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La Grecia ha un ruolo fondamentale nella strategia di Pechino per la penetrazione nei mercati europei. La Cina è stata l’unico Paese a scommettere sulla Grecia durante la crisi e l’ondata di privatizzazioni, ma adesso rischia di pagare il cambio di leadership nel Paese ellenico.

LA NUOVA VIA DELLA SETA – La nuova via della seta è un ambizioso progetto dell’Amministrazione Xi che mira a ricostruire i collegamenti dell’antica via della seta che univa Occidente e Oriente. Differenza fondamentale con il passato è, tuttavia, un’attiva partecipazione della politica rispetto allo storico isolazionismo dell’Impero celeste. La via si svilupperà su due direzioni, una terrestre, che partendo dalla Cina toccherà Iran, Iraq, Siria e Turchia per poi tuffarsi nell’Europa continentale, e una marittima che passerà per Malesia, India, Sri Lanka e Kenya per poi attraversare il Mar Rosso e arrivare in Europa attraverso Atene e Venezia, dove si ricongiungerà con la via terrestre.

La nuova via della seta collegherà per mare e per terra la Cina con alcune delle più importanti realtà geoeconomiche dell'Eurasia.
La nuova via della seta collegherà per mare e per terra la Cina con alcune delle più importanti realtà geoeconomiche dell’Eurasia

IL RUOLO DELLA GRECIA – La Grecia occupa una posizione di riguardo nel grande scacchiere d’interessi cinesi. Quando nel 2010, in piena crisi del debito, tutti i Paesi europei si mettevano al riparo dalla tempesta greca, la Cina è stata l’unico Paese a scommettere su una ripresa piuttosto che sulla Grexit (uscita della Grecia dall’euro). Nonostante le cattive acque in cui versava il Paese, l’allora premier Wen Jiabao assicurò il suo sostegno, conscio dell’opportunità che veniva offerta ad Atene. La possibilità di inserirsi nelle infrastrutture elleniche e di usarle come base per l’espansione in Europa era un’occasione a lungo aspettata dagli economisti del Regno di mezzo: le risorse di cui la Cina è affamata sono facilmente reperibili tramite accordi con paesi dell’Africa e dell’America latina in cambio d’infrastrutture. L’Europa è, però, un mercato maturo con alti standard di qualità richiesta e difficile penetrazione agli investimenti per l’acquisizione di know-how. La crisi ha creato l’opportunità – o meglio la debolezza – a vantaggio della Cina per acquisire ai prezzi voluti importanti strategic assets finalizzati a una lenta, ma inevitabile entrata dei prodotti cinesi nei mercati europei.

[toggle title=”Approfondimento – La Cina e gli investimenti” state=”close” ]L’aumento degli investimenti cinesi verso il resto del mondo non è solo una conseguenza della debolezza delle economie occidentali e del cambiamento del contesto economico cinese, bensì una cosciente risposta delle imprese cinesi, che dopo anni di preparazione hanno accumulato sufficiente know how e risorse per cimentarsi nell’espansione e acquisizione di asset esteri. Non sono soltanto le grandi imprese a direzione statale a compiere questo passo, ma anche medie e grandi imprese affamate di nuovi mercati e clienti.
È possibile individuare quattro fondamentali direzioni negli investimenti della Cina verso il resto del mondo: necessità di risorse, acquisizione di asset strategici, acquisizione di tecnologie e sviluppo di nuovi mercati.

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IL PORTO DEL PIREO – Il porto di Atene la fa da padrone in questi investimenti. Con un investimento di 500 milioni di euro  che garantiscono l’upgrade di due terminal e la loro gestione per i prossimi 35 anni, il Pireo è stato il maggiore investimento singolo effettuato finora dalla Cina. La COSCO, compagnia statale cinese che si è assicurata tale vantaggio, è ben conscia che il Pireo ha l’area deposito cargo più grande del mondo ed è ben intenzionata a sfruttarne tutti i vantaggi a esso legati. Al fine di rafforzarne la centralità nell’Europa dell’Est, la Cina ha annunciato, lo scorso dicembre, di voler costruire con Ungheria, Serbia e Macedonia un corridoio ferroviario che colleghi il porto con le capitali dei tre Paesi balcanici. Belgrado gioca un ruolo fondamentale in questa strategia in quanto, se utilizzato come base, assicurerebbe un aggiramento delle restrizioni che l’Unione europea mette in atto verso i prodotti provenienti dalla Cina. La centralità del porto del Pireo è, tra l’altro, confermata dalla gara vinta dalla COSCO lo scorso giugno per 3,3 miliardi di euro per la gestione della totalità del porto per i prossimi 33 anni.

