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Il Giro del Mondo in 30 Caffè 2012 – Dieci mesi fa sussurrare “abbasso Putin” sarebbe stato visto come un pesante azzardo, dieci giorni fa decine di migliaia di persone, nel pieno centro di Mosca, gridavano al Primo Ministro di togliersi di mezzo sventolando preservativi marchiati con la sua immagine. Se il 2011 sarà ricordato come l’anno in cui la pazienza è andata persa il 2012 si presenta come l’anno dell’enigma: si sa che le cose cambieranno ma non come il cambiamento avverrà; nemmeno i più stimati esperti sono in grado di anticipare con precisione dove andrà la Russia nel prossimo futuro. Ecco la nostra versione

 

Da Mosca

 

IL GRANDE GIORNO – Punto di svolta del 2012 russo sarà il 4 marzo, giorno in cui i russi sceglieranno (o, vista la recente esperienza delle elezioni legislative, tenteranno di scegliere) colui che li governerà per i successivi sei anni. Fino a quella data la situazione sarà ancora contenibile e lo stato di cose scaturito dalle due manifestazioni moscovite del 10 e 24 dicembre, che si sono limitate ad esprimere un forte ed eterogeneo malcontento verso le supposte irregolarità elettorali del 4 dicembre senza proporre critiche mirate e costruttive al sistema Putin, uniche che avrebbero potuto minarne le fondamenta sin da subito, non subirà rilevanti modificazioni. Da quel momento tutto cambierà, nessuno scenario va escluso a priori, unica certezza è che il nome che uscirà dalle fidate e collaudate urne sarà quello di Vladimir Putin. Se i delusi si accontenteranno ancora una volta di protestare passeggiando tra gli stretti percorsi predisposti dalle forze dell’ordine nel centro di Mosca ben sapendo di essere snobbati oppure tenteranno il colpo grosso, la presa del Cremlino, non è ora dato saperlo. Di fatto, c’è già chi, online, preconizza l’eventualità che le dimostrazioni corredate di innocui fiocchi bianchi e strette di mano coi poliziotti si trasformino repentinamente in rivolte urbane capaci di invadere edifici governativi, prendere gli snodi cruciali delle città ed innescare azioni violente. L’ormai celebre Sergei Navalny, trentacinquenne, avvocato, nazionalista, blogger paladino della lotta alla corruzione e sinora unico (e inesperto) volto della rivoluzione bianca (dal colore dei fiocchi dei dimostranti) ha minacciosamente avvertito: “Siamo tanti, tantissimi, ma per ora ci accontentiamo di esprimere il nostro dissenso nelle forme previste dalla legge”. Per ora.

 

QUALCOSA SI STA MUOVENDO – Il Cremlino ostenta indifferenza e superiorità nei confronti di questo risveglio popolare dal ventennale torpore; durante la protocollare intervista fiume di fine anno un Putin sprezzante si è limitato a paragonare i manifestanti moscoviti alla tribù di scimmie del Libro della Giungla e a ripetere che solo la magistratura potrà, eventualmente, annullare il risultato delle dibattute elezioni legislative, magistratura che in Russia è nota per il suo servilismo nei confronti dell’esecutivo. Ma dietro la glaciale maschera dello zar moderno si annidano ansie e preoccupazioni di un grande calcolatore che ha capito molto chiaramente che la situazione può sfuggirgli di mano. Pochi giorni fa Vladimir Surkov, il misterioso spin doctor del Cremlino, l’uomo che ha creato Russia Unita, il partito scatola vuota con cui Putin divenne e diverrà Presidente, colui che ha gradualmente assoggettato al controllo centrale i mass media convenzionali (e, in particolare, i canali televisivi che ora sono la voce del governo), è stato rimosso dall’incarico e spostato al riparo dagli irati sguardi degli oppositori dopo essere divenuto, nel loro immaginario, emblema dell’irrigidimento ed accentramento del potere. Ancora, il governo ha promesso che metterà mano alla disciplina elettorale, ripristinando l’elezione diretta del Governatori regionali abolita qualche anno fa e semplificando le procedure per candidarsi alla presidenza (che attualmente sfidano la più fumosa burocrazia sovietica). I problemi, tra i quali spiccano la corruzione endemica, la debolezza di un’economia troppo protetta e non diversificata e le crescenti diseguaglianze sociali sono però sistemici, per questo ci sono fortissimi dubbi circa la sufficienza di palliativi marginali. La nuova, tecnologica classe media urbana si è lanciata in questa sfida ad un establishment politico le cui radici risalgono al KGB ed ai suoi poco ortodossi metodi e non sembra disposta ad accettare compromessi.

