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E’ ben noto che l’Asia Centrale sia un’area geo-strategica sensibile agli interessi delle più grandi potenze regionali e mondiali. Considerata un forziere energetico per le sue riserve di petrolio, gas e idrocarburi, è però anche una regione fondamentale per il controllo dell’Asia Meridionale nell’ambito della lotta al terrorismo internazionale, al separatismo e all’estremismo religioso. Mosca e Pechino collaborano, si confrontano e si scontrano su tutti questi temi, determinando anche l’andamento delle alleanze e dei rapporti tra i cinque Paesi dell’area

 

NUOVE TENSIONI TRA MOSCA E PECHINO – Negli ultimi mesi dello scorso anno, in particolare, è stata la questione energetica e dell’accaparramento delle risorse naturali a tenere banco e a far riesplodere la tensione tra i due giganti asiatici. Lo spirito di collaborazione multilaterale espresso da Cina e Russia nel giugno scorso ad Astana, durante le celebrazioni per il decimo anniversario dalla nascita della Shanghai Cooperetion Organization (SCO), sembra essere venuto meno lasciando spazio alle negoziazioni per la stipula di accordi bilaterali che garantiscano all’economia cinese le risorse indispensabili per la sua inarrestabile crescita e alla Russia il mantenimento della sua influenza in una ragione che considera ancora quasi un’estensione del suo territorio nazionale. L’evidente utilizzo della SCO, da parte di Pechino, come strumento per il rafforzamento dei suoi legami bilaterali per la fornitura di risorse energetiche con le cinque repubbliche centrasiatiche non poteva lasciate Mosca indifferente a guardare l’inesorabile erodersi della propria sfera d’influenza politico-militare sotto il dinamico espansionismo economico cinese. Così, a pochi mesi dalla sua quasi scontata terza rielezione al Cremlino, Vladimir Putin ha lanciato la proposta della creazione di una Unione Euroasiatica che nell’intento dovrebbe comprendere i paesi dello spazio ex-sovietico interessati e dalla quale Pechino verrebbe irrimediabilmente esclusa.

 

LA SCO SARA’ IN GRADO DI RESISTERE? – La discordanza di obiettivi e le azioni individualistiche poste in essere dai due maggiori leader stanno mettendo così in crisi l’organizzazione che fino a pochi mesi fa sembrava dover acquisire un prestigio e un’ importanza sempre maggiore nello scenario internazionale per lo sviluppo economico e per la cooperazione in materia di sicurezza regionale. Se è vero, quindi, che essa non ha perso la sua importanza in ambiti come la sicurezza, la lotta al terrorismo, all’estremismo e al separatismo, questioni dove l’azione di Russia e Cina è ancora concertata, condivisa e unitaria perché nessuno dei due può permettere che venga compromessa la propria stabilità interna, è vero anche che l’attuale situazione geopolitica fa pensare ad un allontanamento tra i due attori e che quest’ultimo possa mettere a rischio la futura esistenza dell’organizzazione stessa. Non è facile comprendere come la SCO potrà continuare ad operare con i due principali leader in una posizione di così netto contrasto e con il nuovo progetto russo di un’Unione Euroasiatica che a vent’anni dalla fine dell’URSS propone la creazione di un enorme polo economico comune – simile all’Unione Europea – composto dai mercati delle ex repubbliche sovietiche, che secondo l’idea di Putin dovrebbe anche favorire i contatti tra l’ex blocco sovietico e Bruxelles, grazie anche al suo recente ingresso nella World Trade Organization (WTO).

 

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LA POSIZIONE DEI CINQUE –STANIl progetto ha già raccolto il consenso di Minsk e di Astana, e a breve riceverà quello del Kirghizistan il cui nuovo premier eletto lo scorso ottobre, il filorusso Atambaiyev ha già reso noto il suo asse di alleanze dichiarando che nel 2014 mentre gli americani dovranno lasciare la base di Manas, i russi avranno il via libero per la costruzione di un’altra in cambio dell’accesso alla favorevole Unione Doganale con la Bielorussia e il Kazakhstan e la Russia. Anche il Tagikistan, anello debole della catena centrasiatica, si appresta a confermare la sua adesione, mentre non è altrettanto scontato l’appoggio dell’Uzbekistan e del Turkmenistan. Il primo, infatti, ricerca ormai da diverso tempo una posizione di leadership nella regione, in competizione con il Kazakhstan, pertanto difficilmente accetterà di essere sottoposto ad un nuovo controllo da parte di Mosca, senza tener conto tra l’altro della sua attuale necessità di concentrare l’attenzione sul mantenimento dell’ordine interno piuttosto che di preoccuparsi nell’immediato del proprio posizionamento in ambito internazionale.   Il secondo, invece, se da un lato condivide col vicino il problema del mantenimento dell’ordine interno, dall’altro ha appena stretto diversi e importanti accordi con la Cina in materia di infrastrutture per il trasporto e la vendita del gas e del petrolio.  Ashgabat  e Pechino hanno siglato tra il 22 e il 25 novembre scorso una serie di accordi che rafforzano la presenza cinese in Asia Centrale e che garantiranno al Dragone ingenti rifornimenti di gas. In questo momento è ancora difficile fare delle ipotesi su quale sarà il futuro di questa nuova Unione Euroasiatica, quali saranno gli scenari che si prospetteranno in Asia Centrale se la SCO non dovesse essere in grado di sopravvivere a questo difficile momento sospinta com’è dalla volontà e necessità di collaborazione in alcuni ambiti e di aperto contrasto in altri e se la nuova organizzazione proposta da Mosca sarà in grado di contrastare quella che ad oggi sembra l’inarrestabile crescita cinese. Così come non è facile immaginare quali saranno le azioni di un Occidente al momento preoccupato ma anche conscio della sua possibilità di ricominciare ad esercitare un’influenza più forte nell’area grazie all’allontanamento tra Mosca e Pechino.

 

Marianna Piano

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Redazione

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