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Nel 2003 nessuno poteva immaginare che l’Argentina sarebbe rimasta legata al nome dei Kirchner per oltre dieci anni. Alle prossime elezioni presidenziali, previste a ottobre 2015, Cristina Kirchner non potrà presentarsi per un terzo mandato, mentre gli altri candidati si mostrano lontani dalle linee politiche della Presidente. Sarà forse la fine del ciclo politico più lungo dopo il ritorno alla democrazia?

1) PERCHE’ QUESTO SUCCESSO?

La catastrofica situazione economica, politica e sociale che affrontava il Paese dopo la crisi del 2001, causata principalmente dalle politiche neoliberiste dei precedenti Governi, ha creato la necessità di un modello alternativo che si slegasse dal passato. Si affermò così il movimento politico nato dal peronismo di sinistra che appoggia l’azione dei presidenti Néstor Kirchner, in carica dal 2003 al 2007, e Cristina Fernández de Kirchner, sua moglie e Presidente in carica dal 2007. Il “kirchnerismo” è riuscito a far leva sulla popolazione argentina ristabilendo il dialogo con le parti sociali (movimenti, sindacati e organizzazioni popolari) e assegnando allo Stato la garanzia dell’inclusione sociale e la responsabilità di riparare i danni causati dalla precedente gestione. Nell’immaginario collettivo si è così ricostruita l’immagine simbolica del peronismo cui hanno fatto seguito interventi concreti di risposta alle richieste della popolazione. Grande enfasi fu posta nella difesa dei diritti umani, con la deroga delle cosiddette Leggi del Punto Finale ci si schierò contro l’impunità dei torturatori dell’ultima dittatura militare del 1976-1983. Un’audace politica di espansione dei diritti tra cui l’AUH (assegno universale per figlio), il riconoscimento del matrimonio omosessuale, la legge sui mezzi audiovisivi e notevoli tassi di crescita economica hanno permesso a Cristina di vedere rinnovato il suo mandato con un’elevata percentuale di preferenze.

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2) IL DECLINO DI UN MODELLO?

La prima fase del Governo Kirchner è iniziata con un ottimo slancio: l’aumento del prezzo delle materie prime agricole e la grande capacità produttiva permisero all’Argentina di ricollocarsi nel sistema commerciale internazionale, ottenendo una crescita media del PIL dell’8,6% tra il 2003 e il 2011. Il modello economico basato sul surplus fiscale e commerciale permise di finanziare ampie politiche di sostegno sociale e alle imprese, migliorando le condizioni di vita della popolazione. Durante la gestione di Cristina, apparsa a tratti discontinua e senza una reale proiezione nel lungo termine, l’economia Argentina ha però subito una battuta d’arresto. Già nel 2007, con un aumento delle imposte sulle esportazioni agroalimentari, il Governo si trovò costretto a favorire il consumo interno e s’innescarono una serie di conflitti con diversi settori della società, in particolare agricoltori, sindacati e stampa. La perdita di competitività, l’aumento dell’inflazione, la riduzione dell’impiego privato e politiche fiscali azzardate hanno rallentato notevolmente la crescita (nel 2012 di appena l’1,9%), segno di una crisi non solo economica, ma anche del modello kirchnerista.

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3) PERCHE’ CRISTINA HA PERSO LA SUA POPOLARITA’?

Nonostante gli scarsi successi nella guida economica del Paese, Cristina Kirchner ha ottenuto una schiacciante vittoria alle elezioni del 2011, dopo la scomparsa di Néstor nel 2010. Mitizzata la figura del marito, nel corso degli anni Cristina ha assunto un atteggiamento politico sempre più votato ad affermare la sua immagine di leader, poco diplomatico e non attento alla costruzione territoriale. Il partito presidenziale, Frente para la Victoria (FPV), si è legato a logiche clientelari che hanno indebolito la società, mentre alcuni membri del Governo sono stati coinvolti in scandali di corruzione. Il risultato delle elezioni parlamentari di medio termine del 2013 ha confermato la scarsa fiducia nel suo lavoro, ottenendo il 32,7% dei voti e la garanzia di una risicata maggioranza. Il vero malcontento popolare è scattato con la misura, prevista dal Governo, di bloccare i cambi di valuta estera per evitare la fuoriuscita di capitali in dollari dal Paese e con l’inchiesta che ha fatto luce su un presunto giro di denaro pubblico che entrava nelle casse della famiglia Kirchner. La crisi economica, l’annosa questione dei “fondi avvoltoio” e le spericolate politiche macroeconomiche volute dalla Presidente rendono sempre più debole la sua figura e dividono il Paese tra sostenitori e detrattori.

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4) QUALI ALTERNATIVE?

