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 Alla vigilia delle elezioni mid-term, la popolarità di Obama ai minimi storici può decidere le sorti della partita. Vediamo quali sono i temi che dominano le elezioni americane, ormai vicinissime.

LE ELEZIONI MID-TERM – Esattamente a due anni di distanza dalle presidenziali, l’elettorato americano è chiamato nuovamente ad esprimere la propria opinione nelle mid-term elections. L’obiettivo di tali votazioni è chiaro: la rielezione di tutti i membri della House of Representatives (la Camera), di 36 seggi del Senato dello U.S. Congress e di buona parte dei Governatori degli Stati. In sostanza gli americani andranno alle urne il prossimo 4 Novembre per esprimere il loro grado di soddisfazione in riferimento al Governo corrente e per pronunciare un giudizio sul secondo mandato di Barack Obama. Giudizio che, se negativo, potrebbe incidere sulle capacità governative del Presidente, dal momento che in gioco vi è l’intera Camera ed un terzo del Senato.

LA POSTA ED I SEGGI IN GIOCO – I Democratici, dopo l’exploit del 2008 che ha portato Obama alla Casa Bianca, hanno perso la maggioranza della House of Representatives già nelle mid-term del 2010, mantenendo però una leggera superiorità nel Senato. Alla prossima tornata elettorale il Partito Repubblicano è convinto di poter manifestare la propria preminenza, conservando la primazia nella Camera ed acquistando i 6 seggi che gli permetterebbe di essere maggioritario anche nel Senato. Dei 36 seggi da assegnare 21 appartengono a senatori democratici e 15 a repubblicani; la conquista di ulteriori 6 seats consentirebbe al Grand Old Party dell’elefantino di raggiungere la quota di 51 seggi su 100. Nonostante la mancanza di un leader e di una linea unitaria all’interno del Partito Repubblicano, il colpo grosso non sembra impossibile. I sondaggi pre-elettorali, forma di intrattenimento che va per la maggiore negli States, manifestano due chiare tendenze: il gradimento di Obama è ai minimi storici ed i Repubblicani stanno guadagnando terreno. Le questioni cruciali trattate nei dibattiti che anticipano le elezioni sono proprio quelle che stanno delineando la vulnerabilità del Presidente.

LA POLITICA INTERNA – Per ciò che riguarda la politica interna, i trending topics sono essenzialmente due: l’economia e la sanità. Nonostante alcuni tangibili miglioramenti, la situazione economica ed occupazionale non è di certo tornata ai livelli che hanno preceduto la crisi, e le promesse di rinnovata prosperità appaiono quindi solo parzialmente mantenute. La cruciale riforma della sanità, ribattezzata Obamacare, sembra essersi rivelata un’arma a doppio taglio: osteggiata dalle lobby delle assicurazioni e dai Repubblicani, poco chiara agli occhi del cittadino medio, potrà manifestare con più chiarezza i suoi effetti benefici nel medio periodo, penalizzata dal suo avvio incerto. A mettere in difficoltà la sanità americana vi è inoltre la questione Ebola. Solo il 20% dei cittadini, secondo Associated Press, approva ciò che è stato fatto per la gestione della minaccia, dai più ritenuta sottovalutata dalle autorità sanitarie e governative, nei confronti delle quali gli americani diminuiscono la fiducia.

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Obama in supporto del candidato al senato Gary Peters e l’aspirante Governatore del Michigan Mark Schauer  

LA POLITICA ESTERA – Recentemente il Presidente della Camera John Bohener ha dichiarato che Putin non avrebbe mai invaso la Crimea se Bush fosse stato presidente. Sostiene infatti che anche lo stesso Putin sia abbastanza intelligente da riconoscere che Bush lo avrebbe “preso a pugni sul naso” . Bohener, e con lui la maggior parte dei Repubblicani, afferma che la poco efficace e concreta politica estera di Obama abbia portato gli USA di nuovo sotto la minaccia del terrorismo. Per comprendere la situazione, diamo un po’ di numeri. Secondo l’agenzia di sondaggi AP-GFK la metà degli americani teme un attentato dell’ISIS nel territorio statunitense; il 65% degli elettori sostiene che la politica di Obama nei confronti dello Stato Islamico non sia chiara né decisa. Un americano su due è dell’idea che l’amministrazione democratica non abbia fatto abbastanza neppure in Siria. U n’ultimo dato ci fa comprendere da che lato potrebbe pendere la bilancia elettorale: al momento gli americani affermano di fidarsi di più del Grand Old Party Repubblicano per la protezione del Paese e per la gestione di una crisi internazionale.

IL FATTORE OBAMA – Nel comizio elettorale di Anthony Brown, candidato democratico come governatore del Maryland, all’arrivo di Obama molti elettori presenti hanno lasciato la sala. Non è un caso che questa sia stata una delle poche uscite pubbliche del Presidente in questa campagna elettorale, nella quale ha ritenuto opportuno mantenere un profilo basso. Alcuni degli stessi candidati democratici hanno apertamente preso le distanze da Barack Obama, non volendo associare il proprio nome all’impopolarità del Presidente. A decidere la sorte delle elezioni potrà essere quindi ciò che gli analisti oltreoceano chiamano Obama Factor. Lo scarso gradimento degli elettori nei confronti di Barack Obama potrà pesare sulle sorti dell’intero Partito Democratico, che andranno ai seggi proprio per esprimere un’opinione sull’operato dell’attuale amministrazione. Lo sanno bene i Repubblicani, che già hanno pagato alle mid-term del 2006 l’impopolarità di George W. Bush, che risulta più facile per il partito non al governo convogliare il dissenso verso il Presidente, piuttosto che per quest’ultimo organizzare il consenso intorno al suo partito.

Marco Spada

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Foto: WisPolitics.com

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3 Commenti

  1. CafeGeopolitico secondo me poco molto poco oramai tra batoste interne ed esterne ha esaurito 2lo slancio rivoluzionario=cambiamento”

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