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Il trend non è nuovo, ma l’anno in corso lo ha sottolineato ancora una volta, in maniera forte. Attori non statali di varia natura sono protagonisti delle recenti crisi internazionali, dall’Ucraina alla Siria, dalla Nigeria allo Yemen. Lo Stato rimane il principale soggetto di diritto internazionale, ma non più l’assoluto protagonista delle crisi internazionali, spesso guidate da spinte politiche e militari provenienti da entità non statali di varia natura

1) Trend confermato o inversione di tendenza? – Trend decisamente confermato per il prossimo anno. Per fare un esempio, il ranking delle principali nuove minacce alla sicurezza internazionale stilato dal team di Miscela Strategica vede protagonisti di primo piano gli attori non statali, in contrapposizione agli Stati su cui insistono, rispettivamente.

2) Dunque lo Stato è in declino? – Non esattamente. L’avanzare di attori non statali violenti e l’erosione del monopolio nell’uso della forza non è di per sé legato al fallimento del modello Stato, ma alla debolezza di singoli Stati. Dove lo Stato non è in grado di provvedere sicurezza su vasta scala ai propri cittadini, si insinuano entità di varia natura che ne prendono il posto. I quali tuttavia, una volta insediati, tendono a riproporre lo schema organizzativo tipico dello Stato, incluse amministrazione, gestione economica, uso della forza. Si pensi all’evoluzione dei vari Emirati islamisti e del Califfato di al-Baghdadi, oppure alle vicende legate alla crisi ucraina, per fare gli esempi più noti. Entità non statali che controllano porzioni di territorio e si prefiggono poi di governarli. Certo, al di fuori della comunità internazionale come la conosciamo, ma con modelli politologici non dissimili. È opportuno inoltre notare come il trend attuale mostri una controtendenza in alcune parti del globo, ad esempio in America latina e nella zona Asia-Pacifico, dove gli Stati stanno consolidando, dopo lunghe gestazioni, la propria preminenza e dove il confronto internazionale avviene ancora secondo canoni classici.

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3) È un confronto tra Stato e non-Stato, dunque? – Non sempre. I casi più evidenti sono quelli violenti e improvvisi, causati da attori che non possono essere considerati (o perlomeno non ancora) soggetti di diritto internazionale. Tuttavia esistono altri soggetti in favore dei quali lo Stato perde volontariamente parte delle proprie prerogative: le Organizzazioni regionali e internazionali. Se le Nazioni Unite poco hanno potuto per restringere le prerogative statali dell’uso della forza, le Organizzazioni regionali sono invece una storia di successo relativo in tal senso. L’erosione del monopolio della forza segue quindi un ulteriore percorso, pienamente legittimo. I singoli Stati acconsentono a limitare un pezzetto della propria sovranità che viene amministrata da un’Organizzazione sovranazionale a fattor comune con altri Stati. Per quanto riguarda la sicurezza, e quindi l’uso della forza, è bene specificare che gli Stati nazionali sono restii a concedere prerogative fondamentali, e questo è vero anche per i casi di integrazione più spinta, come l’Unione europea. È però altrettanto vero che le maggiori sfide del mondo attuale siano di natura transnazionale e necessitano di risposte complesse che lo Stato da solo non può fronteggiare. Insomma, un’ulteriore spinta verso l’erosione della propria esclusività nella gestione della forza. Nel 2015 le principali crisi internazionali dall’Africa all’Asia, passando per il Medio Oriente, verranno gestite in maniera crescente da organizzazioni regionali (ECOWAS, Gulf Cooperation Council, NATO, Unione africana, Shanghai Cooperation Organization), mentre l’operato dei singoli Stati sarà sempre meno incisivo – in parte per scelta, in parte per forza – con poche eccezioni.

4) L’erosione del monopolio dello Stato è un bene o un male? – Questo dipende dal punto di osservazione, ovviamente. Possiamo però provare a darne un’interpretazione antropocentrica che ben si adatta, a nostro modo di vedere, alle sfide che la comunità internazionale dovrà affrontare nel 2015 e negli anni successivi. Prendiamo come unità di misura il concetto di human security, alla luce del quale esercitare la governance su un determinato territorio include la responsabilità per la sicurezza delle persone che vi abitano in senso molto ampio, da quella classica da minacce armate a quella economica, ambientale, ecc. In tale accezione l’erosione delle prerogative statali da parte di soggetti (violenti e non) che ne insidino il tradizionale monopolio della forza senza però implementare una più efficace human security è da ritenersi un trend decisamente negativo e che pone lo Stato, a dispetto delle sue lacune, come un soggetto di garanzia ancora molto valido. Si collocano in questa categoria gran parte degli attori non statali violenti che hanno calcato la scena nel 2014 e che continueranno a essere protagonisti nel 2015.
L’erosione del monopolio statale nell’uso della forza in favore di meccanismi regionali di sicurezza collettiva può invece considerarsi positivo, in quanto i territori di pertinenza registrano di solito un miglioramento degli indici che compongono lo Human Development Report dello UNDP (United Nations Development Program). Perfino Organizzazioni come la Shanghai Cooperation Organization o ECOWAS, i cui membri presentano criticità non indifferenti sotto il profilo della human security, hanno registrato miglioramenti sensibili nelle rispettive regioni.

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5) Come si collocano in questo quadro i PMC (Private Military Contractors)? – I PMC rappresentano un soggetto molto controverso. Le crisi recenti ne hanno visto un utilizzo massiccio in una grande varietà di servizi sul campo di battaglia e non. Al di là del dibattito etico sulle attività appaltabili o meno a una realtà privata, la crescente dimensione del fenomeno rappresenta un ulteriore elemento di erosione per le prerogative prima appannaggio dello Stato. L’anno appena trascorso ha riportato alla ribalta sia i dubbi che le conferme sulla bontà del loro operato, ma poco sembra essere cambiato dal punto di vista giuridico. Il vero grosso nodo della questione sembra essere il problema nel regolamentare l’operato dei PMC secondo il diritto internazionale e il 2015 non fa presagire grandi novità in merito. Continua, invece, il loro ruolo politologico di antitesi o complemento, secondo i casi, del ruolo dello Stato nella gestione della sicurezza individuale e collettiva.

Marco Giulio Barone

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Un chicco in più

Questo pezzo fa parte de “Il Giro del Mondo in 30 Caffè”, il nostro outlook per il 2015. Lo potete trovare per intero qui. Buona lettura!

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Foto: Defence Images

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1 commento

  1. “L’avanzare di attori non statali violenti e l’erosione del monopolio nell’uso della forza non è di per sé legato al fallimento del modello Stato, ma alla debolezza di singoli Stati.” – complimenti finalmente qualcuno scrive qualcosa di sensato!

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