La signora melograno
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Una vita sospesa, a metà tra Iran e Francia. La vita da “esule permanente” si riflette nella produzione letteraria di Goli Taraghi, autrice iraniana di fama internazionale. La sua fonte di ispirazione resta l’Iran, i ricordi, il persiano. La Francia la fa sentire una scrittrice libera. Ma è solo un’illusione, perché la censura è penetrata dentro di lei, nella sua testa. “La signora melograno” presentato in molte città italiane è il suo ultimo lavoro letterario.  Goli Taraghi è tra le più illustri scrittrici iraniane. Vive a Parigi, ma scrive in persiano. È  molto amata in patria, malgrado abbia lasciato l’Iran trentacinque anni fa all’indomani della Rivoluzione, in cui non nasconde di aver creduto inizialmente.
Il rinnovamento spirituale della prima fase della Rivoluzione khomeinista” dice Goli Taraghi, “ha portato tante donne in piazza contro Reza Pahlavi  e il suo apparato. Donne che si sono sentite per la prima volta parte della società e che, malgrado deluse dalla rivoluzione, non sono tornate a casa, non hanno lasciato cadere la nuova identità acquisita. Durante il regime dello Shiah la letteratura iraniana era prevalentemente sociopolitica, le donne hanno introdotto un genere di letteratura intimista e personale […]”
Goli Taraghi è una di queste donne, probabilmente la più famosa.  Oggi 75enne, è una donna  privilegiata, non solo per le sue origini familiari (il padre, scrittore ed editore, le ha consentito di studiare negli Stati Uniti), ma perché è uno di quei pochi scrittori iraniani ad aver vissuto l’esperienza dell’esilio e dell’Iran post-rivoluzionario. L’autrice è una donna molto simpatica, con un grande senso dell’umorismo, dell’autoironia e con una fervida immaginazione. Le sue short stories, ai limiti del surreale, sono divertenti, pungenti, simboliche. Si, perché lei,  come scrittori iraniani, per evitare la censura parla attraverso simboli, attraverso “non luoghi, non tempi”.  Pur declinando recisamente ogni etichetta di autore politicamente impegnato, la Taraghi  a suo modo lo è, rappresentando fino al parossismo il dualismo, la lacerazione, le ansie annichilenti di chi vive in una condizione di esilio permanente. “Una condizione umana“, la definisce l’autrice iraniana.  La Rivoluzione islamica con le sue conseguenze, che l’autrice ritrae in una prospettiva tutta intimista, è onnipresente, spinge i personaggi  in quella dimensione che l’autrice definisce “una doppia vita, o in esilio o in patria“. Goli Taraghi mette al centro delle sue storie l’individuo per rappresentare l’Iran con le sue infinite contraddizioni.
Di solito torno a casa per trovare una storia da scrivere. L’Iran è un posto cosi assurdo, pieno di contraddizioni, ogni volta incontro un personaggio pronto per entrare nei miei racconti […]
[box type=”shadow” align=”alignright” ] [/box]La signora melograno è l’ultima raccolta di short stories di questa scrittrice iraniana.  Nostalgia, perdita, esilio, i temi dominanti. Sempre in chiave tragicomica.  Un dualismo psicologico lacerante caratterizza tutti i protagonisti dei singoli racconti, a cominciare proprio dal primo, “La signora melograno, dove la protagonista, una anziana donna, per la prima volta all’aeroporto di Teheran cerca, tra desiderio e paura, “l’aereo svedese” che la condurrà dopo dieci anni a rivedere i suoi figli, “stranieri in terra gelata“.   Il tema della doppia vita, del dualismo tra pubblico e privato, tra realtà e interiorità nella neonata Repubblica islamica rasenta la schizofrenia nel racconto “Un altro posto“. Il protagonista, Amir Ali, un giorno scopre di perdere il controllo sul suo corpo e diventa qualcun altro. Quell’uomo ombra, lungi dall’annientarlo, rappresenta la sua salvezza, additandogli la via per una nuova vita priva di lacerazioni e di apparenze. Le short stories dell’ultimo lavoro di Goli Taraghi  sono un questo senso marcatamente iraniane. “In Iran molta gente ha una doppia vita, pubblica e privata.” Mariangela Matonte
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