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Venticinque anni fa cadeva il muro di Berlino. Tutto il mondo esultò davanti ad un evento simbolico che rappresentò la fine della Guerra Fredda e la speranza in un mondo più pacifico. Ma è davvero andata così? LA CORTINA DI FERRO VACILLA – “Diamo il benvenuto alla Russia nel suo giusto posto tra le più grandi nazioni del mondo. Siamo lieti di vederne la bandiera sui mari. E’ tuttavia mio dovere prospettarvi determinate realtà dell’attuale situazione in Europa. Da Stettino nel Baltico a Trieste nell’Adriatico una cortina di ferro è scesa attraverso il continente”. Queste le parole pronunciate da Winston Churchill nel marzo del 1946 nello storico discorso tenutosi presso il Westminster Collage di Fulton (USA) che proclamano l’inizio della Guerra Fredda. Il Muro di Berlino, eretto nel lontano 1961, ha rappresentato per anni il simbolo di questo “conflitto” tra due contrapposte ideologie politiche, economiche e sociali: gli Stati Uniti d’America ed i Paesi occidentali suoi alleati da una parte, l’Unione Sovietica e gli Stati “satelliti” gravitanti nell’orbita delle politiche del Cremlino dall’altra. E’ stato necessario un arduo impegno diplomatico, molti  morti e un lavoro, a volte assai poco ortodosso, da parte delle spie del KGB e della CIA prima che quel Muro finalmente venisse demolito nel 1989. Il suo abbattimento ha decretato, apparentemente, la fine della “Cold War” e l’inizio di un processo di distensione tra i due blocchi che molti analisti politici hanno interpretato come un buon auspicio di un possibile periodo di pace mondiale. SOGNI INFRANTI – In realtà con la fine della Guerra Fredda si è assistito ad un radicale cambiamento dello scenario politico dell’intero pianeta che ha portato ad un profondo mutamento delle relazioni internazionali, accrescendo esponenzialmente l’imprevedibilità del comportamento degli Stati Nazione tanto nel campo delle pratiche diplomatiche quanto sotto il profilo della condotta bellica. Il crollo dell’Unione Sovietica in realtà ha spinto alla nascita di una serie di attori nazionali ed internazionali, in grado di agire a molteplici livelli creando un nuovo ordine mondiale multicentrico, globalizzato e tutt’altro che pacifico. Con buona pace di molti autorevoli studiosi, che promettevano una nuova idilliaca éra priva di conflitti, si è assistito, al contrario, ad una proliferazione ed un aumento esponenziale dell’attività bellica in tutto il mondo. VON CLAUSEWITZ E’ ANCORA ATTUALE? – Secondo la più famosa definizione del Generale prussiano: “La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi” ogni conflitto armato andava combattuto secondo precisi canoni militari codificati. C’è da chiedersi come avrebbe reagito oggi Von Clausewitz, davanti al nuovo modello di guerra che, dopo la caduta del muro di Berlino e soprattutto dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, ha perso tutte le sue caratteristiche classiche e strutturate. Fino alla guerra del Vietnam, infatti, lo Stato ha rappresentato l’attore principale di un conflitto gestendo il cosiddetto “monopolio della violenza legittima” (Max Weber) che ha avuto la sua naturale conseguenza nella creazione di grandi eserciti  utilizzati quali strumento “operativo” di risoluzione di conflitti tra Stati. Ma dopo la dissoluzione dell’URSS e del suo esercito, che ha generato una moltitudine di ex militari in cerca di nuove opportunità di lavoro e di una circolazione di armi (il famoso AK47 ne è un esempio) a disposizione di un mercato nero avido e belligerante, si è assistito ad un rapido  processo di cambiamento del concetto di guerra. I tragici eventi dell’11 Settembre hanno poi definitivamente spazzato via ciò che rimaneva della definizione di conflitto del Generale Von Clausewitz. Dopo il 2001 il mondo ha infatti imparato, a sue spese,  il nuovo e quanto mai sfumato concetto di “guerra asimmetrica” che ha saputo trasformare ogni oggetto, non necessariamente legato al mondo militare, in un sinonimo di morte e  di violenza. http://gty.im/151153270 Winston Churchill: sua la famosa definizione della “cortina di ferro” GUERRA SENZA LIMITI – L’asimmetria bellica contemporanea si manifesta in termini di mezzi, e di attori sul campo, che non sono più esclusivamente gli Stati sovrani, ma tutti coloro che hanno la capacità offensiva per il perseguimento di un preciso obiettivo. Esempio paradigmatico di attore