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Miscela Strategica – Le tensioni tra Paesi occidentali e Russia in merito alla crisi in Ucraina hanno visto gli Stati Uniti e l’Europa in prima linea nell’utilizzo di sanzioni economiche contro la Russia. A sua volta, la risposta della Russia non si è fatta attendere riversando sull’Occidente una serie di misure economiche.

Nel corso della storia esistono vari esempi, riusciti o meno, di utilizzo strategico di misure economiche durante un conflitto. Al giorno d’oggi però, l’alto livello di interconnessione economica e politica mondiale, cambia modalità di applicazione ed effetti delle sanzioni economiche e lascia aperte questioni più ampie sull’ inquadramento del concetto di guerra economica

STATI UNITI ED EUROPA CONTRO RUSSIA – Una parte consistente dei rapporti di forza tra Stati si gioca al giorno d’oggi sul piano economico e finanziario. Una guerra puramente economica resta un concetto ancora teorico ma la cui applicazione potrebbe avvalersi in futuro della crescente importanza del cyberspazio e degli strumenti finanziari odierni. A livello strategico, resta in auge l’applicazione di misure economiche sanzionatorie, spesso a scopo coercitivo. In alcuni casi, questi tipi di misure risultano efficaci ma, in altri, mettono in evidenza i propri limiti dal punto di vista temporale, della capacità di indebolire i propri target, delle ripercussioni sugli stessi attori che le hanno comminate. La crisi in Ucraina è un teatro di competizione a dimensione multipla in cui è molto complesso calcolare rischi e benefici di qualsiasi azione sanzionatoria a livello economico. Le sanzioni economiche applicate alla Russia da Stati Uniti ed Europa hanno prodotto una ripartizione dei costi/benefici per lo meno discutibile su tutti gli attori coinvolti. Inoltre, questo caso lascia aperti spazi di riflessione sul ruolo strategico delle sanzioni economiche nel contesto contemporaneo.
Per guardare la situazione più da vicino, è bene ripercorrere le tappe principali dell’imposizione di sanzioni economiche alla Russia

[tabs type=”horizontal”][tabs_head][tab_title]Primo round[/tab_title][tab_title]Secondo round[/tab_title][tab_title]Terzo round[/tab_title][/tabs_head][tab]Il primo round di sanzioni, prevedeva un congelamento di beni e travel bans per una lista di cittadini russi. Le prime sanzioni sono state comminate dagli Stati Uniti, dall’Unione Europea e dal Canada il 17 marzo 2014, subito dopo il referendum sull’indipendenza della Crimea. Le misure intraprese dall’Europa prevedevano il congelamento dei beni e ponevano limitazioni sui visti d’ingresso per alcuni cittadini russi e ucraini. Le sanzioni statunitensi erano simili a quelle europee e colpivano figure prominenti dell’establishment russo, molto vicine a Putin.[/tab][tab]Il secondo round di sanzioni ha colpito con misure economiche più rigide mirate all’economia e alla finanza russa. Secondo un’ analisi dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) una combinazione di sanzioni statunitensi ed europee ha colpito l’economia e la finanza russa vietando alle banche russe l’accesso ai finanziamenti di lunga durata nei mercati azionari europei e statunitensi. Allo stesso tempo, è stato posto un veto alla vendita di armi ed è stata ampliata la lista di persone fisiche a cui viene applicatoto il congelamento dei beni e il divieto di viaggiare in alcune aree.[/tab][tab]Il terzo round di sanzioni ha mirato al cuore dell’economia russa: il settore energetico. Quindici società sono diventate oggetto di sanzioni e, tra queste quelle legate alla produzione petrolifera – come Rosneft, Gazpromneft e Transneft – e tre tra i maggiori produttori di armi. Secondi i dati riportati dall’ISPI, a queste società è stato ristretto l’accesso ai mercati finanziari, imposto un divieto di scambio di tecnologie e l’esportazione di prodotti “dual use”. Inoltre una serie di banche sono state aggiunte alla lista di quelle già sanzionate. Altri 24 nomi sono stati aggiunti alla lista delle persone sanzionate, tra le quali alcuni deputati della Duma.[/tab][/tabs]

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Fig.1 – Il tasso di cambio del rublo ha accusato pesanti flessioni

