Rappresentazione grafica di un satellite di tipo US-KS del sistema russo Oko
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Miscela Strategica Nell’autunno 2014 la Russia ha annunciato l’intenzione di rinnovare il suo sistema satellitare per l’allarme lontano in sostituzione dell’attuale, ormai non più operativo. La capacità di scoprire e tracciare eventuali missili in arrivo è infatti fondamentale per la deterrenza nucleare

COME FUNZIONA UN SISTEMA EARLY WARNING? – I sistemi per l’allarme lontano (Early Warning – EW) sono complementari al possesso di forze strategiche (che gestiscono gli armamenti di tipo nucleare) per mantenere la capacità di deterrenza e per attivare, eventualmente, i propri sistemi di difesa antimissile. L’EW può essere basato a terra, su aeroplani dedicati o nello spazio. I sistemi a terra si basano su radar a lungo raggio per la scoperta e il tracciamento di eventuali vettori in arrivo. Le stazioni possono essere collocate sulla madrepatria o in posizioni avanzate sfruttando accordi e alleanze con Paesi vicini a quello da monitorare. Com’è ovvio, un radar posizionato nei pressi dello Stato da controllare sarà teoricamente in grado di scoprire il lancio di vettori con uno scarto di tempo relativamente breve. I sistemi a bordo degli aeroplani sfruttano la possibilità di volare in spazi aerei internazionali coprendo le eventuali rotte d’approccio dei missili in arrivo. Anche in questo caso, è possibile sfruttare gli spazi aerei di Paesi alleati se necessario e, se non previsto già nel trattato d’alleanza, tramite opportuni accordi. I satelliti per l’EW offrono notevoli vantaggi ai Paesi che sono in grado di dotarsene. Questi assets non hanno bisogno di alcuna autorizzazione per essere posti in orbita terrestre e, se in numero adeguato, possono offrire una copertura quasi totale del globo terrestre. I satelliti EW attualmente operativi sono dotati di sensori all’infrarosso per localizzare eventuali lanci (tramite il calore generato dai motori a razzo) e fornire dati sulla traiettoria per tutta la durata della fase propulsa del volo.

Satellite Early Warning di tipo US-K
Satellite Early Warning di tipo US-K

EARLY WARNING SATELLITARE RUSSO – Alla fine degli anni Sessanta l’Unione Sovietica decise di dotarsi di un sistema per l’allarme lontano basato su satelliti che si integrasse con la rete di radar di scoperta e tracciamento presenti sul suo territorio. Dagli studi emerse il programma Oko (“occhio” in russo antico). Il sistema sarebbe stato composto da due tipologie di satelliti: gli US-K posti in orbita fortemente ellittica (High Elliptical Orbit HEO) di tipo Molniya e gli US-KS in orbita geostazionaria (Geostationary OrbitGEO). Entrambi erano dotati di sensori all’infrarosso per captare il calore emesso dai motori di razzi eventualmente lanciati dal territorio statunitense (il sistema non aveva copertura globale). Il primo lancio del sistema Oko avvenne nel 1972, la capacità operativa iniziale venne raggiunta nel 1978 e nel 1982 fu dichiarato pienamente operativo. Sin dal 1975, i sovietici diedero inizio agli studi per una seconda generazione di satelliti EW da posizionare in orbita geostazionaria: il risultato fu lo sviluppo della serie US-KMO, il primo dei quali fu lanciato nel 1991. Per quanto concerne i vettori, per lanciare i satelliti US-K veniva utilizzato il Molniya-M (un altro dei derivati del leggendario R-7, primo ICBM della storia) con decolli dal cosmodromo di Plesetsk, mentre per portare in orbita i saltelliti US-KS e US-KMO è stato usato il razzo Proton, con lanci dal cosmodromo di Baikonur nell’attuale Kazakhstan.

