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Lo scorso 9 novembre Russia e Georgia, grazie alla mediazione svizzera, hanno firmato l’accordo bilaterale che ha consentito a Mosca di entrare a far parte del WTO (World Trade Organization). Lo ha comunicato il direttore generale dell’Organizzazione, Pascal Lamy. Che cosa implica questa notizia? Le opportunità commerciali per i partner della Russia sono molte, ma alla base vi è un chiaro disegno della Russia per aumentare la propria influenza geopolitica verso Occidente

DICIOTTO ANNI DI NEGOZIAZIONI – Fino ad oggi quella russa era la più importante economia, a livello mondiale, ancora fuori dall’Organizzazione. La sua adesione  – dopo quella della Cina di dieci anni fa – rappresenta la più importante novità in seno all’istituzione che con essa arriva a coprire il 98% del commercio mondiale. La prima richiesta del governo di Mosca per l’ingresso nel WTO risale al 1993, ma negli anni non è mai riuscita a farsi ammettere a causa dei diversi problemi che aveva con gli altri stati membri. Le trattative sono sempre state ostacolate dalla diffidenza reciproca, dalla lontananza tra il sistema economico occidentale e quello che la Russia aveva ereditato dall’URSS e dalla mancata volontà di quest’ultima a rinunciare alle proprie prerogative, come ad esempio la “tassa” per il sorvolo della Siberia, le alte barriere doganali all’ingresso di merci e servizi (a protezione di un industria troppo debole, incapace di affrontare la concorrenza internazionale) ed infine la fortissima controversia con la Georgia. Nel corso di questi 18 anni la maggior parte delle controversie sono state appianate e nel 2010 è stato raggiunto un accordo di principio anche con gli USA e l’UE. Il veto della Georgia costituiva, difatti, l’ultimo ostacolo da superare per la conclusione dei negoziati per l’effettiva adesione della Russia al WTO. Già dal 2004 la Georgia (membro del WTO dal 2000) esercitava il suo potere di veto contro la Russia a causa del suo sostegno a favore dell’indipendenza alle province dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud. I rapporti tra Mosca e Tbilisi si sono poi completamente interrotti nel 2008, dopo dell’intervento della Russia nella guerra dei 5 giorni che ha fatto perdere alla Georgia un quinto del proprio territorio nazionale. Le relazioni formali sono riprese solo lo scorso aprile  attraverso la mediazione svizzera che ha favorito l’accordo tra i due paesi in conflitto. UN ACCORDO PER L’IMPORT-EXPORT – Dopo il riconoscimento dell’indipendenza dell’Abkhazia e dell’Ossezia del Sud da parte della Russia, il confine secondo Tbilisi e Mosca non passa lungo la stessa linea, pertanto affinché sia garantito lo scambio delle merci, l’accordo prevede l’affidamento ad una società privata – in grado di garantire una posizione super partes il compito di mediare in questa difficile situazione. Nonostante il dissenso espresso dalle due province secessioniste preoccupate nuovamente per la sicurezza della loro sovranità nazionale, si tratta di un accordo storico del quale saranno in tanti a beneficiare, primi fra tutti la stessa Georgia e la Russia, ma anche gli Stati Uniti che – senza nulla togliere alla mediazione svizzera – hanno esercitato una notevole pressione sul governo di Mikheil Saakašvili affinché togliesse il veto, e l’economia mondiale in genere. UNO SGUARDO AI PRINCIPALI PROTAGONISTI: RUSSIA… – Mosca con l’ingresso nel WTO accetta di aderire concretamente alle regole del mercato internazionale. Prendendo in considerazione gli prospettive economiche nel breve periodo le preoccupazioni non sono poche. Il Governo dovrà preoccuparsi di abbassare le barriere doganali applicate alle importazioni (fino al 7,8%), aprirsi alla competizione abolendo gradualmente i sussidi alle aziende e al settore agricolo e l’industria sarà costretta a modernizzarsi e a diversificare. Il rischio ovviamente per chi non è abbastanza forte da reggere il confronto potrebbe soccombere, ma le ricadute positive nel medio e nel lungo periodo non mancheranno. Anche il sistema bancario andrà a beneficiarne potrà aprirsi agli stranieri, rendendo possibile un controllo del 50% del capitale e nel giro di nove anni le compagnie di assicurazione potranno aprire uffici in Russia. A loro volta gli imprenditori russi potranno invocare una maggiore protezione all’estero e negoziare a tariffe più favorevoli. Il volto della Russia rinnovato, sarà quello di un paese che intende integrarsi effettivamente all’economia mondiale nel rispetto delle regole comuni. Garantire maggiore affidabilità e trasparenza permetterà, inoltre, di rassicurare i mercati e favorire l’arrivo degli IDE. In definitiva nel medio e nel lungo periodo la Russia, sfruttando questa nuova apertura, potrebbe sviluppare ritmi di crescita maggiori di quelli che ha registrato negli ultimi anni. … LA GEORGIA… – da due anni subisce l’embargo russo sull’esportazione suoi prodotti più importanti, il vino e l’acqua, e il suo mercato si è notevolmente ridotto. Come sostiene il giornalista e profondo conoscitore della regione Eric Hoesli: “Porre fine all'embargo sulla candidatura di Mosca al WTO avrà un impatto commerciale positivo per Tbilisi, il cui principale mercato di vendita è proprio la Russia”. Inoltre, la Georgia è perfettamente cosciente della sua condizione di piccolo stato che coesiste affianco ad un “gigante” economico e militare e nei confronti del quale non può mantenere una politica aggressiva per lungo tempo, senza che questa non assuma una connotazione sfavorevole per essa stessa. Ciò nonostante è difficile pensare che d’ora in avanti i rapporti tra Mosca e Tbilisi andranno verso la risoluzione del conflitto e la conciliazione. E’ più probabile che si tratti solo di una parentesi all’interno di posizioni discordanti.

