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Ieri si è riunito il Consiglio di Sicurezza dell’ONU per discutere della crisi libica. Ad avere la meglio è stata la linea politica sostenuta anche dall’Italia: il primo passo è favorire la coesione tra gli schieramenti interni alla Libia. L’Egitto, che ha proposto un approccio interventista, ha chiesto la revoca dell’embargo di armi per il Governo di Tobruch. In 3 sorsi.

1. LA PRIORITÀ DELLA SOLUZIONE POLITICA – «In Libia lo Stato Islamico ha trovato terreno fertile nell’instabilità successiva alla rivoluzione, sfruttando anche la debolezza delle istituzioni e della sicurezza statali, ma il terrorismo potrà essere sconfitto con la determinazione politica e istituzionale di un Governo unito, sostenuto dalla comunità internazionale». A parlare è Bernardino Leon, rappresentante ONU in Libia, che ieri è intervenuto in videoconferenza alla riunione del Consiglio di Sicurezza sulla crisi nel Paese nordafricano. Le affermazioni del diplomatico rappresentano in sostanza quanto emerso durante il dibattito al Palazzo di Vetro, ossia la decisione di affrontare la vicenda libica prediligendo la via politica – sostenuta soprattutto dagli Stati occidentali, Italia in testa – rispetto all’ipotesi di un’azione militare, proposta in particolare dall’Egitto. La priorità posta in risalto sia da Leon, sia dal Rappresentate Permanente italiano presso le Nazioni Unite, Sebastiano Cardi, è mediare tra gli schieramenti libici (in primo luogo i Governi di Tripoli e Tobruch) per giungere a un esecutivo di unità nazionale, o quanto meno a un accordo politico. Solo allora si potrà, riprendendo quanto dichiarato dallo stesso Cardi, «contribuire al monitoraggio di un cessate il fuoco, addestrare le Forze Armate in una cornice di integrazione delle milizie in un esercito regolare e riabilitare le infrastrutture», ben consapevoli, come ha ricordato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che «il tempo non è infinito».

2. L’EGITTO CHIEDE ARMI PER TOBRUCH – La linea interventista è stata invece guidata dall’Egitto, che in questi giorni, in risposta all’uccisione di 21 propri cittadini copti in Libia, è passato all’azione con raid aerei. Non ha però conferme la notizia circolata ieri circa l’incursione delle forze speciali del Cairo a Derna (proprio mentre le milizie libiche stavano combattendo con esito incerto per la riconquista di Sirte), nella quale 155 uomini dello Stato Islamico sarebbero stati uccisi e altri 55 catturati. Sembra invece che il Governo di Tripoli sia in procinto di sferrare un attacco per la liberazione di Misurata, ma al momento non ci sono ancora conferme ufficiali sul reale dispiegamento di circa 3mila miliziani per l’operazione. Durante la riunione del Consiglio di Sicurezza, l’Egitto ha sollecitato gli altri Paesi ad accettare una revoca dell’embargo sulle armi per la Libia, ma soltanto per il Governo di Tobruch, ritenuto dal Cairo l’unico interlocutore possibile.

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Derna dopo i bombardamenti

3. I DUE GOVERNI LIBICI – A riguardo è importante ricordare che in Libia si stanno scontrando militarmente due fronti “istituzionali”, da un lato Tripoli, con un’eterogenea coalizione comprendente un ampio schieramento islamista – ma anche forze laiche e tribali, – dall’altro lato Tobruch, il Governo internazionalmente riconosciuto di al-Thinni formato dopo le elezioni di giugno e rappresentato soprattutto dal generale Haftar. Al-Sisi supporta attivamente Haftar sia nella lotta contro i jihadisti (Ansar al-Sharia soprattutto), sia nel conflitto contro il Governo di Tripoli, considerata una manifestazione degli islamisti combattenti, tanto che le operazioni dell’Aeronautica egiziana stanno prendendo di mira entrambi gli avversari del Generale. E questo è un altro motivo per il quale è fondamentale che prima di un intervento armato internazionale si raggiunga un accordo politico tra Tripoli e Tobruch.

Beniamino Franceschini

[box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Un chicco in più

Qui alcune mappe interattive sullo Stato Islamico.[/box]

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