statistiche free
mercoledì 26 Febbraio 2020
More

    Il Libano in rivolta: crisi di legittimità e collasso economico

    Analisi - La thawra - rivoluzione - libanese...

    Associati al 2020 del Caffè

    Il Washington Post dopo l'elezione di Donald Trump alla...

    L’Afghanistan post-elezioni: ansie o speranze?

    In 3 sorsi - Nonostante i negoziati con...

    Iran: verso la linea dura

    Ristretto - Sono stati resi noti i primi risultati...

    Cambiare tutto perchè nulla cambi

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – Lo scorso 12 gennaio si é celebrato il secondo anniversario del catastrofico terremoto di Haiti che ha provocato oltre 300.000 vittime e circa un milione di senzatetto. Due anni dopo la tragica fatalità, 500.000 persone vivono ancora negli accampamenti. Un rapporto del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) rivela che la quantità di macerie ancora da rimuovere potrebbe riempire lo spazio di 8.000 piscine olimpiche. Le grandi novità politiche, che avevano fatto sperare in un vero cambiamento, stanno in realtà perpetuando i vecchi schemi di corruzione e populismo

     

    DOVE SONO FINITI GLI AIUTI? – In novembre, sotto l’auspicio di Bill Clinton, nominato Inviato Speciale dell’ONU per Haiti, é stato inaugurata a Capo Haitiano, la seconda città del paese, la costruzione di un nuovo parco industriale. Costato 257 milioni di Euro, secondo le autorità nazionali dovrebbe generare 80.000 nuovi posti di lavoro.  Ciononostante gli haitiani, di cui il 70% vive con meno di due dollari al giorno, aspettano ancora il rilancio economico ed il miglioramento delle loro condizioni di vita che il massiccio innesto di denaro degli aiuti internazionali aveva fatto presagire. All’indomani del terremoto, la Comunità Internazionale aveva infatti promesso 10 miliardi di dollari di aiuti, di cui 5 dovevano sborsarsi nei primi 18 mesi. Al momento attuale, però, solo il 40% dei fondi promessi è stato donato. Di tale ammontare, solo 1,3 miliardi è stato effettivamente speso. L’efficacia delle organizzazioni umanitarie è stata gravemente messa in dubbio alla luce degli scarsi risultati ottenuti. L’ex primo Primo  Ministro haitiano, Jean Max Bellerive, ha criticato che il 40% dei fondi venga utilizzato per pagare i salari dei funzionari internazionali, riducendo sensibilmente le risorse che beneficiano la popolazione. L’alternativa sarebbe che il denaro transitasse direttamente attraverso il governo nazionale. A discapito della tradizione di corruzione che esiste nella politica haitiana, sono in molti a pensare che i risultati sarebbero maggiori. La delusione della gente nei confronti della Comunità Internazionale è palpabile ed a ciò ha contribuito l’epidemia di colera – una malattia ancora sconosciuta in Haiti – esplosa nel 2010 – pochi mesi dopo il terremoto, e la cui origine dovrebbe essere un battaglione nepalese della forza militare di stabilità della ONU in Haiti, la MINUSTAH. L’epidemia ha provocato finora circa 7,000 morti ma nonostante le indagini abbiano confermato la responsabilità dei militari, la compensazione dei familiari delle vittime appare difficile visto lo status diplomatico di cui godono le missioni della ONU.

     

    content_1027_2

    FINTO CAMBIAMENTO IN POLITICA – In aprile intanto, la ex star della musica Michel Martelly, celebrerà un anno alla presidenza della piccola nazione caraibica ed anche su questo fronte l’auspicato cambio ventilato a suon di musica e spettacoli durante la campagna elettorale tarda ad arrivare. Sono stati infatti necessari oltre sei mesi per nominare un governo ed un nuovo Primo Ministro che è stato finalmente accettato dal parlamento lo scorso ottobre. Alcune iniziative emblematiche sono state comunque portate avanti come il progetto “Six-Seise” che prevede lo smantellamento dei sei principali accampamenti della capitale e la rilocalizzazione dei rifugiati in sedici quartieri d’accoglienza, ed il discusso progetto di ricostituire l’esercito nazionale dissolto nel 1996 con la volontà di limitare i rischi di possibili colpi di stato, come avvenuto spesso nella corta e travagliata storia della prima repubblica nera del mondo. I più critici comunque accusano Martelly di non dedicarsi sufficientemente ai veri problemi del paese e di proseguire una tradizione politica fatta di populismo e autoritarismo. Il conflitto tra Martelly ed il legislativo – controllato dall’opposizione del presidente uscnete René Preval, ha già raggiunto una soglia d’allerta alla fine del 2011 dopo che Michel Martelly ha revocato l’immunità parlamentaria al deputato, ex carcerato, Arnel Bélisaire, eletto agli ultimi scrutini, ma che avrebbe già scontato la pena secondo le leggi haitiane. In realtà, come lo segnalano in molti, la politica haitiana dovrebbe mettere fine ad un sistema di “clan” nel quale il vincitore prende tutto. A complicare il già fragile equilibrio politico, il 2011 ha inoltre fatto da sfondo al ritorno – sorprendente- degli ex criticati governanti, e per questo finora esiliati, Jean Bertrand Aristide e Jean Claude Duvalier, dai quali, secondo molti, continua a dipendere la maggior parte della politica haitiana.

     

    PROSPETTIVE – Questo scenario potrebbe gettare ombre sulle prospettive di stabilità di cui il paese ha bisogno per rilanciarsi sulla strada dello sviluppo, e soprattutto per attrarre i capitali stranieri che appaiono indispensabili per alimentare una crescita che l’isola non é capace di fomentare in forma autonoma. Le Nazioni Unite prevedono che Haiti sarà il paese del continente americano a far registrare il maggior tasso di crescita nel 2012, attorno all’8%. Ciononostante tale performance sarà ancora basata sullo sforzo della ricostruzione, piuttosto che su un vero e proprio piano di sviluppo. Le azioni d’emergenza possono andare bene nelle circostanze appropriate. Ma le autorità haitiane ed internazionali devono incominciare ad ampliare la loro visione strategica se davvero si vuole fare uscire Haiti dal circolo vizioso della povertà.

     

    Gilles Cavaletto

    Redazione
    Redazionehttps://www.ilcaffegeopolitico.org

    Il Caffè Geopolitico è un’Associazione Culturale, le cui attività si sviluppano prevalentemente attraverso questa Rivista online, che raccoglie i contributi di quanti amano studiare, analizzare e comunicare i fatti delle relazioni internazionali e i temi della geopolitica ad essi connessi.
    La Rivista è interamente sviluppata in rete, grazie al contributo e al supporto di soci e simpatizzanti in Italia e nel mondo, la maggioranza dei quali è composta da giovani professionisti e studenti universitari.
    Infatti, i nostri soci e i nostri autori si scambiano informazioni e lavorano attraverso la rete internet, creando un network di connessioni molto diffuso e capace di stimolare la ricerca e lo scambio di conoscenze su una grande molteplicità di temi e aree geografiche.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci qui il tuo commento
    Inserisci il tuo nome