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Le elezioni dello scorso novembre hanno confermato la vittoria del Frente Amplio: questa volta però toccherà governare a Tabaré Vázquez, già Presidente dell’Uruguay dal 2005 al 2010. L’eredita di José Mujica è molto “pesante” per i grandi successi ottenuti a livello politico ed economico SUCCESSI ECONOMICI – L’Uruguay è andato alle elezioni dopo 5 anni di presidenza del carismatico José Mujica. Il limite imposto dalla costituzione ha impedito a “Pepe” di presentarsi nuovamente per essere rieletto, ma il presidente uscente si è convertito nel simbolo di un epoca: quella che ha visto l’Uruguay consolidare la propria immagine come un Paese modello in America Latina. Nonostante la “Svizzera dell’America Latina” abbia da sempre potuto vantare standard di vita superiori alla media latinoamericana, l’Uruguay ha potuto migliorare ulteriormente le proprie condizioni nel corso degli ultimi quattro anni. In primo luogo l’economia uruguaiana, nonostante il rallentamento della crescita nella regione, sta procedendo a ritmo sostenuto. La crescita nel 2014, stimata dalla Banca Mondiale a circa il 2,8% del PIL, sembra deludente dopo 4,4 % in dicembre 2013. Ma l’economia uruguayana sta segnando dodici anni di espansione, con tassi superiori alla crescita media regionale. L’economia uruguaya si basa sulle esportazioni agricole, e la produttività del settore ha visto un forte aumento negli ultimi anni. In un paese con 3 milioni di abitanti pascolano 12 milioni di bovini. La quantità di alimenti che produce l’Uruguay era sufficiente per nutrire 9 milioni di persone nel 2005. Oggi è sufficiente per alimentare 28 milioni. L’obiettivo finale, secondo la Banca Mondiale, è di 50 milioni, una crescita che verrà raggiunta senza erodere il suolo del Paese. Con una manodopera altamente qualificata, l’Uruguay ha anche trovato una piccola nicchia nel settore software: aziende come la multinazionale indiana Tata Consulting Group hanno la propria sede centrale per il mondo ispanico a Montevideo. I governi di sinistra, Frente Amplio (FA), hanno saputo combinare insieme una gestione dell’economia relativamente rigorosa con ampie politiche di welfare. Il risultato è positivo: un Pase con tassi decrescenti di disuguaglianza e tassi di povertà  che si trovano tra i più bassi della regione: 6% secondo la Comisión Económica para América Latina y el Caribe (CEPAL), dopo il 5% dell’Argentina. Nell’ Indice di Sviluppo Umano che viene elaborato dal Programma delle Nazioni Uniti per lo Sviluppo (PNUD), l’Uruguay occupa il quarto posto subito dopo Cile, Cuba e Argentina. Embed from Getty Images José “Pepe” Mujica scende dal suo scassatissimo Maggiolino DA MUJICA A VÁZQUEZ – Nonostante i risultati ottenuti nel campo dello sviluppo, una parte della recente popolarità dell’Uruguay è data dal riflesso del presidente uscente. La scelta di Mujica, un  ex-guerrigliero del Movimiento de Liberación Nacional-Tupamaros, ha rappresentato un passo avanti per chiudere le ferite di un paese ancora alle prese con l’eredità lasciata dalla dittatura civile-militare (1973-1985). Mujica si è convertito in una figura di unità, riconosciuto sia dalla destra che dalla sinistra grazie alla sobrietà con la quale vive. Giles Tremlett, editorialista di The Economist e The Guardian si chiede se Mujica sia il presidente più radicale al mondo .  Emir Kusturica, il famoso regista serbo, sta portando a termine un documentario che lo considera l’ultimo eroe della politica”.  La legalizzazione del matrimonio gay  ha fatto dell’Uruguay il secondo paese dell’America Latina e il dodicesimo nel mondo a prendere questa decisione. Un’altra decisione radicale e che ha fatto discutere è stata la legalizzazione della cannabis, diventata monopolio di stato, ha inoltre contribuito a cambiare l’immagine di questo paese. Mujica lascia la presidenza con una popolarità del 58%. Al ballottaggio di fine novembre 2014,  Tabaré Vázquez del Frente Amplio (FA) ha avuto facilmente la meglio sul candidato conservatore Luis Lacalle Pou (Partido Nacional). Il Frente Amplio ha vinto con il 53% dei voti, in un clima cordiale che contrasta con quello degli altri Paesi della regione. Sarà Vázquez a sostituire  José Mujica il prossimo 1 marzo 2015, prendendo ancora una volta il controllo di un Paese che ha già governato tra il 2005 e il 2010, portando la sinistra alla sua prima vittoria su Colorados e Nacionales, i partiti storici dell’Uruguay.  SFIDE FUTURE – La vittoria della sinistra, del resto, non sorprende. I governi del FA hanno ridotto considerevolmente i tassi di disuguaglianza e povertà, cercando di correggere gli aspetti socialmente più iniqui dell’economia di mercato. L’economia uruguaya è sulla buona strada per completare dodici anni di espansione. L’assenza di povertà, diseguaglianza e tensioni sociali, mantiene la sinistra ancorata in una agenda liberale. La principale sfida economica da considerare è l’inflazione crescente che si trova attualemente intorno all’8%. Rimangono ancora irrisolte importanti sfide come la sicurezza e alcuni aspetti della legalizzazione della marijuana che non sono ancora stati definiti con chiarezza dal governo. Inoltre il nuovo governo di Tabaré Vázquez ha mostrato un approccio di avvicinamento agli Stati Uniti per creare le basi di un futuro accordo di libero scambio (NAFTA). Vedremo nei prossimi mesi se il nuovo esecutivo continuerà ad agire nel solco tracciato da “Pepe” Mujica. Eliana Esposito [box type=”shadow” align=”alignleft” ] Un chicco in più Se ancora non conoscete la personalità di José Mujica, vi segnaliamo un discorso di José Mujica tenuto alle Nazioni Unite e che è passato alla storia. [/box]   Foto: Gobierno de la Ciudad de Buenos Aires
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