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LA FLOTTA GRECA – Il porto del Pireo non è però l’unico beneficiario di questa ondata di acquisti. Gli aiuti della troika sono – come ben sappiamo – legati alle privatizzazioni di Atene di gran parte del suo patrimonio pubblico. L’azienda statale cinese Fujian Shipbuilding ha, difatti, espresso il suo interesse su un’azienda greca nel campo dell’armamento navale, famosa per le sue strutture all’avanguardia. Il settore è, in generale, uno dei più avanzati in Grecia, con circa 190mila persone impiegate nell’indotto per un valore di circa il 7% del PIL greco. Non a caso solo nello scorso anno le banche cinesi hanno finanziato accordi per 3 miliardi di euro con la Grecia nel settore. Pochi sanno che circa il 16% della flotta mercantile globale è di proprietà greca e che il 60% delle merci cinesi sono trasportate nel mondo da navi greche. Le sinergie nel settore tra i due Paesi non finiscono qua, dal momento che la Cina è il maggior costruttore di navi al mondo e la Grecia è il suo miglior cliente, con 192 navi in costruzione nei porti della Cina. È quindi negli interessi stessi della Cina che il settore non subisca troppi rallentamenti.

AEROPORTI E TURISMO – Nella prima metà del 2014 un conglomerato cinese ha vinto un’asta da 6 miliardi di euro per ridisegnare il vecchio aeroporto di Atene in un complesso residenziale, mentre un fondo di Hong Kong in collaborazione con l’aeroporto di Shenzhen si è mostrato interessato per l’acquisizione di una quota dell’aeroporto di Atene, l’unico internazionale del Paese. Un’altra compagnia statale, la China’s State Construction Engineering Corporation, è attesa come partecipante di rilievo nell’asta per costruire e gestire un aeroporto a Creta. Tutte occasioni ghiotte per la Cina, che mira a migliorare i suoi collegamenti con l’Europa.
La mancanza di un volo diretto dalla Cina alla Grecia non ha però fermato l’ondata di turisti: nonostante la Grecia sia una meta minore rispetto a Francia e Italia, nel 2013 i turisti cinesi in Grecia sono stati 20mila, nel 2014 40mila. Secondo recenti ricerche circa 100mila cinesi considerano la Grecia una meta da visitare e sperano che sia presto inserito un volo diretto tra le capitali. Il flusso di turisti del Regno di mezzo è – notoriamente  in continua crescita, grazie allo sviluppo della classe media: i rapporti tra i due Paesi sono quindi importanti perché tali flussi siano regolari e contribuiscano a rimpinguare le esigue finanze dello Stato greco.

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LA NUOVA LEADERSHIP – Pochi giorni dopo la sua elezione Tsipras ha dichiarato che rivedrà gli accordi che cedono la gestione del Pireo alla Cina. L’annuncio è stato accolto con risentimento dai media cinesi, che hanno accusato «la culla della civiltà occidentale» di non rispettare gli accordi presi quando la Cina era l’unico Paese a credere nella Grecia. Eventuali modifiche degli accordi potrebbero incrinare i rapporti bilaterali, nonostante essi siano saldi per gli interessi economici e politici. Infatti, la Grecia ha aiutato la Cina a evacuare circa 15mila persone dalla Libia nel pieno della guerra civile che ha portato alla caduta di Gheddafi e, in precedenza, dai territori della ex-Jugoslavia.
È tuttavia innegabile che la Cina sia principalmente un attore geoeconomico globale, piuttosto che geopolitico, come dimostrano tutti i suoi interessi economici nel mondo. La partnership con Belgrado  che ha subito un’accelerazione da dicembre, può essere quindi letta anche come un piano di riserva nel caso in cui la Grecia deludesse le aspettative degli investitori cinesi e facesse marcia indietro sulle privatizzazioni, negando alla Cina, di fatto, un’importante punto di ingresso in Europa.

Federico G. Barbuto

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