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giovedì 2 Aprile 2020
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    Charlie e il denaro del jihad

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    Gli attacchi di Parigi, seppur messi in atto su piccola scala e con un numero estremamente ridotto di persone, rivelano l’esistenza di un’organizzazione ben collaudata alle spalle: pensiamo all’addestramento fornito in Siria, alle armi di cui erano dotati gli attentatori, alla rete di fiancheggiatori le cui dimensioni non sono state peraltro ancora accertate.

    I FLUSSI DI DENARO – Un modo per tentare di contrastare il terrorismo, che questa settimana si è riaffacciato con prepotenza in Europa, è quello di ostacolarne – e se possibile chiudere – i canali di finanziamento. Come abbiamo visto in un precedente articolo del “Caffè”, l’ISIS è riuscito ad ottenere ingenti finanziamenti, grazie a saccheggi, alla gestione dei proventi della vendita del petrolio sul mercato nero, e ai contributi di privati cittadini soprattutto dall’Arabia Saudita. Gli attentatori del “Charlie Hebdo”, tuttavia, hanno dichiarato di essere affiliati ad AQAP (Al-Qaeda in the Arabian Peninsula), che ha sede in Yemen, mentre il terrorista che ha preso in ostaggio i clienti di un negozio ha rivendicato la propria affiliazione all’IS. AQAP è meno dell’ISIS, che tra Siria e Iraq ha messo in piedi strutture simili a quelle di un vero e proprio Stato, ma si finanzia comunque con mezzi simili: riscatti, rapine, donazioni anche in questo caso dall’Arabia Saudita, che avrebbero fruttato all’organizzazione un giro di affari di 10 milioni di dollari l’anno.

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    Le attività economiche dei gruppi terroristici hanno acquisito dimensioni mai conosciute prima 

    IL RICICLAGGIO – Un modo che può aiutare a ridurre le aree grigie in Europa, che permettono alle cellule terroristiche di ritorno dai periodi di addestramento/combattimento in Medio Oriente, può essere quello di aumentare la trasparenza in materia fiscale. L’UE ha già diversi strumenti volti a combattere il riciclaggio di denaro: l’unico però con un valore giuridico vincolante è una direttiva del 2005sulla prevenzione dell’uso del sistema finanziario per i propositi del riciclaggio di denaro e del terrorismo”. Tale direttiva si occupa di argomenti come l’individuazione del titolare effettivo di una determinata attività, ovvero colui che beneficia dei proventi di tale business. Un principio molto importante, che è stato recepito anche a livello del G20 e che ha portato all’adozione, al vertice di Brisbane del novembre scorso, degli “High Level Principles on Beneficial Ownership Transparency”. Come si è visto, gli Stati europei hanno già fatto parecchi passi avanti in materia, si attende ora che uno Stato come l’Arabia Saudita, membro del G20, dia rapida e completa applicazione a queste norme.

    LE CONTROMISURE – Tuttavia, una recente valutazione delle misure europee effettuate dal Parlamento Europeo, dimostra che i risultati sono finora difficili da stimare per l’insufficiente trasparenza delle istituzioni. Tra EU e Stati Uniti è in vigore dal 2010 un Terrorist Finance Tracking Programme (EU-US TFTP), che ha portato alla luce oltre tremila denunce. Tale meccanismo andrebbe potenziato in Europa, migliorando il collegamento tra UE e Stati membri, e potrebbe essere proposto anche a Stati nei quali il terrorismo ha fiancheggiatori e finanziatori, vedi l’Arabia Saudita. Dato che è necessario parecchio tempo per rendere operativi tali accordi, e che di tempo purtroppo non ve ne è molto, la comunità internazionale, ad esempio il G20, potrebbero iniziare ad occuparsene subito.

    Davide Tentori

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    Un chicco in più

    Questo articolo è parte dello speciale Hot Spot – Europa e Islam contro il terrorismo, uno speciale a 360 gradi in cui 7 autori diversi analizzano vari aspetti a partire dai fatti di Parigi.

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    Foto: cometstarmoon Charlie e il denaro del jihad 1

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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