Le sanzioni europee sono molto simili a quelle statunitensi eccetto che per una lista di provvedimenti riguardanti il settore del gas che l’Unione Europea non ha ritenuto di applicare. D’altronde questo è il tallone d’Achille dell’Europa, vista la consistente dipendenza del Vecchio Continente dalle esportazioni di gas russo.
Dall’inizio del 2015 in poi l’Europa e gli Stati Uniti hanno discusso l’applicazione di nuove sanzioni alla Russia a causa dell’inasprimento della crisi ucraina. I provvedimenti statunitensi sono simili a quelli che il Consiglio europeo ha programmato di approvare il prossimo 12 febbraio. Tra questi vengono menzionati anche l’esclusione della Russia dal circuito internazionale SWIFT di pagamenti interbancari (che porrebbe difficoltà alle imprese russe esposte all’estero) e nuove limitazioni per persone e società di muoversi e operare sul territorio dell’Unione Europea.
In risposta alle sanzioni occidentali, la Russia ha approvato sin da subito una serie di provvedimenti economici. Le sanzioni inizialmente colpivano i beni e la possibilità di viaggiare di alcuni cittadini statunitensi e canadesi per poi estendersi, principalmente, ad un embargo di almeno un anno contro l’importazione di prodotti agricoli dai Paesi che hanno adottato sanzioni economiche contro Mosca. Le sanzioni russe colpiscono in particolare l’Unione Europea, Stati Uniti, Norvegia, Canada e Australia.

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Fig.2 – Un tecnico russo controlla un campione di idrocarburo

GLI EFFETTI DELLE SANZIONI SULLA RUSSIA  – Le opinioni sui reali effetti delle sanzioni della coalizione occidentale sulla Russia sono molto diverse e spesso contrastanti. Molti sostengono che le sanzioni mirano ad un serio impatto negativo su un’economia già indebolita e che il 2015 potrebbe essere l’anno della recessione russa. Secondo una analisi di Eurasiangeopolitics.com, per esempio, le sanzioni economiche hanno prodotto un impatto negativo su Ucraina, Russia ed Europa. Tuttavia, se in Ucraina la recessione è acuta, la Russia si trova soltanto nella sua fase iniziale, nonostante la sua crescita economica abbia subito dei rallentamenti sin dall’inizio del 2013. I prezzi del petrolio continuano la loro discesa e il potere d’acquisto del rublo diminuisce. La Russia ha ancora significative riserve valutarie che però vanno sempre più assottigliandosi. Inoltre, la pressione finanziaria su Mosca sta crescendo per effetto di quelle sanzioni che rendono impossibile ottenere prestiti da banche occidentali e rischiano, nel lungo termine, di influire sul livello di benessere del Paese.
Di tutt’altra opinione è chi sostiene che le misure economiche occidentali siano state volutamente disegnate per avere un impatto leggero sull’economia e/o sulla strategia militare russa. The Economist insiste sul fatto che le sanzioni hanno influito negativamente sull’economia russa ma non hanno cambiato la strategia militare di Putin. Al contrario, Mosca ha imposto delle contro-sanzioni di cui la coalizione occidentale, ma in particolare l’Europa, subisce gli effetti più forti. Un’analisi pubblicata da Stratfor si spinge persino oltre riguardo alla presunta efficacia delle sanzioni. Secondo questo studio, ai Paesi che le applicano è noto che le sanzioni economiche funzionano bene quando il Paese-target non ha molte possibilità di rappresaglia, inclusa potenza militare sufficiente per sferrare un attacco. Gli Stati Uniti hanno appositamente disegnato delle sanzioni economiche leggere contro Mosca, ben coscienti della interdipendenza economica e commerciale di Russia ed Europa, della dipendenza europea dalle risorse energetiche russe oltre che delle capacità militari di Mosca.

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Fig.3 – Putin “dietro le quinte”

I LIMITI – Le sanzioni verso la Russia presentano i seguenti limiti: il congelamento dei beni di alcuni esponenti dell’élite russa non ha un effetto immediato sul loro benessere e standard di vita, i leader russi hanno investito finanziariamente in molte compagnie russe che conservano interessi economici in compagnie occidentali. Perciò l’intreccio di interessi è tale che sarebbe dannoso colpire seriamente l’establishment russo senza ripercussioni sui Paesi occidentali. Inoltre la Russia rappresenta l’ottava economia al mondo e i suoi traffici finanziari e commerciali si intersecano strettamente con quelli dei Paesi che hanno comminato le sanzioni. Gli Stati Uniti non hanno nessuna intenzione di arrivare ad un confronto militare con Mosca e non possono comminare sanzioni di un certo peso anche per un altro motivo: dipendendo anche l’economia statunitense dagli investimenti stranieri, Washington non può permettersi che Paesi e leader vicini alla Russia decidano di non investire negli Stati Uniti a causa di sanzioni comminate alla Russia. In conclusione, la strategia statunitense delle sanzioni economiche non mirerebbe a cambiare le politiche russe, ma a far sembrare che il Governo statunitense stia facendo uno sforzo per cambiarle.

