Una portacontainers della Yang Ming line attraccata al porto di Genova
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Seconda parte della nostra analisi dei rapporti economici tra Italia e Cina. Il fascino e l’avanguardia italiana in molti settori spinge Pechino a dedicare una crescente attenzione al nostro Paese, che si trova di fronte a una grande occasione, la quale riserva però non poche incognite (Rileggi qui la prima parte)

L‘AVANGUARDIA ITALIANA – Lo spiccato interesse delle imprese cinesi per i nostri contesti fa leva sulla sempre più preoccupante stagnazione delle economie avanzate, il cui  modello di sviluppo, che ha forgiato un millennio, traballa pericolosamente. L’idea di dare una cornice istituzionale ampia e strutturata ai rapporti commerciali tra Italia e Cina oltrepassa il campo meramente economico, toccando molteplici settori. Un esempio eclatante e indicativo della peculiarità dello Stato di Mezzo è la volontà, più volte manifestata, di proteggere la proprietà intellettuale, lottando contro quel mercato della contraffazione di cui spesso la merce cinese è sinonimo. In realtà la proprietà intellettuale è un concetto squisitamente occidentale in quanto l’ideologia classica, che dal confucianesimo traeva ispirazione, era fondata sulla ripetizione e sulla copiatura sapiente di modelli, considerati spesso irraggiungibili. In questa ottica l’Italia rappresenta il luogo ideale ove attingere idee nuove e dove imparare a reinterpretarle con quella raffinatezza che tradizionalmente manca ai prodotti cinesi, grazie all’alta specializzazione dei fattori produttivi e alle conoscenze tecnologiche derivate da una rete di ricerca all’avanguardia nel mondo.

L’ITALIA, L’EUROPA E LO SCACCHIERE ASIATICO – D’altra parte non è da trascurare il rischio che l’Italia diventi terra di conquista sia per le grandi acquisizioni di asset strategici sia per le piccole operazioni (immobiliari e commerciali). L’accordo di cooperazione tra il Fondo Strategico Italiano e il China Investment Corporation International potrebbe essere l’occasione per inserire l’Italia e l’Unione Europea, attraverso un abile gioco diplomatico, nel grande scacchiere asiatico, chiedendo fermamente di applicare il principio di reciprocità, cardine del diritto internazionale, che la leadership cinese non intende applicare quando si parla di libertà di investire sul suo territorio o di creare piattaforme bancarie o finanziarie. La Cina sta, d’altra parte, tentando di rompere l’alleanza tra Europa ed Usa, consolidata da due guerre mondiali e dalla lotta al terrorismo, ma tendente periodicamente ad incrinarsi quando, oltreoceano, prevalgono le correnti isolazioniste, foriere di una sorta di introspezione che porta gli americani ad interessarsi essenzialmente delle faccende interne del proprio continente, come accaduto dalla dottrina Monroe in poi.

http://gty.im/171699032

Lavoratrici italiane della ditta Tod’s. L’azienda ha trovato solidità economica, nonostante la crisi, tramite corpose ordinazioni da parte cinese.

UNA NUOVA SFIDA GEOPOLITICA – La Cina è pronta ad inserirsi nel contesto geopolitico mondiale con un raffinato utilizzo del soft power sui generis, diffondendo con multiformi modalità la propria cultura, ma soprattutto facendo leva su una vera e propria  inondazione economica e che appare, comunque, ingombrante e forse inquietante, sia per le potenzialità degli investitori, sia perché consente di inserirli nel circuito delle informazioni e nelle cabine di regia localizzate in Italia, uno dei Paesi più industrializzati del mondo,  il sesto nell’area OCSE e il quarto in quella europea per PIL; il cui valore pro-capite, per ora, è almeno 6 volte superiore a quello cinese. La sfida geopolitica è aperta. Sta all’Italia in particolare e all’Europa in generale riuscire a combattere la propria battaglia contro la crisi, utilizzando gli investimenti cinesi senza perdere il timone del sistema economico, anzi ancorandolo ai valori fondativi della libertà e della democrazia e sta alla Cina godere delle opportunità offerte dall’Occidente per evitare quell’hard landing che molti paventano, approdando definitivamente nel medesimo porto, quello della libertà e della pace.

Elisabetta Esposito Martino

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Un chicco in più

Il termine soft power venne ideato da J. Nye, professore di Harvard, consigliere della difesa sotto la presidenza Clinton, per indicare le modalità utilizzate per la creazione del mito americano su cui si fondavano forme di potere molto più pervasive dell’ hard power, e cioè dell’influenza economica e del-la conquista militare. È soft power l’influenza culturale, linguistica, che veicolava i valori americani, anche attraverso i film hollywoodiani, ed ora per mezzo del word wide web nelle sue molteplici decli-nazioni. In Cina il wén huà ruăn quánlì 文化 软 权 力, veniva diffuso essenzialmente con la lingua, per le precipue caratteristiche che disancoravano i segni scritti dalle diversità dialettali. La forte influenza culturale esercitata in tutto l’Oriente deve essere ora reindirizzata al mondo intero, dal momento in cui da seconda potenza globale si accinge, probabilmente, a diventare la prima. Per un approfondimento: Joseph S. Nye, jr et al., the rise of China’s soft power, Cambridge, MA, Harvard of J.Kennedy School of Government Institute of Politics, 2006.[/box]

Foto: International Labour Organization – ILO PHOTOS

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Elisabetta Esposito Martino

Sono nata nello scorso secolo, anzi millennio, nel 1961. Mi sono laureata in Scienze Politiche, Indirizzo Internazionale, presso La Sapienza con una tesi sul consolidamento della Repubblica Popolare cinese (1949 – 1957); ho conseguito il  Diploma in Lingua e Cultura Cinese presso l’Istituto Italiano per il Medio ed Estremo Oriente di Roma ed il Perfezionamento in Lingua Cinese presso l’ISMEO. Sono stata delegata italiana per l’International Youth culture and study tour presso la Tamkang University Taipei, e poi docente di discipline giuridiche ed economiche. Ho lavorato come consulente sinologa e svolto attività di ricerca. Ora lavoro in un ente di ricerca e continuo la mia formazione (MIP Business School del Politecnico di Milano e dalla SDA Bocconi School of Management, Griffith College di  Dublino, Francis King School of English di Londra, EC S.Julians di Malta). Ho pubblicato sull’”Osservatorio Costituzionale”, dell’associazione italiana dei costituzionalisti  (AIC) , su “Affari Internazionali” e su “Mondo Cinese”.
Dopo aver sfaccendato tra pappe e pannolini per quattro figli, da quando sono cresciuti ho ripreso alla grande la mia antica passione per la Cina, la geopolitica  e le istituzioni politiche e costituzionali. Suono la chitarra, preparo aromatici tè ma non mi sveglio senza… il caffè!

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