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IV Vertice UE-Africa: la partnership su migrazione e mobilità

Il nuovo documento strategico su migrazione e mobilità, adottato a Bruxelles in occasione del IV Vertice Africa-UE, se da un lato pone maggiore enfasi su temi precedentemente trascurati (primi fra tutti l’immigrazione irregolare e i diritti degli immigrati), dall’altro lato non pare comunque andare oltre dichiarazioni di intenti per la maggior parte prive di strumenti operativi

L’ACTION PLAN 2014 -2017: COSA CAMBIA? – All’interno della cornice istituzionale della Joint Africa EU Strategy la Partnership su migrazione e mobilità ha come obiettivo quello di fornire un approccio ampio e articolato al tema dell’immigrazione, regolare e non. I risultati registrati dai due precedenti Action Plan della Partnership (2008-2010 e 2011-2013) sono stati considerati poco soddisfacenti dalla commissione congiunta UE-Africa in sede di process review. Il nuovo Action Plan 2014-2017 identifica come priorità d’intervento la lotta al traffico di esseri umani, la valorizzazione della diaspora e delle rimesse, l’immigrazione irregolare, la protezione internazionale, l’immigrazione regolare e la mobilità del lavoro.

  • Traffico di esseri umani
  • Rimesse e diaspora
  • Migrazione e mobilità
Il contrasto al traffico di esseri umani resta una delle priorità della Partnership Africa-UE per i prossimi anni. Nelle dichiarazioni ufficiali i rappresentanti al vertice di Bruxelles hanno espresso grande preoccupazione per il traffico di esseri umani quale forma moderna di schiavitù e grave violazione ai diritti e alla dignità umani. Secondo il rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine un gran numero delle vittime (l’ILO stima pari a 300mila i bambini che ogni anno sono oggetto di contrabbando nell’Africa occidentale) finisce in Europa. Attualmente azioni di contrasto al traffico di esseri umani, in particolare per la protezione dei bambini (il dramma tristemente noto dei bambini soldato e delle spose bambine), vengono per lo più adottate a livello nazionale e sub-regionale, malgrado il loro impatto abbia una dimensione transregionale e intercontinentale. Pur registrandosi un certo progresso nell’adozione di misure di repressione da parte di molti Stati africani, manca ancora un approccio operativo condiviso in grado di superare le forti carenze giuridiche che impediscono una efficace azione di prevenzione e di contrasto al traffico di esseri umani. La posizione comune assunta dal IV Vertice Africa- UE ha enfatizzato necessità di rafforzare la cooperazione internazionale, politica e giudiziaria, e di istituire una forza di polizia, l’AFRIPOL, con poteri speciali di intervento contro i trafficanti.
Le due key actions Rimesse e Diaspora mirano valorizzare le ricadute positive del legame esistente tra migrazioni e sviluppo per i Paesi di origine. Gli alti costi di trasferimento delle rimesse rappresentano un problema particolarmente serio per l’Africa, favorendo il ricorso a canali informali e la diffusione del mercato nero. Per di più molti Paesi non forniscono dati affidabili sulle rimesse. Risulta di fondamentale importanza, come evidenziato nella dichiarazione finale del summit, accelerare la piena operatività dell’African Institute for Remittances, l’istituto specializzato dell’UA nato nel 2010 con il supporto dell’UE, della Banca mondiale e della Banca africana per lo Sviluppo. Tra i compiti dell’AIR dovrebbe rientrare anche il varo di una riforma del sistema delle rimesse e dei pagamenti che assicuri maggiore trasparenza e concorrenza tra gli operatori dei Paesi di provenienza, scoraggiando così il ricorso ai canali informali. Promuovere il legame tra migrazione e sviluppo significa per il continente africano migliorare la partecipazione e valorizzare il ruolo della diaspora africana residente in Europa nello sviluppo dei Paesi di origine. Finora la sinergia tra la Partnership Africa-UE e le iniziative messe in campo dalla UA per valorizzare il ruolo della diaspora africana sono state insufficienti e i progressi scarsi. Maggiore considerazione dovrà essere data dall’Action Plan 2014-2017 alla creazione di una effettiva partnership tra Europa e Africa che migliori la capacità e l’impatto delle organizzazioni della diaspora africana, creando reali condizioni per la partecipazione degli immigrati nello sviluppo dei rispettivi Paesi d’origine.
Quella del rapporto migrazione/lavoro è la key priority rispetto alla quale maggiormente si è registrata la distanza di vedute (e di interessi) tra Europa e Africa. I flussi migratori rappresentano sempre più un fattore d’instabilità per i Paesi di destinazione e un’opportunità di sviluppo per i Paesi d’origine. Lo dimostra la scarsità dei risultati conseguiti dal secondo Action Plan (2011- 2013) sull’azione migrazione e mobilità. La sfida per i Paesi africani è certamente quella di promuovere e gestire migrazioni del lavoro regolari all’interno del continente. Sul tema della mobilità del lavoro intra-africana, tema estremamente importante per il continente africano in termini di sviluppo e sicurezza, risulta fondamentale l’apporto di esperienza dell’UE attraverso la condivisione di una piattaforma comune.