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E GLI USA – dopo aver raggiunto un accordo di principio con la Russia, hanno fatto notevoli pressioni sul governo georgiano perché rinunciasse al veto e aprisse alla possibilità di accogliere Mosca all’interno del WTO. Le ragioni sono al contempo di ordine politico ed economico. Da una parte la volontà di accogliere la Russia nell’organizzazione è un tentativo di conciliazione dopo le tensioni nate a causa del Ballistic Missile Defense System in Central Europe (per il quale Mosca accusa l’occidente di avere un atteggiamento aggressivo nei suoi confronti), per far si che si impegni maggiormente affinché l’Iran non accresca ancora la sua aggressività e che semplifichi e consenta il transito dei rifornimenti per l’Afghanistan. Dall’altra Washington è cosciente del fatto che la Russia in questi anni, nonostante fosse fuori dal WTO non è rimasta certo isolata, ma ha dato vita o è entrata a far parte di diverse organizzazioni politico-economiche regionali che godono di grande prestigio internazionale come la SCO (Shanghai Cooperation Organization), il Collettive Security Treaty Organization, la CIS Free Trade Zone e la Customs Union (ovvero un’unione doganale con Bielorussia, Kazakhstan e a breve Kirghizistan), attraverso le quali sta lentamente dando vita ad un’unione economica che comprende tutti i paesi dell’ex URSS, consentendole così di mantenere ancora un’influenza decisiva in tutta l’area, erodendo gli spazi che l’occidente aveva guadagnato dopo la caduta dell’impero sovietico. Con l’ingresso di Mosca nel WTO gli USA sperano di poter limitare l’ascendente russo e riguadagnare spazio di manovra in Asia Centrale. Il governo russo si muove, quindi, in due direzioni. Aspira ad entrare a far parte del modello economico occidentale e spera anche di riuscire a promuovere l’accesso di paesi come l’Uzbekistan, il Kazakhstan e la Bielorussia che stanno negoziando il loro ingresso nel WTO, ma allo stesso tempo è attenta a non rischiare di rimanere isolata a causa delle pressioni del sistema occidentale. Il suo ingresso nell’organizzazione è ormai un dato di fatto e sarà ufficializzato definitivamente durante l’assemblea della Conferenza dei Ministri del WTO, prevista a Ginevra dal 15 al 17 dicembre prossimo. La membership sarà effettiva entro 30 giorni dal voto e la Duma potrebbe ratificarla già entro febbraio 2012, prima delle prossime elezioni presidenziali russe, che potrebbero riportare Vladimir Putin alla guida del Cremlino. Per l’attuale Primo Ministro russo l’adesione al WTO sarà senz’altro importantissima per garantirsi, dopo la sua eventuale rielezione, la fiducia dei mercati.

Marianna Piano redazione@ilcaffegeopolitico.net

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