IL BOOMERANG DELLE SANZIONI OCCIDENTALI – In un contesto economico fortemente interconnesso, l’esplosione di una guerra commerciale tra Russia e Paesi occidentali non poteva non avere ripercussioni su entrambi i fronti. Gli Stati Uniti si sono lasciati alle spalle la crisi finanziaria internazionale mentre l’Europa fatica ancora a riprendersi. L’imposizione di sanzioni economiche alla Russia sta già producendo i suoi effetti negativi, in particolare sull’Europa, la cui interdipendenza economica e finanziaria con la Mosca è considerevole così come la sua dipendenza dall’importazione di risorse energetiche russe. Il fronte geopolitico più a rischio nella crisi ucraina nel 2015 sarà proprio l’Europa. Uno studio dell’ISPI rivela che nel 2013 circa il 30% del petrolio e il 41% del gas naturale importati in Europa proveniva dalla Russia. Lo stesso studio mette in guardia da possibili rischi sul fronte finanziario, vista l’interconnessione significativa tra Paesi occidentali e Mosca. Secondo lo studio, le principali banche mondiali sono fortemente presenti in Russia mentre banche e imprese dei Paesi ex-sovietici sono attori importanti sui mercati finanziari internazionali. Avendo i Paesi occidentali imposto anche sanzioni che limitano fortemente i flussi finanziari tra Occidente e Russia, il rischio è che l’interruzione di questi flussi influisca negativamente o sulla Russia o su Stati Uniti ed Europa.
Per quanto riguarda l’impatto delle limitazioni ai traffici commerciali, bisogna distinguere tra Paesi europei che sentono più fortemente il peso delle sanzioni e il resto dell’Europa. I Paesi che esportano maggiormente verso la Russia sono stati penalizzati da due fattori:

  • il divieto di vendere beni “dual use” e le tecnologie utili per l’esplorazione di nuovi giacimenti di petrolio e gas;
  • il deprezzamento del rublo che in pochi mesi è calato del 20% riducendo il potere d’acquisto reale dei cittadini russi.

Questi due fattori colpiscono in primis Paesi come Germania, Italia e Francia, ma anche Austria, Polonia, Lituania e Repubblica Ceca.

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Fig.4 – Insegna di un noto brand di moda tedesco con , sullo sfondo, la sede della Banca di Mosca 

LE CONTROMISURE RUSSE – Il divieto di Mosca sulle importazioni di prodotti alimentari europei crea ingenti danni economici. L’Unione Europea esporta circa il 10% della produzione alimentare verso la Russia, equivalente a circa 11 miliardi all’anno. E’ stato calcolato che la crisi ucraina possa mettere a repentaglio 25.000 posti lavoro in Germania mentre, secondo uno studio della Deutsche Bank, la crescita dell’economia tedesca potrebbe subire una flessione dello 0.5 percento.
L’Italia è un altro Paese altamente dipendente dalle esportazioni di beni verso la Russia. Nel 2013, l’Italia ha esportato macchinari, prodotti alimentari e abbigliamento per oltre 10 miliardi di euro. Tra gli altri Paesi che sentono maggiormente il peso delle sanzioni economiche figurano le repubbliche baltiche, e, sicuramente, la Finlandia, la cui economia è molto legata alla Russia. Uno studio della Camera di Commercio finlandese evidenzia che quasi la metà delle imprese nazionali subirà gli effetti dalle sanzioni. Il 10% delle vendite di prodotti finlandesi all’estero sono dirette alla Russia che è il terzo mercato di esportazione per la Finlandia. Se gli scambi commerciali avevano già subito una battuta d’arresto a causa della crisi economica, la crisi ucraina ha acuito i problemi. Anche Irlanda e Danimarca vengono colpite più direttamente dalla crisi, soprattutto sul fronte dell’esportazione dei latticini.

CONCLUSIONI – Le interconnessioni economiche e finanziarie tra Stati Uniti, Europa e Russia hanno complicato lo scenario di applicazione delle sanzioni economiche nel caso della crisi ucraina. In uno scenario simile non è facile calcolare le conseguenze dell’utilizzo di certi strumenti sanzionatori sul lungo termine come non è immediato fare una distinzione netta tra vincitori e vinti. Le interconnessioni geoeconomiche su scala globale pongono nuove sfide all’applicazione di strumenti sanzionatori di tipo economico e invocano una riflessione più ampia sul ruolo della guerra economica.

Annalisa De Vitis

[box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Un chicco in più

Notizie più approfondite sulle sanzioni comminate alla Russia dall’Europa si possono trovare alla pagina ufficiale dell’Unione Europea .

Per una cronologia completa della crisi ucraina, si può consultare il sito del Center for Strategic and International Studies.

Vi consigliamo inoltre, sulle nostre pagine:

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