La riforma costituzionale per consentire a Cristina Kirchner di ottenere il terzo mandato è andata male per il mancato raggiungimento dei due terzi in Parlamento alle ultime elezioni e si è aperto uno scenario di grande incertezza. La Presidente non ha dato finora indicazioni e l’individuazione di un suo “delfino” appare del tutto improbabile, visto il calo di popolarità e lo scarso controllo sul partito. Al momento tra i possibili candidati spicca il nome di Daniel Scioli. Il Governatore della provincia di Buenos Aires, rappresentate del partito al Governo ed ex vice presidente di Néstor Kirchner, si distingue per la sua moderazione in campo economico e in diverse occasioni si è scontrato con le decisioni della Casa Rosada. Sul fronte dell’opposizione l’ex uomo di partito kirchnerista Sergio Massa, che ha abbandonato un governo ritenuto troppo di sinistra, si affaccia sulla scena politica con il Frente Renovador.  Massa è stato capo del Governo fra il 2008 e il 2009 e presenta un’agenda più conservatrice e moderata, facendo leva sulla necessità di cambiare la politica monetaria e proponendo un modello, almeno sulla carta, in grado di  rassicurare i mercati e gli investitori stranieri. Altro nome dell’opposizione è Mauricio Macri (nella foto sotto), sindaco di Buenos Aires, della Propuesta Republicana, partito conservatore votato al liberismo.  Lo scenario è reso ancora più incerto dalle possibili alleanze nell’opposizione e, nonostante la sua assenza tra i canditati, dalle posizioni di Kirchner.

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5) QUALI SFIDE PER IL FUTURO?

Cristina ha indubbiamente la capacità di condizionare i risultati del prossimo anno, sia perché determinerà le condizioni in cui lascerà il Paese al suo successore, sia perché, nonostante tutto, è ancora la protagonista della vita politica argentina. Fare pronostici, al momento, è del tutto azzardato e l’unica cosa certa sarà l’assenza della sua candidatura. Il kirchnerismo rimane un movimento radicato e i candidati alle prossime elezioni potrebbero far leva sul populismo, sia pro sia contro Cristina, per rispondere alla richiesta di cambiamento del Paese. Il prossimo Presidente dovrà dare risposte concrete a problemi come il narcotraffico, la corruzione delle forze dell’ordine, la criminalità organizzata e la sicurezza, oltre a prevedere il rinnovamento delle infrastrutture. Temi di estrema urgenza cui il Governo in carica non ha saputo dare una risposta consistente e che si legano alle urgenze sul piano economico. Si dovrà far fronte alla crescente inflazione e alla contrazione dell’economia, riconquistando la fiducia degli investitori e dando credibilità all’Argentina sui mercati internazionali. Una svolta a destra potrebbe influire anche sulla politica di chiusura nei confronti del FMI e degli Stati Uniti, rivedendo le posizioni dell’Argentina sullo scacchiere internazionale. La successione del kirchnerismo, che si giocherà a ottobre, è una partita politica complicata, la posta in gioco è molta alta, e dall’accordo dei partiti politici sulle riforme necessarie dipenderà il futuro del Paese, a prescindere da chi sarà il nuovo Presidente.

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Annalisa Belforte

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Un chicco in più

Questo pezzo fa parte de “Il Giro del Mondo in 30 Caffè”, il nostro outlook per il 2015. Lo potete trovare per intero qui. Buona lettura!

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2 Commenti

  1. Claudia Carmen  Ciao Claudia, grazie del tuo commento e scusa per il ritardo nella risposta! Le tue domande sono legittime e, anche in riferimento alla tragica morte del procuratore Nisman, vi sono molti dubbi su come siano andate le cose. I progressi compiuti dall’Argentina negli ultimi anni, soprattutto in tema di lotta alla povertà e di uguaglianza sociale, sono stati importanti ed innegabili. Come è però altrettanto innegabile un cambio di rotta, in senso populista, dopo la morte di Néstor Kirchner. Cristina non è stata in grado di mettere pienamente a frutto la formidabile ripresa economica che il marito aveva saputo attuare, cavalcando la favorevole congiuntura globale. Quanto alla questione debito, in questo caso le circostanze sono effettivamente molto diverse da quelle del default del 2001, ma buona parte della stampa ha equiparato le due vicende per fare del facile sensazionalismo. In conclusione, quel che è certo è che il 2015 sarà un anno cruciale per il futuro dell’Argentina, nella speranza che non sprofondi in una nuova crisi politica ed economica.

  2. vediamo che cosa succede nei prossimi giorni, sono scettica pero nessuno si fa questa domanda: A chi davvero questo caos interno ed anche questa distruzione dell’immagine internazionale li è utile?????

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