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Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – Il Giappone si sta già lasciando alle spalle il terribile tsunami che ha devastato parte delle sue coste quasi un anno fa. La grande forza degli abitanti ha fatto sì che la ricostruzione sia già in una fase avanzata: ciò potrà aiutare ad affievolire gli effetti della crisi economica e ad evitare una recessione. Anche la situazione regionale sembra abbastanza tranquilla, grazie ad una fase di relativa distensione con la storica rivale Pechino

 

UN 2011 DA DIMENTICARE – Un annus horribilis segnato dal sisma più potente mai verificatosi per il Sol Levante: oltre 15mila i morti, e quasi 5mila i dispersi. Un’economia piegata da una catastrofe naturale, che è però riuscita a reagire, cercando nuovi stimoli, ricostruendo ed investendo proprio in quelle aree che sembravano essere distrutte e compromesse. Il 2011 per il Giappone è stato di certo un anno difficile, ma la sua economia rimane ancora vitale: nonostante il crollo seguito allo tsunami di Fukushima, il 2012 sembra annunciarsi come un anno in cui la finanza giapponese riacquisterà la sua forza, grazie alla spinta delle zone non direttamente colpite dal disastro. La previsione del Fondo Monetario Internazionale vede però , per gli anni a venire, l’affievolirsi della crescita del paese per un valore pari a circa l’1%. Rimane comunque la forte incertezza sul futuro del Giappone, i cui interessi primari rimangono la ricostruzione delle aree colpite, il soddisfacimento del fabbisogno energetico, il rafforzamento del mercato dell’export insieme a quello del valore dello yen, e, da un punto di vista della geopolitica regionale, le questioni aperte con Cina, Corea del Nord e Thailandia.

 

IL DISASTRO DI FUKUSHIMA E L’ENERGIA – Non tutti sanno quanto il Giappone si stia impegnando per la ricostruzione dopo il disastro dell’11 marzo scorso: si procede ad un ritmo grazie al quale la quasi totale ultimazione dei lavori vedrà la luce con la fine del 2012, rimandando il resto al massimo per il 2013. L’impegno delle imprese della prefettura di Miyagi, dove si è generato il sisma, ravviva un’economia definita al collasso: una crescita sostenibile in stile giapponese, dove l’ambiente naturale ben si ricollega allo spazio urbano. Ciò che rimane una questione aperta è il problema del fabbisogno energetico: la distruzione degli impianti nucleari ha generato un dibattito acceso sulla scelta del tipo di energia da impiegare per soddisfare la richiesta della popolazione. In più, è la stessa ricostruzione a richiedere un maggiore apporto, disatteso dalle reali disponibilità del paese. Prima del terremoto, i 54 reattori nucleari presenti sul territorio giapponese producevano circa il 30% dell’energia del Sol Levante. Dopo l’11 marzo, tutti i reattori colpiti dal sisma sono stati spenti per le ispezioni. Da maggio 2012, verrà messo un punto definitivo all’intera produzione nucleare giapponese, sebbene ciò dipenderà dalle politiche energetiche approvate. In questo modo, tuttavia, l’attività industriale e manifatturiera del paese subirà una forte limitazione.

 

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L’ECONOMIA E LO YEN – Il problema delle esportazioni rimane un grosso punto di domanda per l’economia giapponese: esse rispondono per circa il 13% dell’intero Pil del paese, e l’incertezza causata dalla crisi economica mondiale costituisce una preoccupazione maggiore. La buona notizia per Tokyo è che invece l’Europa, di certo l’area più a rischio dell’intera economia globale, e il suo export soddisfano questo dato approssimativamente solo per il 10%. Ma le reazioni a catena non tarderanno ad arrivare, considerando la dipendenza di mercato dell’Asia dell’Est dall’importatore europeo. E’ così che anche il Giappone si trova a combattere gli effetti della crisi finanziaria europea. Il valore dello yen, invece, sembra apprezzarsi, non solo nei confronti dell’euro, ma anche rispetto al dollaro. Il fenomeno riguarda anche le altre monete dei paesi asiatici, ma la valuta giapponese è decisamente la capofila per solidità, essendo considerata una sorta di ancora di salvezza durante la crisi economica mondiale. Lo yen è infatti più forte del 25% rispetto al suo valore nel 2007, fattore che riduce la competitività giapponese sul mercato globale. Gli USA, inoltre, guardano ancora al Giappone come ad uno dei partner commerciali preferiti, dato che sembra confermarsi anche per il 2012 ed il 2013.

 

LA GEOPOLITICA REGIONALE – Ed infine i vicini di casa: quanto accaduto in Thailandia, ha dato una forte battuta d’arresto all’economia giapponese, ma il problema rimane non solo da un punto di vista finanziario. Toyota, Hitachi e Canon avevano infatti stabilito delle sussidiarie nelle zone colpire dalle inondazioni in Thailandia, con una percentuale di investimenti che si attesterebbe a circa il 60% del totale. Queste sussidiarie erano però arrivate a sostituire totalmente le industrie presenti nella madre patria, e fino a che l’inondazione non sarà rientrata del tutto, non si potrà realmente affermare che il Giappone abbia contenuto le sue perdite. Se invece si fa attenzione a Cina e Corea del Nord, si può notare come dopo la morte del dittatore Kim Jong-il, tra Tokyo e Pechino ci sia stato quasi un riavvicinamento, forse dettato dalla paura che un nuovo disordine politico-regionale dopo la scomparsa del reggente nord-coreano risucchi Cina e Giappone in un buco nero di tensione. Non manca poi la minaccia nazionalista causata da una eventuale, per quanto remota attualmente, riunificazione della Corea, che potrebbe esprimere a sua volta rivalse politiche e territoriali verso Cina e Giappone, dove vivono significative minoranze coreane. Ecco spiegato l’accordo di scambio diretto concluso tra yuan cinese contro yen giapponese, un’intesa che supera cocenti controversie sul confine marittimo delle isole Senkaku e sui giacimenti di gas.

 

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Alessia Chiriatti

Ho conseguito la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università per Stranieri di Perugia, con una tesi sul conflitto in Ossezia del Sud ed il titolo di Master per le Funzioni Internazionali presso la SIOI. Ho inoltre conseguito il titolo di Analista delle Relazioni Internazionali con Equilibri S.r.l. Ho infine collaborato con la rivista Eurasia e presso la sede centrale del Forum della Pace nel Mediterraneo dell’UNESCO. I miei principali interessi di ricerca riguardano la politica estera della Turchia ed i suoi rapporti con Siria e Georgia, e si collocano nell’ambito della gestione dei conflitti, della cooperazione alla pace e dei Peace studies.

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