 

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CHI VIENE E CHI VA – Il 2012 sottrarrà alle cronache politiche l’impalpabile Presidente Medvedev, che da settembre non dà segni di vita e i finti oppositori parlamentari, che hanno sempre banchettato con il potere ricevendo in cambio il permesso di assistere alle manovre politiche. Ci si augura che volti inflazionati come quello di Ghennadi Zyuganov, leader del Partito Comunista KPRF, quello di Vladimir Zhirinovsky, leader del nazionalista LDPR e quello di Sergei Mironov, ex ottimo amico di Putin ed ora leader del partito di indirizzo imprecisato Russia Giusta, non figurino più tra quelli di chi vuole e chiede una Russia diversa. Il palcoscenico sta per essere invaso da ben altri protagonisti, a partire dal sopracitato Sergei Navalny, frontman di quel movimento che, dalla rete, ha portato nelle piazze migliaia di persone, probabile candidato alla presidenza ed aspirante a diventare il nuovo condottiero progressista di scontenti e borghesi (ed a sfidare Vladimir Putin ad un esaltante ballottaggio). Comprimario di Navalny potrà essere il duo Mihail Prokhorov – Alexei Kudrin: il primo, per conto in banca, vizi e rapporto con la giustizia viene definito il “Berlusconi russo” ed il secondo, che fu Ministro dell’economia e delle finanze sino a pochi mesi fa (svincolatosi dopo aver appreso che Medvedev non si sarebbe candidato alle elezioni presidenziali), ora riciclatosi in oppositore modello sostenente la necessità di una protesta pacifica ed orientata al dialogo. Molti esprimono dubbi sulla strana coppia: che l’improvvisa decisione di Prokhorov di candidarsi a Presidente sia una strategica mossa del Cremlino per confondere gli oppositori e privare di voti e spazi il vero candidato del popolo?

 

NON SOLO POLITICA – Se, quanto alla politica, l’unica certezza, insieme al fatto che Putin ridiverrà Presidente, è che la maggioranza dei cittadini sta esaurendo le sue capacità di sopportazione, in campo economico il contesto è ben diverso. Tutto sta nel comprendere come la debole economia russa reagirà allo sfrenato neoliberismo che permea i principi guida (e gli accordi commerciali) dell’Organizzazione Mondiale del Commercio WTO, in cui la Russia è entrata recentemente dopo un epico negoziato; sostanzialmente, dal 2012, il Cremlino dovrà gradualmente abbandonare quelle tanto abusate pratiche protezionistiche (dazi doganali, iper-regolamentazione di alcuni settori del mercato, sussidi alle imprese russe) che hanno sinora consentito alle poco competitive compagnie statali o controllate dallo Stato di sopravvivere, piuttosto dignitosamente, alla concorrenza proveniente dall’esterno. Così, sembra inevitabile che l’Avtovaz (principale azienda automobilistica russa) di Togliatti sia destinata, salvo iniezioni di capitale, al fallimento o alla riconversione e che le inefficienti banche e compagnie assicurative statali, che rischiano di perdere enormi fette delle torte che hanno sino ad oggi gustato in solitudine, inizino a modernizzarsi e ripensarsi, anche con l’aiuto dello Stato riformatore. Chi beneficerà di tutto ciò nel breve periodo? Il consumatore russo, che vedrà i prezzi di molti beni, tra cui i farmaci, ridursi sensibilmente e soprattutto l’investitore straniero per il quale, nel 2012, l’immenso mercato russo, sarà un enorme parco divertimenti.

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Vittorio Maiorana

Dopo aver studiato per sei mesi in Polonia mi sono trasferito in Russia. Qui, visitando infinite volte il mausoleo di Lenin sulla Piazza Rossa, frequentando oligarchi e mafiosi, viaggiando per tutta l’ex Unione Sovietica ed approfondendo la conoscenza della lingua e cultura russe, del ʺsistema Russiaʺ e dell’intreccio post-sovietico di relazioni internazionali, ho capito che, malgrado gli autoritarismi e le debolezze economiche ed istituzionali, il paese più grande del mondo, la cui sovranità è ancora piuttosto integra, è e sarà certamente attore chiave nella determinazione futura degli equilibri di potere mondiali.

Nel mentre, ho conseguito la laurea magistrale in giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Torino e sono fondatore e Segretario dell’Osservatorio Asia Orientale (OAO), associazione culturale torinese volta all’organizzazione di eventi tematici ed alla divulgazione di un’informazione libera e completa che permetta di spiegare le complesse dinamiche della regione. Tema centrale dei miei studi è il diritto internazionale dell’economia, in particolare per quanto riguarda i processi di globalizzazione commerciale e produttiva ed i loro risvolti sul tessuto economico e sociale.

Sono lettore accanito di Free Trade Agreements, di Dostoevskij, Turgenev e Goethe. Vedo con scetticismo la crisi economica e la inesorabile perdita di sovranità degli stati europei in nome di ideali foschi e poco condivisi. Scrivo per Il Caffè Geopolitico perchè fa un’informazione indipendente, vera e non propagandistica. Perchè il lettore non vuole un’opinione preconfezionata, sa interpretare i fatti da sé. Perchè la fabbrica del consenso deve fallire al più presto possibile.

 

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