Puoi leggerlo in 3 min.

Il XXIV vertice Iberoamericano si chiude confermando lo scarso successo degli anni passati e registrando assenze importanti. Il vincolo culturale non è più sufficiente: il legame tra i paesi iberoamericani è sempre più connesso a interessi economici

LE ASSENZE – Veracruz, Messico: nel mezzo della crisi istituzionale che colpisce il Paese, si è svolta tra l’8 e il 9 dicembre la XXIV Cumbre Iberoamericana. L’incontro tra i Capi di Stato e di Governo dei paesi Latinoamericani, Spagna, Portogallo e Andorra sembra, però, aver perso la sua originale forza di coesione e le numerose assenze confermano la crisi del modello. Dalla prima Cumbre del 1991 lo scenario politico ed economico della regione è fortemente cambiato e il vincolo linguistico e culturale lascia spazio a richieste di carattere economico che sempre più emergono negli altri fori di discussione presenti nella regione. L’assenza di Dilma Rousseff, per altri impegni in agenda, e di Cristina Kirchner, per motivi di salute, ma entrambi presenti al vertice Unasur di pochi giorni prima, confermano questa tendenza. Emergono poi problemi ideologici, legati all’area dei Paesi dell’Alternativa Bolivariana per le Americhe (ALBA), tra gli assenti anche Evo Morales, Nicolás Maduro, e Daniel Ortega, escludendo dalle discussioni della Cumbre (Vertice) i più alti rappresentanti di Stati che insieme contribuiscono a oltre il 50% del PIL dell’America Latina.

cumbre iberoamericana veracruz foto
La sessione plenaria dei Capi di Stato e di Governo della XXIV Cumbre Iberoamericana

LA CUMBRE – Evitando tensioni ideologiche e negoziazioni economiche l’agenda della Cumbre ha posto l’attenzione su temi come educazione, cultura e innovazione. Per rivitalizzare lo spazio iberoamericano, una volontà espressa soprattutto dalla Spagna di Felipe IV, e dai Paesi centroamericani, si è deciso di puntare sull’aumento della capacità competitiva e di investire sulla fascia di popolazione più giovane. Così il lavoro dei diversi fori di discussione ha portato alla nascita di un progetto per facilitare la mobilità accademica di professori e studenti. Una sorta di Erasmus Latinoamericano, che si pone l’ambizioso obiettivo di avviare alla mobilità 200.000 persone nel corso dei prossimi cinque anni. E’ annunciata inoltre la creazione di un canale satellitare Iberoamericano e un’agenda culturale digitale, oltre all’approvazione del Programa Iberoamericano de la Juventud che prevede interventi per generare spazi di partecipazione, formazione e di sviluppo per la fascia giovanile. Altri impegni sono previsti per abbattere l’analfabetismo e l’abbandono delle attività scolastiche tra il 2015 e il 2021. Un’agenda contenuta, che investe sulla capacità di favorire il rilancio di attività necessarie per colmare il gap in conoscenza e sviluppo tecnologico della regione, ma che non risponde in maniera concreta e nell’immediato al bisogno di porre un freno al calo della crescita economica della regione, stimata per il prossimo anno, secondo i dati CEPAL, dell’1,1%.

IL FUTURO – Dopo ventitré anni di riunioni annuali, la periodicità della Cumbre è stata cambiata, il prossimo incontro sarà in Colombia nel 2016 e da lì ogni due anni. La Comunità Iberoamericana sembra adattarsi così alla nuova realtà, riconoscendo di non essere più il luogo di consultazione esclusivo dei leader regionali come nei primi anni della sua formazione. Il sovrapporsi di diversi organismi regionali, tra cui CELAC, UNASUR, Alleanza per il Pacifico, MERCOSUR, ALBA, spesso in competizione tra loro, ha portato a una progressiva diminuzione d’interesse verso il Vertice Iberoamericano. La volontà spagnola di integrare i Paesi dell’aerea si scontra, inoltre, con la perdita di autorevolezza della penisola iberica, segnata da un pesante rallentamento dell’economia, e dalla crisi economica internazionale che ha mutato le priorità degli Stati Latino Americani, orientando la loro attenzione su accordi commerciali e finanziari. La risposta della Cumbre a questa crisi del modello è avvenuta attraverso la convocazione di vertici biennali ma soprattutto dall’impegno di elaborare piani di azione concreti e attuabili. Molto spesso, infatti, i documenti su cui si basa la cooperazione dell’area iberoamericana sono legati a temi quali l’inclusione sociale, la sicurezza, l’educazione non seguiti da veri programmi di attuazione. La Cumbre sembra ormai destinata a perdere la sua originaria importanza, nonostante gli sforzi di Felipe IV di intrattenere relazioni con il suo ex dominio coloniale, confermati dagli incontri bilaterali svolti con i presidenti di Perù, Uruguay e Guatemala; segno inequivocabile dell’interesse iberico nel potenziare lo stretto rapporto con l’area e conferma delle tensioni esistenti nel disegno più ampio di una cooperazione regionale integrata. Nonostante le numerose alleanze e gli accordi, l’America Latina sembra sempre più divisa tra rivalità ideologiche e interessi commerciali che guardano più verso Cina e Russia piuttosto che all’Europa. Il riflesso è il diverso atteggiamento dei due Stati che aspirano alla leadership, da una parte il Messico sostenitore del vertice e paese ospitante, dall’altra l’assenza del presidente brasiliano Dilma Rousseff. L’unità dell’area e una vera integrazione regionale sembrano, così, sempre più un miraggio.

Annalisa Belforte

[box type=”shadow” align=”alignleft” ]

Un chicco in più

Ecco il sito ufficiale della Cumbre di Veracruz.

[/box]

 

Foto: Cancillería Ecuador,

Foto: Cancillería Ecuador, segibdigital,

Print Friendly, PDF & Email

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci il tuo nome