 

  • Protezione internazionale
  • Immigrazione irregolare
Il tema della protezione internazionale di rifugiati, richiedenti asilo e profughi è una key action particolarmente importate per la Partnership Africa-UE e per il continente africano, colpito negli ultimi anni da numerose guerre civili (Repubblica centrafricana, Ciad, Sud Sudan, Darfur, Somalia, Mali). È un tema su cui si registra la convergenza tra posizioni africane ed europee. È emersa nella Dichiarazione finale l’urgenza di adottare, anche con il coinvolgimento di Organizzazioni internazionali, strumenti giuridici per la gestione della protezione internazionale mediante azioni di ristabilimento, di rimpatrio volontario e, laddove possibile, di integrazione con le comunità locali. Una priorità per l’UA rimane l’entrata in vigore della Convenzione per la protezione e l’assistenza dei profughi in Africa, firmata a tutt’oggi da trentanove Stati.
La key priority della immigrazione irregolare (vero tema caldo del summit), ha visto prevalere un atteggiamento poco innovativo rispetto alle aspettative. Sul tema, reso drammaticamente urgente dagli eventi che si consumano ogni giorno nel Mediterraneo, ha prevalso un approccio economico e securitario con un richiamo alla necessità di rafforzare i sistemi di sorveglianza alle frontiere e di affrontare «[…] le cause profonde della migrazione irregolare». La dichiarazione finale congiunta su migrazione e mobilità sottolinea la necessità di un approccio globale ai temi della mobilità e dell’immigrazione in un’ottica di sviluppo economico e sociale sostenibile per i Paesi di origine di transito e di destinazione, ribadendo altresì l’importanza di collegare all’interno della Partnership Africa-UE le politiche di mobilità e di immigrazione ad altre aree di intervento, in particolare l’occupazione e la formazione. Al di là delle formule ufficiali, si resta tuttavia nell’ambito delle responsabilità nazionali. Si invitano le parti a promuovere a livello bilaterale i canali di immigrazione circolare e temporanea, a incoraggiare i rimpatri volontari e a migliorare il sistema nazionale di rilascio dei visti. Si ribadisce la titolarità delle competenze nazionali in materia di lotta al traffico di immigrati, mentre i flussi di immigrazione irregolare sono interconnessi, rendendo così assai difficile limitare una risposta alla sfera regionale. È ben noto che le reti di trafficanti operano a livello intercontinentale sulla rotta che dalla Libia porta all’Europa e alla Penisola araba. Ed è altrettanto noto che le più gravi e frequenti violazioni dei diritti umani degli immigrati vengono perpetrate dagli Stati di transito.

È sul fronte della lotta alle reti di trafficanti umani che più si avverte la mancanza di una strategia comune, di una vera e propria road map. Pur salutando con favore l’impegno solenne assunto dai rappresentanti europei e africani ad assicurare il rispetto dei diritti umani degli immigrati, indipendentemente dal loro status giuridico, non si possono non nutrire perplessità sulla efficacia di risposte, per lo più declaratorie, a un problema strutturale sul quale incideranno ancora a lungo i cambiamenti demografici e socio-economici del continente africano, e su cui si innestano le guerre del Mediterraneo.

Mariangela Matonte

Un chicco in più
Un consiglio di lettura: una policy analysis sul tema dell’immigrazione nei rapporti Africa-UE.

I siti ufficiali dell’iniziativa sono:

 Lo Storify del Summit

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