Razzo russo Proton sulla rampa di lancio | Fonte: ESA
Razzo russo Proton sulla rampa di lancio | Fonte: ESA

LA NECESSITÀ DEL RINNOVAMENTONell’Ottobre 2014, il Ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, ha annunciato l’intenzione di rinnovare il sistema EW a base satellitare. Secondo alcune dichiarazioni, il motivo principale sarebbe il programma statunitense che dovrebbe aumentare la quantità di missili cruise a disposizione delle Forze Armate di Washington (i missili da crociera volano a quote molto basse, perciò ci sono possibilità che eludano almeno in parte la copertura dei radar EW russi). Sempre secondo i russi, gli USA saranno in grado, entro il 2016, di poter acquisire la capacità di primo colpo attraverso una salva di circa 7000 missili (da crociera) dei quali 5000 lanciati dai sottomarini lanciamissili balistici (SSBN) della classe Ohio. Al di là dei proclami da parte di Mosca circa un’eventuale capacità di primo colpo statunitense (dovuti anche allo stato attuale delle relazioni dei due Paesi in seguito alle tensioni generatesi a causa della crisi in Ucraina orientale), la motivazione immediata di avviare un nuovo programma satellitare EW è semplicemente che quello attuale non è più efficace. Nell’Aprile 2014 l’ultimo satellite di tipo US-KMO ha cessato improvvisamente di operare, ben prima della data prevista. Al momento attuale risultano operativi solamente due satelliti di tipo US-K (denominati Cosmos-2422 e Cosmos-2446) posizionati in HEO, i quali non sono in grado di offrire copertura globale né 24 ore su 24. Per essere efficace, il sistema deve avere almeno 4 satelliti in HEO e almeno 1 in GEO. Inoltre, non è possibile compensare totalmente attraverso i radar EW  a terra, poiché questi non sono in grado di tracciare un missile al momento del suo lancio dagli USA a causa della distanza. Nonostante questo,  le autorità russe continuano ufficialmente a considerare il proprio sistema EW spaziale operativo.

IL NUOVO PROGRAMMA – Il futuro sistema satellitare per l’EW russo dovrebbe essere denominato EKS (acronimo russo per Sistema Spaziale Unificato) “Tundra”. I primi studi di fattibilità risalgono al 2000 e sono stati portati avanti dall’industria aerospaziale RKK Energiya, la quale ha ottenuto in seguito il contratto per la realizzazione. Originariamente il programma era stato tenuto segreto dalla Russia e il primo lancio era stato programmato già per il 2009. Ritardi e difficoltà tecniche hanno rinviato di anno in anno il completamento del primo satellite del nuovo sistema fino ai nostri giorni. Come citato in precedenza, l’annuncio da parte della Russia dell’esistenza dell’EKS è stato fatto conseguentemente alla cessazione della piena operatività dell’Oko. Il nuovo sistema dovrebbe consistere in sei satelliti da posizionare in HEO e in GEO, ma non è ancora chiaro quante piattaforme saranno collocate nell’uno o nell’altro tipo di orbita. Il payload del nuovo sistema consisterà in sensori all’infrarosso per la scoperta e il tracciamento dei missili balistici e da crociera nella fase propulsa del loro volo; inoltre sembra che a bordo saranno presenti anche apparecchiature per telecomunicazioni da usare solo in caso d’emergenza o di conflitto nucleare su larga scala. Differentemente dall’Oko, l’EKS dovrebbe avere copertura globale e andrà ad integrarsi con i radar EW russi del tipo Voronezh-M e Voronezh-MD (alcuni potrebbero essere costruiti nell’Artico) già facenti parte del sistema MAWS (Missile Attack Warning System – Sistema d’allarme per gli attacchi missilistici) russo. Il lancio del primo satellite del sistema EKS è previsto per quest’anno e la piena operatività dovrebbe essere raggiunta, secondo gli attuali piani, nel 2020.

Emiliano Battisti

 

[box type=”shadow” ]Un chicco in più

L’orbita Molniya (lampo in russo) è un tipo di HEO altamente eccentrica. L’inclinazione è di 63.4° dal piano equatoriale con un periodo orbitale (tempo impiegato per percorrere un’orbita attorno alla Terra) di circa 12 ore. Questi parametri permettono al satellite di “stazionare” per diverse ore sopra una singola area, simulando parzialmente le caratteristiche dell’orbita geostazionaria (dove un oggetto è “fisso” dal punto di vista di un osservatore a terra). [/box]

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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.

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