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Nessun discorso sull’energia può fare a meno di trattare anche quel Paese che meglio rappresenta la crescente fame di energia del mondo in via di sviluppo: la Cina

Quando si parla di Cina e di energia, ogni discorso si basa su una considerazione base facilmente evidenziata da questi due grafici che illustranoil rapporto tra produzione e consumo di energia:

[box type=”info” ]DIZIONARIO ENERGETICO:

Rapporto produzione/consumo: è un numero solo apparentemente complicato; risponde in realtà a una semplice domanda: il Paese produce tutta l’energia di cui ha bisogno? Se il rapporto è uguale a 1, la risposta è sì. Se è superiore a 1, produce più del suo fabbisogno, e può quindi esportarlo. Se è inferiore a 1, non ne produce abbastanza e ha bisogno di importare. Più tale numero è basso, più il paese deve importare.[/box]

I due grafici presentano quindi quella che è la realtà di molti paesi in via di sviluppo, e della Cina in primis: il Paese ha una crescente fame di petrolio e gas naturale ed è sempre meno capace di soddisfarla con le proprie risorse.

Il problema non è tanto che la Cina non produca: produce eccome! Secondo la US Energy Information Administration (EIA), la sua produzione di petrolio, ad esempio, è aumentata del 54% negli ultimi 20 anni; il problema è che questo non è bastato a pareggiare una domanda che ha avuto una crescita molto superiore.

Da dove prendere allora tutta l’energia mancante?

Se osserviamo una mappa che illustri la provenienza delle importazioni di petrolio e gas naturale, la risposta appare semplice: da dovunque sia possibile.

La Cina importa energia da Russia (verde), Medio Oriente (giallo), Asia Centrale (viola), Africa Sub-sahariana (blu), Sud-Est Asia e Pacifico (marrone) e America Latina (Venezuela – turchese). I suoi interessi energetici sono dunque ugualmente vasti.
La Cina importa energia da Russia (verde), Medio Oriente (giallo), Asia Centrale (viola), Africa Sub-sahariana (blu), Sud-Est Asia e Pacifico (marrone) e America Latina (Venezuela – turchese). I suoi interessi energetici sono dunque ugualmente vasti.

La Cina, secondo l’EIA, ha vaste riserve di idrocarburi ma poco sfruttate e uno sviluppo dell’industria estrattiva locale richiederà anni. Il Paese è il primo importatore di idrocarburi dal Medio Oriente e nonostante ciò necessità di ulteriori fonti: per questo importa dalle fonti più disparate:

Tutto questo discorso però non deve farci credere che la Cina dipenda unicamente da petrolio e gas naturale. Vi siete mai chiesti come mai in Cina l’inquinamento sia così forte? E’ semplice: perché la fonte energetica principale in realtà è il carbone

Consumo energetico in Cina, per fonte di energia
Consumo energetico in Cina, per fonte di energia

Il forte inquinamento dovuto al grande numero di centrali a carbone (tra l’altro, il carbone cinese è in media più impuro e dunque più inquinante) ha portato il governo cinese a decidere, in sua sostituzione, un maggiore utilizzo del gas naturale. Questo spiega perché, a causa del recente rallentamento dell’economia cinese mentre la richiesta di petrolio cinese, pur in crescita, ha rallentato, quella di gas naturale sta accelerando (lo avevate notato, nei grafici sul rapporto produzione/consumo all’inizio?). La International Energy Agency (IEA), nel suo recente World Energy Outlook 2014, stima che la domanda di gas cinese salirà dai 148 bcm/anno ai 471 bcm/anno nel 2030 fino ai 600 bcm/anno nel 2040, almeno 200-240 dei quali dovranno essere forniti tramite importazione anche nel miglior caso di aumentata produzione locale.

Tutti questi dati ci forniscono la chiave di lettura migliore riguardo alla strategia geopolitica cinese per quanto riguarda la sua sicurezza energetica:

  • Il Medio Oriente continua a essere una fonte primaria di idrocarburi per Pechino. Ma non è sufficiente.
  • Gli interessi energetici cinesi spaziano quindi anche dall’Africa all’America Latina all’Asia Centrale, senza dimenticare Australia e Asia Sud-Orientale – e vanno di pari passo con l’espansione dell’influenza commerciale e finanziaria cinese, che infatti si sviluppa principalmente lungo queste direttrici: intensi sono gli investimenti, in tutti i campi, in Asia Centrale e Africa. Tale strategia è rafforzata da un analogo interesse in altri tipi di materie prime (minerali) e terreni per coltivazioni.
  • Esiste però solo un paese che possa fornire velocemente grandi quantità di idrocarburi: la Russia. E la Russia ha bisogno di compratori. E’ per questo che Pechino e Mosca hanno firmato a maggio 2014 il recente accordo per la fornitura di gas naturale tramite il gasdotto “Power of Siberia” e potrebbero estendere ulteriormente l’accordo. Ne abbiamo parlato nella pagina sulla Russia.
  • Il Gas Naturale Liquido (GNL) ovvero il trasporto di gas via mare continuerà a essere fondamentale per la Cina, perché può arrivare da America Latina, Africa e Australia. Ma dovrà competere con il gas russo, che costa di meno. C’è spazio per entrambi, ma una guerra dei prezzi è possibile.
  • Lo sviluppo di risorse proprie è visto come importante ma ora insufficiente. Da un lato i piani a lungo termine prevedono investimenti estrattivi in patria, ma a breve termine la soluzione sono le importazioni.

