La nave FSRU Independence
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Dopo 23 anni dalla dichiarazione di indipendenza dall’Unione Sovietica, la Lituania si emancipa ulteriormente e compie un importante passo nella direzione della sicurezza energetica, propria e dei vicini.

1. I FATTI – Il 27 ottobre 2014 ha fatto il suo ingresso presso il porto lituano di Klaipèda la nave Independence, dopo un lungo viaggio iniziato presso i cantieri navali della Hyunday Heavy Industries, in Corea del Sud. L’arrivo della nave è stato atteso, oltre che dalla presidente lituana Dalia Grybauskaite, dal Primo Ministro lettone e dal ministro del Commercio estone, anche da delegazioni americane, svedesi, finlandesi, inglesi, e del Consiglio europeo. Il tradizionale orgoglio nazionale della Lituania non ha fatto mancare la propria voce durante tutta la giornata, grazie anche a una nutrita folla che era presente all’entrata in porto della nave. Con l’arrivo di Independence, la Lituania si dota infatti del suo primo impianto flottante di immagazzinamento e rigassificazione di gas liquefatto (per esteso LNG FRSU, ovvero liquefied natural gas floating storage and regasification unit terminal).

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La presidente lituana Dalia Grybaskaute

2. ASPETTI TECNICI – L’impianto, una volta raggiunta la piena capacità operativa, consentirà di importare gas naturale liquido e rigassificarlo, producendo circa 4 miliardi di metri cubi (bcm) di gas naturale all’anno. Questa capacità permetterebbe di coprire l’intero fabbisogno interno lituano (circa 2,7-3 bcm), e anche di assicurare a Lettonia ed Estonia di poter disporre del rimanente gas in caso di necessità (il fabbisogno della Lettonia è infatti di circa 1,7 bcm, mentre quello estone è di circa 0,7 bcm). Si parla tuttavia di una situazione di piena efficienza operativa, la quale sarà possibile solo nei prossimi anni e, per il caso lettone, solo dopo il 2017, quando Riga liberalizzerà il mercato energetico, rispettando le direttive del Terzo Pacchetto Energia della UE e permettendo così l’accesso alla rete di distribuzione anche ad aziende terze, non solo a quella nazionale.
Il dato primario da sottolineare è che l’impianto di rigassificazione flottante permetterà alla Lituania di ridurre sensibilmente la propria (attualmente totale) dipendenza dalle forniture finora ricevute dalla russa Gazprom. L’impulso vitale dato al progetto di Independence prende il suo avvio dai fatti accaduti in Ucraina nel 2006 e 2009, quando il Cremlino decise di tagliare a Kiev le forniture energetiche, lasciando di conseguenza molti altri Paesi europei al freddo. Tali eventi per Vilnius suonarono come un inquietante campanello d’allarme: la Lituania poteva essere infatti il successivo obiettivo della imprevedibile politica energetica russa, dati i rapporti poco amichevoli che intercorrono tra i due Stati.
Il secondo aspetto da prendere in considerazione è che l’attivazione di questo impianto permetterà alla Lituania di scontare finalmente prezzi più competitivi per le forniture. La Lituania infatti è sempre stato il Paese europeo che ha pagato il prezzo più caro per il gas russo (circa 500 dollari per mille metri cubi).
Con il nuovo impianto, il gas liquefatto verrà fornito dalla compagnia norvegese Statoil, con la quale Vilnius ha stretto un accordo per 5 anni a un prezzo nettamente più conveniente, il quale oscillerà in una banda compresa tra 328 e 366 dollari per mille metri cubi.
Sebbene a prima vista l’impatto di questa mossa sul livello dei prezzi sia stato impressionante, si deve altresì ricordare che le quotazioni per il gas liquido rimangono comunque più alte rispetto al gas naturale trasportato per mezzo dei gasdotti e venduto con contratti a lungo termine. Nel caso specifico della Lituania, invece, le forniture di gas e i relativi prezzi stabiliti da Gazprom hanno sempre seguito una linea politica, piuttosto che i principi del libero mercato. Ora invece la Lituania potrà ricevere gas liquefatto da tutto il mondo e in ogni momento dell’anno, essendo il porto di Klaipèda libero dai ghiacci per la durata l’inverno, a differenza di altri porti baltici.

