La ministeriale ESA del 2012 a Napoli | Fonte: ESA
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Miscela Strategica Il 2 dicembre prossimo si terrà in Lussemburgo la Conferenza ministeriale dell’Agenzia spaziale europea, che deciderà sul finanziamento di importanti progetti, tra i quali spicca quello del lanciatore che sostituirà l’Ariane-5. Una partita diplomatica tra Francia e Germania con un risultato che ha effetti anche sull’Italia

COS’È LA MINISTERIALE ESA? – Il nome esteso è Conferenza dei ministri degli Stati membri dell’Agenzia spaziale europea (European Space Agency – ESA). Al meeting, che dura solitamente due giornate, partecipano i ministri responsabili delle politiche spaziali dei Paesi dell’Agenzia e i vertici di quest’ultima, più i rappresentanti di Canada, Estonia, Slovenia e Ungheria (i quali hanno degli accordi di cooperazione con l’ESA) e osservatori di altre organizzazioni internazionali. L’Italia sarà rappresentata dal ministro dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini. Nei lavori della Conferenza vengono delineati i programmi futuri dell’ESA con i relativi finanziamenti, definendo anche le scadenze temporali e prendendo decisioni su quali programmi già in corso proseguire o terminare. L’ultima ministeriale si è tenuta nel 2012.

L’AGENDA DELLA MINISTERIALE 2014 – Il programma della Conferenza del 2014 è molto fitto. Innanzitutto, i Paesi membri ESA dovranno eleggere un nuovo direttore dell’Agenzia che sostituisca il francese Jean Jacques Dordain, in carica da tre mandati, e confermare, o cambiare, diversi vertici dei direttorati. Passando alla parte più operativa, l’agenda è dominata dalla questione lanciatori, che si collega, direttamente o indirettamente, a numerosi altri programmi presenti e futuri dell’ESA, oltre alla discussione del bilancio. Infine, ma non di secondaria importanza, saranno da prendere in considerazione i rapporti con la Commissione europea appena rinnovata.

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Fig.1 – Lancio dell’Ariane-5

LA QUESTIONE LANCIATORI – Attualmente l’ESA e i Paesi europei dispongono di tre tipi di razzi per portare carichi in orbita: l’Ariane-5, il Soyuz e il Vega. Il primo è adibito al lancio di carichi cosiddetti pesanti (tra le 20 e le 50 tonnellate in orbita terrestre bassa – LEO), il secondo per carichi medi (tra le 2 e le 20 tonnellate in LEO), il terzo per carichi leggeri (fino a 2 tonnellate in LEO). La prima versione dell’Ariane-5 è entrata in servizio nel 1998, con miglioramenti su aspetti tecnologici, di propulsione e di fabbricazione che si sono susseguiti fino a tempi recenti. Nonostante ciò, da anni si pensa alla sua sostituzione per due motivi principali: gli alti costi di lancio e la necessità europea di non affidarsi al Soyuz come lanciatore medio. I lanci dell’Ariane­-5 hanno un costo elevato, correlato a quelli di fabbricazione e della tecnologia contenuta. Il consorzio Arianespace, il gestore dei lanci europei, abbassa artificialmente il prezzo per mantenere il lanciatore competitivo sul mercato commerciale mondiale. Questa strategia comporta però che il bilancio del consorzio sia in perdita e che siano necessari costanti interventi degli azionisti (aziende aerospaziali e agenzie spaziali nazionali, con la quota di maggioranza relativa detenuta dall’agenzia spaziale francese CNES). La partnership tra ESA, Francia (come Paese ospitante il centro di lancio) e Russia per l’utilizzo del vettore Soyuz dal CSG (Centre Spatiale Guyanaise ­– Centro Spaziale della Guyana) risale alla metà degli anni Duemila, con il primo lancio avvenuto nel 2011. Sin dal suo esordio, il Soyuz è divenuto un vettore molto richiesto da clienti istituzionali e commerciali, creando ad Arianespace non pochi problemi per la priorità d’assegnazione. I lanciatori sono considerati strategici per l’accesso indipendente allo spazio e dover dipendere da un razzo straniero per i carichi medi contrasta con questo principio. Inoltre la crisi in Ucraina ha notevolmente raffreddato i rapporti tra Mosca e i Paesi occidentali, ulteriormente peggiorati dall’adesione dell’UE alla politica di sanzioni economiche verso la Russia avviata da Washington. Il fallimento del Soyuz nel porre nell’orbita corretta due dei satelliti del programma di navigazione satellitare europeo Galileo ha evidenziato ulteriormente l’esigenza della sostituzione del vettore russo nel pacchetto di lanciatori europei. La scelta per il futuro dei razzi europei dopo Ariane-5 si era focalizzata su due fasi: un lanciatore pesante migliorato denominato Ariane-5 ME (Midlife Evolution – evoluzione di metà vita operativa) seguito da un vettore medio aumentabile a pesante denominato Ariane-6. Visto il mancato accordo tra i Paesi membri, dato soprattutto dalla distanza delle posizioni tra Francia e Germania (principali contributori del programma Ariane e primi due contributori dell’ESA), la ministeriale ESA del 2012 ha rinviato la decisione sul futuro dei lanciatori alla Conferenza che si terrà quest’anno a dicembre.

