Puoi leggerlo in 2 min.

Molto si è discusso, soprattutto sui media e nell’opinione pubblica occidentale, sul ruolo svolto dai social network nella diffusione della rivoluzione del 14 gennaio in Tunisia, riducendo la sfera pubblica al solo livello astratto e virtuale e dando assai minor importanza al primo importante esito della lotta: la riconquista dello spazio pubblico

Il libro “Una città una rivoluzione. Tunisi e la riconquista dello spazio pubblico (ed. Pellegrini Editore, 2014) della Prof.ssa dell’Università di Bologna Chiara Senastiani  analizza le modalità con cui la rivoluzione ha cambiato il paesaggio urbano di una capitale, mostrando così la stretta relazione fra spazio fisico e pratica politica. La trasformazione strutturale dello spazio pubblico tunisino attraverso la rivoluzione ha messo in evidenza come, in situazioni politiche estreme, il corpo nello spazio pubblico diventi strumento politico. Sono passati più di tre anni e mezzo dalla “Rivoluzione dei Gelsomini”, scintilla della “Primavera araba”. Questo mutamento ha mostrato i suoi segni anche nello spazio pubblico: la lotta per la libertà di espressione si è commutata in espansione dello spazio fisico politicizzato. Ma è ancora una volta sul corpo delle donne che in Tunisia si combatte la battaglia più dura del percorso di democratizzazione e ricerca della propria identità di Paese.

[box type=”shadow” align=”alignright” ][/box]Madri e figlie che sono state in prima linea durante la rivoluzione e che oggi, grazie ad una legge post-rivoluzionaria, sono presenti al 50% nelle liste elettorali, sono ancor più protagoniste di un dibattito culturale sull’Islam. Il ritorno all’uso del hijab, tanto demonizzato dall’Occidente, è legato a diverse istanze: l’affermazione di un femminismo islamico, l’ingresso delle donne nella politica e infine anche una precisa scelta di nello stesso spazio pubblico e di espressione di un differente canone estetico.
Ad oggi è ancora più chiaro il legame fra la direzione che prenderanno i rapporti di genere e quella che prenderà la transizione democratica.  È riduttiva la contrapposizione tra modello occidentale e modello orientale che caratterizzava la Tunisi degli anni Sessanta. Ora gli spazi pubblici sono ancor più terreno di contesa e rinegoziazione di diversi modelli culturali.  Quali saranno gli effetti del risultato delle elezioni? L’indagine di Chiara Sebastiani mostra come lo spazio pubblico può essere solo quello composto da una rete strutturata di relazioni e confronti, la cui materialità è supporto alla sfera pubblica. La rivoluzione tunisina è stata, ed è soprattutto oggi, occasione per un rinnovato interesse sul rapporto fra spazio urbano e spazio politico, in particolar modo di fronte al complesso fenomeno della globalizzazione.

Sulle recenti elezioni, e in vista delle Presidenziali, ci dice inoltre la prof.ssa Sebastiani:

L’aspetto interessante di questa tornata elettorale in Tunisia – delle elezioni legislative che si sono appena svolte e di quelle presidenziali che si terranno il 23 novembre – è che gli esiti non sono mai scontati. Per un paese abituato da decenni a vedere sistematicamente vincere un solo partito ed un solo uomo con maggioranze bulgare, questo è un indicatore dell’instaurarsi di una mentalità democratica e non solo di istituzioni democratiche. Difficilmente Béji Caid Essebsi, leader del partito che ha trionfato alle legislative e candidato alla carica di Presidente della Repubblica, passerà al primo turno. Tra due possibili atteggiamenti dell’elettorato – saltare sul carro del vincitore o porre dei limiti al suo potere – il popolo tunisino al momento appare più incline al secondo. A meno che non venga portato a votare sotto l’effetto della paura. Vi è stato un attentato terroristico prima delle elezioni legislative, un altro a campagna presidenziale appena iniziata. Due attentati anomali che sembrano degli avvertimenti. E che possono pesare più delle preferenze degli elettori.

[box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Chiara SebastianiChiara Sebastiani insegna Teoria della sfera pubblica e Politiche locali e urbane presso l’Università di Bologna. Nata a Vienna, ha vissuto all’Aja, a Sidney e a Tunisi. Ha intrapreso la carriera universitaria di sociologa e politologa a La Sapienza di Roma, proseguita presso l’università della Calabria e approdata infine all’Alma Mater di Bologna. La ricerca sul campo è sempre stata una parte importante della sua attività: ha partecipato a indagini empiriche su larga scala – sui militanti e i quadri del Pci, sui lavoratori dell’Italsider di Taranto, sulle donne nei governi locali – e ha svolto ricerca qualitativa indipendente. È autrice di La politica delle città (il Mulino 2007). Ha curato Conversazioni, storie, discorsi (con G. Chiaretti e M. Rampazi, Carocci 2001). Ha tradotto e curato l’edizione italiana della Sociologia della Religioni (2 voll., Utet 1988) di Max Weber.[/box]

Print Friendly, PDF & Email
Redazione

Il Caffè Geopolitico è un’Associazione Culturale, le cui attività si sviluppano prevalentemente attraverso questa Rivista online, che raccoglie i contributi di quanti amano studiare, analizzare e comunicare i fatti delle relazioni internazionali e i temi della geopolitica ad essi connessi.
La Rivista è interamente sviluppata in rete, grazie al contributo e al supporto di soci e simpatizzanti in Italia e nel mondo, la maggioranza dei quali è composta da giovani professionisti e studenti universitari.
Infatti, i nostri soci e i nostri autori si scambiano informazioni e lavorano attraverso la rete internet, creando un network di connessioni molto diffuso e capace di stimolare la ricerca e lo scambio di conoscenze su una grande molteplicità di temi e aree geografiche.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci il tuo nome