3. CONSEGUENZE POLITICHE – Innanzitutto l’arrivo di Independence assicura di certo un’alternativa importante per la diversificazione delle fonti energetiche, così come l’Unione europea sta chiedendo ai Paesi membri da alcuni anni. Sebbene l’impianto possa garantire la piena autonomia di Vilnius dalle forniture russe, nel breve periodo non è ancora stata decisa la rescissione del rapporto con Gazprom (con cui l’ultimo contratto scadrà a fine 2015), ma è sicuro che la Lituania si presenterà al tavolo delle trattative con voce molto più autorevole, per ottenere forti sconti sulle future forniture.
Un secondo importante effetto è il nuovo design che la Lituania offrirà alla regione in termini di sicurezza energetica. Con questa mossa infatti Vilnius intende porsi come protettore dei propri vicini contro ogni possibile variazione della politica energetica russa, innescando un processo virtuoso nel quale in futuro potrebbe essere coinvolta anche la Polonia.
Un terzo possibile effetto è che il Cremlino si avvierebbe a perdere così un prezioso strumento di pressione sulla regione, nonostante l’export di gas verso i Paesi baltici sia assolutamente marginale (0,6% del suo output nel 2013) se confrontato con altri Paesi europei ben più grandi (Italia e Germania in primis).
Ma come già detto, la Russia ha sempre usato lo strumento energetico più per i propri fini politici che per quelli economici, specialmente nei riguardi della regione baltica.
Infine, questa “nuova” indipendenza lituana potenzialmente costringerà Gazprom (e dunque Mosca) a rivedere i suoi contratti futuri di fornitura di gas, attenendosi maggiormente ai prezzi espressi dal libero mercato, rinunciando a uno dei suoi classici strumenti, ovvero il contratto a lungo termine con il quale notoriamente legava a sé i Paesi clienti in un rapporto di totale dipendenza, in favore di una negoziazione sul mercato spot.
Gli effetti che questo cambio di strategia aziendale potranno avere sulla Russia e sul suo sistema economico sono ancora sconosciuti, ma saranno aspetti molto interessanti da monitorare.

Fulvio Milesi

[box type=”shadow” ]Un chicco in più

Il Terzo Pacchetto Energia dell’Unione europea è composto da due direttive e tre regolamenti ed è stato adottato dal Parlamento nel luglio 2009 al fine di accelerare gli investimenti nelle infrastrutture energetiche, incrementare i commerci di energia tra Paesi e accrescere la diversificazione nell’approvvigionamento delle fonti energetiche. Elemento chiave di questo pacchetto è l’ownership unbundling, ovvero l’obbligo fatto alle compagnie energetiche operanti sul mercato europeo di scorporare la parte produttiva (dove avviene l’effettiva generazione dell’energia) dalla rete di distribuzione (i gasdotti), al fine di evitare che le suddette compagnie operino in condizioni di monopolio all’interno del mercato comunitario.[/box]

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Fulvio Milesi

Mi sono laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Statale di Milano, dopo aver vissuto per un anno a Vilnius dove ho portato a termine la mia bellissima esperienza Erasmus. Grazie a questa incredibile ed affascinante parentesi della mia vita, ho scritto la mia tesi di laurea a proposito della Hybrid Warfare russa e le minacce alla sicurezza della Lituania, tramite l’interazione con molti studiosi e politici lituani.
E’ stato proprio questa esperienza a permettermi di godere di una prospettiva completamente diversa rispetto a quella italiana sulla politica estera e sulle relazioni internazionali, grazie alla quale ho potuto riconoscere la grande importanza di questa parte di Europa.
In generale, mi interesso sempre di tutto quello che mi circonda per cercare di capire le cause e provare a prevederne gli effetti; pertanto, dal mio punto di osservazione privilegiato, provo a raccontare la affascinante realtà dei Paesi baltici, la presenza “minacciosa” della Russia e il fondamentale tema della sicurezza energetica.

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