bellico non statale sono i gruppi terroristi di matrice islamica, che teorizzano un’idea di Islam radicale e belligerante che agisce ed opera attraverso dei network multilivello e transazionali con l’obiettivo di annientare il nemico in ogni luogo geografico e con ogni mezzo possibile. E’ scontato dire che un gruppo terroristico è ciò che c’è di più lontano dall’idea di un esercito tradizionale, non operando all’interno di un vero campo di battaglia e non rispondendo ad un preciso “modus operandi” bellico. Gli attacchi terroristici sono volutamente imprevedibili e assolutamente non convenzionali. La guerra asimmetrica impone quindi  logiche spazio-temporali e strategie completamente diverse dal passato, risultando di difficile comprensione perfino capire chi sia il vincitore dei conflitti contemporanei, visto che esiste più una dichiarazione di resa o un accordo di pace. CHI E’ IL NEMICO? – Ma l’elemento che forse più caratterizza i nuovi conflitti è la totale scomparsa del nemico. Fino a quando il mondo occidentale si è retto sull’equilibrio USA- URSS è esistito una sorta di bilanciamento tra le parti in gioco, ma la dissoluzione dell’Ex Unione Sovietica ha portato ad un evitabile squilibrio internazionale innescando una politica interventista da parte degli Stati Uniti, unica superpotenza rimasta in campo, in ogni luogo del pianeta qualora venisse percepito come possibile minaccia per la sicurezza nazionale e dell’Occidente in generale. Ma chi è, allora, il nemico da combattere? Difficile a dirsi, visto che gli USA ed i suoi alleati hanno agito, in genere, utilizzando un esercito di stampo tradizionale, mentre il nemico si nasconde in luoghi inaccessibili e si confonde facilmente tra la popolazione civile, utilizzando, il più delle volte,  metodi di attacco poco ortodossi quali kamikaze ed esplosioni di autobombe in centri generalmente abitati. Conseguenza di tutto questo è che spesso il campo di battaglia si è spostato all’interno delle città ed in luoghi  quali un mercato, una Chiesa, una Moschea o un centro commerciale, coinvolgendo la popolazione civile e non più solo i militari. Lo scenario bellico nato dopo la fine della Guerra Fredda, risulta quindi sfumato e di difficile interpretazione, composto da molte zone d’ombra all’interno delle quali si muovono molteplici figure che si contrappongono e si sovrappongono tra loro. Ciò ha portato a conflitti talmente atipici al punto tale che anche stabilire “la fine” di una guerra è praticamente impossibile. Ci si domanda, ad esempio, come interpretare il conflitto in Afghanistan, iniziato nel 2001 e che prevede “l’Exit strategy” delle forze ISAF alla fine di dicembre di questo anno. Risulta veramente difficile, anche per un analista militare, capire e valutare se si possa dire realmente concluso questo conflitto, se ci sia mai stato o ci sarà un vincitore ed un vinto, il reale numero delle vittime militari e civili e le future conseguenze politiche e di sicurezza di questo Paese. L’ODISSEA DELLE GUERRE INFINITE – Nonostante i buoni auspici e le promettenti speranze per un mondo migliore, i 25 anni dalla caduta del muro di Berlino ci ricordano che  le tragiche lezioni del passato raramente generano esempi virtuosi nel presente. Secondo una stima del Peace Report attualmente sono in corso più di 31 conflitti a livello globale che sottolineano non solo che il mondo è meno pacifico di 30 anni fa, ma soprattutto che a pagarne il prezzo più alto in termini di vite umane sono i civili. Secondo dati ufficiali delle Nazioni Unite fino alla Seconda Guerra Mondiale l’ 80% delle vittime dei conflitti erano militari, oggi, il 90% delle vittime conflitti moderni sono civili (bambini e donne inclusi). Ma gli scenari di guerra, come ogni evento sociale, si adeguano necessariamente alle trasformazioni della società. La prepotente entrata della tecnologia e l’uso della robotica come nel caso dei droni negli affari bellici, che ha creato un nuovo modo di confrontarsi in battaglia con il nemico, è sicuramente destinata a evolversi e a crescere rapidamente. C’è da aspettarsi e soprattutto da chiedersi come muterà il concetto di guerra e quali imprevedibili e (in)aspettate sorprese riserveranno gli scenari internazionali e geopolitici in un prossimo futuro. Barbara Gallo [box type=”shadow” align=”aligncenter” ] Un chicco in più Per approfondimenti: [/box] Foto: amira_a
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