molto variegato, infatti, le due più importanti coalizioni elettorali si compongono al loro interno di partiti e movimenti nati allo scopo di rappresentare gli interessi delle due grandi minoranze della Federazione: si tratta di quella cinese (che conta per il 25% della popolazione totale) e di quella indiana (oltre il 7%).[/box]

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