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Queste valutazioni costituiscono un ulteriore indicazione di come la Cina guardi all’esterno per placare le proprie necessità; è proprio da qui che noi possiamo ricavare alcune linee guida della politica estera cinese:

  • La Cina non vuole conflitti in Medio Oriente, perché il petrolio e il gas naturale devono continuare a fluire verso est. Quindi opposizione a qualsiasi conflitto su larga scala o a sanzioni eccessive contro paesi (come l’Iran) che sono fornitori di Pechino.
  • Africa e America Latina hanno forti potenzialità di sviluppo sia delle proprie riserve energetiche, sia come mercati per le merci cinesi. La Cina dunque cerca di cogliere tutte queste potenzialità. Sempre secondo il World Energy Outlook 2014, il trend attuale porterà nel 2040 l’Africa a superare la Russia come export di gas naturale.
  • Analoghe potenzialità vengono viste nell’Artico, dove però esistono dubbi sulla loro reale possibilità di sfruttamento. La Cina comunque vuole essere della partita.
  • Con l’esclusione di Russia e Asia Centrale, la Cina importa energia (ed esporta merci) principalmente via mare. La protezione delle vie di comunicazione marittime rimane quindi di primaria importanza, da qui la sua “strategia del filo di perle“, alla quale continua ad aggiungere elementi.
  • Proprio per questo, là dove è possibile si cercano di aumentare i percorsi via terra: ad esempio un gasdotto attraverso il Myanmar che porterebbe 12 bcm/anno di gas evitando lo Stretto di Malacca vicino a Singapore, oppure la possibilità di passare attraverso il Pakistan.
  • La guerra e l’instabilità mettono a rischio trasporti e produzioni. La pace e la stabilità invece li favoriscono. Come molti paesi, la Cina è dunque disposta ad accettare di fare affari con regimi dittatoriali purché tutelino i suoi interessi o a lasciare che siano altri a risolvere eventuali problemi, per non compromettersi davanti a nessuno. Ma fino a quando? Una Cina così legata all’estero è una Cina vulnerabile alla capacità altrui di risolvere i problemi… e questo sta portando Pechino a rivedere la propria intera strategia globale verso, come nota lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), un possibile maggior uso della forza militare per proteggere i propri interessi.

Questo suggerisce varie domande, al momento senza risposta:

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Gli interessi cinesi in Asia Centrale cozzano con quelli Russi nella stessa area. Idem per l’Artico. La Cina ha, anche in prospettiva, un’economia più forte. Fino a quando i due paesi saranno capaci di evitare che la competizione sfoci in contrasto aperto?

Quando la Cina inizierà a prendersi carico diretto di almeno alcuni aspetti della sicurezza in aree del globo, come il Medio Oriente, dalla quali dipende fortemente per ragioni energetiche?

Possono gli USA decidere di “sganciarsi” volontariamente da alcune aree del globo (come il Medio Oriente) per costringere la Cina a coprirne almeno in parte il ruolo e magari lì impantanarsi? Oppure il desiderio USA di “non cedere nulla” sarà più forte?

Quanto l’inesperienza cinese nell’affrontare situazioni critiche (rapimenti e attentati, in aree con forti tensioni etniche, religiose e sociali locali come Medio Oriente o Africa) li porterà a commettere gravi errori di gestione dalle serie conseguenze diplomatiche o di sicurezza?

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Non esistono, ora, risposte certe a queste e altre domande simili. La Cina non può permettersi di non curare i propri interessi lontani, soprattutto energetici, perché dipende da essi. Eppure, più lo fa e più si espone a ulteriori rischi geopolitici e diplomatici che finora ha sempre potuto evitare. Il vero problema energetico cinese non è trovare nuove fonti – è dimostrare di saper gestire così tanti dossier sempre più complessi.

Lorenzo Nannetti

[box type=”shadow” ]Un chicco in più

Note sulle fonti

I dati per questo speciale sull’energia sono presi da varie fonti, principalmente:

 

Note cartografiche

La mappa mondiale è basata su una proiezione “Eckert IV”, ed è stata poi completata a mano.

Questo pezzo fa parte de “Il Giro del Mondo in 30 Caffè”, il nostro outlook per il 2015. Lo potete trovare per intero qui. Buona lettura!

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Lorenzo Nannetti

Nato a Bologna nel 1979, appassionato di storia militare e wargames fin da bambino, scrivo di Medio Oriente, Migrazioni, NATO, Affari Militari e Sicurezza Energetica per il Caffè Geopolitico, dove sono Senior Analyst e Responsabile Scientifico, cercando di spiegare che non si tratta solo di giocare con i soldatini. E dire che mi interesso pure di risoluzione dei conflitti… Per questo ho collaborato per oltre 6 anni con Wikistrat, network di analisti internazionali impegnato a svolgere simulazioni di geopolitica e relazioni internazionali per governi esteri, nella speranza prima o poi imparino a gestire meglio quello che succede nel mondo. Ora lo faccio anche col Caffè dove, oltre ai miei articoli, curo attività di formazione, conferenze e workshop su questi stessi temi.

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