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Dopo un periodo prolungato di crisi, il 2015 potrebbe essere finalmente un anno di svolta – seppur parziale – per l’economia italiana. Spetta alle istituzioni riuscire ad evitare i rischi che ancora si profilano all’orizzonte e assecondare le opportunità a livello internazionale (pensiamo ad EXPO Milano) che offriranno all’Italia una posizione privilegiata sotto i riflettori UN ANNO DI OPPORTUNITA’ – Si potrebbe dire che nel 2015, per l’Italia, “o la va o la spacca”. Dopo tre anni consecutivi di recessione, sembra finalmente che l’anno nuovo dovrebbe riportare il segno positivo per la crescita del PIL. Secondo il Fondo Monetario Internazionale la crescita dovrebbe attestarsi sullo 0.8%: un risultato decisamente “magro” in rapporto alle performance che faranno registrare Stati dalle condizioni non troppo diverse dalle nostre, come la Spagna (per cui le previsioni di crescita sono invece all’ 1.7%). È fondamentale però porre fine ad un periodo tra i più negativi della storia economica italiana, durante il quale è andata persa una quota importante della capacità produttiva nazionale contribuendo ad alzare, in maniera strutturale, la disoccupazione (specialmente quella giovanile che è oltre il 40%). A questo proposito, secondo anche quanto dichiarato dall’OCSE nell’ultima delle sue rilevazioni periodiche, la riforma del mercato del lavoro (il famoso “Jobs Act”) potrebbe iniziare a dare i suoi frutti, a patto che venga accompagnato da un’azione continua e profonda di riforma anche in altri settori, che sia in grado di creare le condizioni per nuova occupazione attraverso innovazione e facilitazione degli investimenti. Anche le condizioni esterne sembrano propizie. In ambito dell’Unione Europea, il lancio del Piano “Juncker” per investimenti in infrastrutture e la probabile fase ancora più espansiva di politica monetaria che la BCE potrebbe varare, saranno condizioni favorevoli per la crescita. A livello globale, il basso prezzo del petrolio verrà in aiuto di aziende e consumatori, comportando una consistente riduzione dei costi. Insomma, se nel 2015 l’economia italiana non farà bene, o quantomeno decisamente meglio degli anni passati, sarà soltanto colpa nostra. Embed from Getty Images MINACCE ALL’ORIZZONTE – Non sarà comunque tutto rose e fiori e vi sono alcuni elementi che devono essere considerati con attenzione nel quadro complessivo delle prospettive economiche italiane. Innanzitutto, il comportamento dei mercati finanziari nei nostri confronti: il recente downgrade di Standard & Poor’s, appena al di sopra del livello “junk”, impone la massima cautela nella gestione dei conti pubblici, ed in particolare del nostro sempre più grande debito pubblico, che ormai veleggia abbondantemente sopra i duemila miliardi di Euro ed è ben al di sopra del 135% del PIL (altro che convergenza verso i criteri del Fiscal Compact, che peraltro scatteranno dal 2016). Al Governo spetta il compito di rassicurare i mercati sulla disciplina fiscale: sì a maggiore flessibilità delle regole europee, ma no a ulteriori indebitamenti che graveranno ulteriormente sui conti pubblici futuri. Vi sono però anche fattori che il nostro Paese non potrà controllare direttamente. Ad esempio, attenzione al rischio di contagio da parte della Grecia se il risultato alle elezioni parlamentari in programma a fine mese non dovrà restituire una maggioranza amica della “troika” e del percorso di risanamento fiscale. Le affinità tra Grecia e Italia sono per la verità poche (il nostro sistema, sia produttivo che finanziario, è estremamente più solido), ma non è scontato che le agenzie di rating continueranno a darci credito (peraltro ridotto al lumicino). Il crinale in quest’ambito è dunque sottile e il Governo dovrà muoversi con cautela. Inoltre, non sarà da sottovalutare un eventuale inasprimento delle sanzioni contro la Russia per l’invasione della Crimea e l’interferenza negli affari interni dell’Ucraina. Secondo dati dell’Istituto per il Commercio Estero (ICE), le esportazioni italiane verso la Russia sono calate, rispetto al 2013, del 9.8%, colpendo molte piccole e medie imprese specialmente nel comparto manifatturiero. Anche a livello energetico, la nostra dipendenza da Mosca dovrà essere progressivamente ridotta continuando con decisione progetti di approvvigionamento alternativo come il gasdotto TAP (Trans-Adriatic Pipeline). Embed from Getty Images IL NOSTRO RUOLO INTERNAZIONALE – L’Italia rimane una delle principali potenze industriali a livello mondiale, ma per dinamismo e peso relativo il declino del nostro Paese è ormai un dato di fatto. Per trovare una direzione che ci garantisca ancora di contare, dunque, è auspicabile che l’Italia faccia sentire la propria voce, facendo leva sui propri punti di forza, nei vari fora internazionali. Innanzitutto, sarà l’anno di EXPO Milano: un’occasione per essere protagonisti – si spera in positivo – nel dibattito su uno dei temi più attuali in ambito di cooperazione internazionale, quello della sicurezza alimentare (anche in ottica di ridefinizione dei Post-2015 Development Goals). Tali tematiche potranno essere riproposte ed approfondite in ambito G20, che quest’anno sarà presieduto dalla Turchia e nel quale possiamo essere autorevoli agendo in maniera compatta con gli altri partner europei. Il 2015 sarà anche l’anno della Conferenza di Parigi sul cambiamento climatico: un’altra occasione per contribuire ad ottenere un risultato fondamentale verso la riduzione delle emissioni inquinanti, facendo leva anche sul contributo di 250 milioni di Euro che abbiamo deciso di erogare al Green Climate Fund. In altre parole, non essendo in grado di giocare una leadership esclusiva a livello internazionale, l’Italia dovrebbe puntare sui propri vantaggi comparati nelle specifiche questioni al fine di orientare il dibattito multilaterale. Possiamo far sì che il 2015 sia un anno di grande costruzione nelle relazioni internazionali, dopo un 2014 di grosse tensioni. Spetta all’Italia e alle sue istituzioni cogliere queste opportunità. Embed from Getty Images Davide Tentori [box type=”shadow” align=”alignleft” ] Un chicco in più Questo pezzo fa parte de “Il Giro del Mondo in 30 Caffè”, il nostro outlook per il 2015. Lo potete trovare per intero qui. Buona lettura! [/box]
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Davide Tentori

Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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