L'Ariane-6 in configurazione PPH |Fonte: ESA
L’Ariane-6 in configurazione PPH | Fonte: ESA

LA POSIZIONE TEDESCA – La Germania ha sempre sostenuto lo sviluppo e la costruzione dell’Ariane-5 ME. Le aziende aerospaziali tedesche sono coinvolte nel programma Ariane-5, il che garantisce notevoli ritorni economici e industriali. La versione ME si basa su quella attuale, con l’aggiunta di un ultimo stadio a propellente liquido che consente molteplici riaccensioni e un aumento della potenza di circa il 20%, il tutto a costi minori rispetto al presente. Conseguentemente, l’attuale distribuzione degli appalti di costruzione dei componenti rimarrebbe pressoché la stessa.

LA POSIZIONE FRANCESE – Parigi sostiene l’abbandono del programma Ariane-5 ME per passare direttamente allo sviluppo dell’Ariane-6. Tra le motivazioni vi sono una redistribuzione degli appalti di costruzione più favorevole alle proprie aziende, l’abbandono del Soyuz russo come lanciatore medio e il previsto abbattimento dei costi di lancio per mantenere Arianespace competitiva sul mercato commerciale, senza dover costantemente ripianare le perdite del bilancio. Oltre a queste motivazioni di tipo pratico ce n’è una politico-ideale: la Francia si considera una potenza spaziale a tutti gli effetti ed è l’unico Paese europeo che ritiene questo settore strategico non solo a livello economico, ma anche per la difesa il prestigio nazionale.

L’ACCORDO – Partendo da posizioni così distanti era ovvio che il compromesso sarebbe stato difficile da ottenere e per questo motivo si è arrivati allo stallo della ministeriale 2012, nella quale si decise di rinviare di due anni la scelta e continuare a finanziare entrambi i programmi. L’opzione ESA della configurazione Ariane-6, denominata PPH, con primo e secondo stadio a propulsione solida e solo l’ultimo a propulsione liquida, aveva allontanato ancora di più la Germania, le cui industrie hanno un’ottima esperienza con la propulsione criogenica (liquida), ma non con quella a propellenti solidi. Ariane-5 ME avrebbe mantenuto l’attuale configurazione dell’Ariane-5 con due SRB (Solid Rocket Booster – Booster a propellente solido), e gli stadi principale e ultimo a propellente liquido. Quest’estate Airbus Defence and Space e Safran (la prima consorzio franco-tedesco-spagnolo, la seconda francese) hanno presentato all’ESA una controproposta con una nuova configurazione dell’Ariane-6, più vicina alle esigenze tedesche, in modo da portare Berlino ad abbandonare il progetto Ariane-5 ME. Il nuovo vettore avrà uno stadio principale criogenico, un ultimo stadio derivato da quello previsto per l’Ariane-5 ME (il Vinci) e SRB basati sul P-120, evoluzione del motore P-80 che ora equipaggia il primo stadio del vettore leggero Vega. Poco più di dieci giorni fa, la Germania ha fatto sapere che appoggerà lo sviluppo dell’Ariane-6, convergendo così sulla posizione francese. Oltre alle assicurazioni sulle commesse industriali, la Germania, principale sostenitore e contributore della quota europea della Stazione spaziale internazionale (International Space Station – ISS), si sarebbe assicurata il sostegno francese al finanziamento delle operazioni di quest’ultima almeno fino al 2020. L’Ariane-6 avrà una configurazione base come lanciatore medio con 2 SRB e una come vettore pesante con 4 SRB. Il costo per lancio è stimato in 85 milioni di euro per la versione pesante e 65 per la versione media. Sarà finanziato al 50% dalla Francia e al 20% dalla Germania, con un debutto previsto per il 2020.

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Fig.2 – Lancio del Vega

E L’ITALIA? – Nonostante il volo di Samantha Cristoforetti sulla ISS e la partecipazione attiva alla missione Rosetta, il nostro Paese non attraversa un momento felice nel settore spaziale. Per prima cosa c’è la sconfitta diplomatico-industriale per quanto concerne l’Ariane-6. La configurazione PPH, ora scartata, prevedeva una partecipazione fondamentale dell’azienda Avio Spa, leader europea della propulsione solida. Il primo stadio consisteva in tre motori P-120 affiancati e il secondo un ulteriore P-120 montato sopra quello centrale. I problemi finanziari ed economici del nostro Paese hanno permesso di dubitare della capacità italiana di portare avanti una partecipazione così importante in un progetto ambizioso com’è quello di un lanciatore. I fondi stanziati in extremis dal Governo per la prosecuzione del programma satellitare duale COSMO-SkyMed Seconda Generazione, ma non ancora erogati completamente, sono stati un segnale aggiuntivo delle difficoltà italiane. Inoltre, non è ancora certo se il nostro Paese sarà in grado di mantenere il suo ruolo come terzo contributore ESA in generale e nel settore lanciatori. La diminuzione dei fondi dedicati allo spazio sia a livello nazionale che europeo pone a rischio importanti progetti a guida italiana, tra i quali la versione migliorata del Vega, il programma ExoMars per l’esplorazione robotica di Marte (in collaborazione con la Russia) e la partecipazione allo sfruttamento scientifico della ISS. In sostanza, l’Italia rischia di trovarsi in una situazione tale da poter solamente “limitare i danni” alla prossima ministeriale.

[box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Un chicco in più

Per maggiori informazioni sui lanciatori europei vi consigliamo, sulle nostre pagine:

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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.

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