Bandiera del Kurdistan Iracheno
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I curdi si trovano a combattere contro i miliziani dello Stato Islamico (Islamic State – IS) in due aree separate: il Nord della Siria e la regione del Kurdistan iracheno. Un fattore comune tra le due, oltre agli attacchi dell’IS, è il confine con la Turchia. Diamo un’occhiata alla situazione con uno sguardo a chi sono i famosi Peshmerga.    LA SITUAZIONE IN IRAQ – Nel teatro iracheno, le milizie dello Stato Islamico hanno ridotto la pressione e gli attacchi sulla regione del Kurdistan iracheno per concentrare i loro sforzi nell’area occidentale del Paese (nel Governatorato di al-Anbar). Successivamente alla caduta della città di Mosul e alla rotta delle forze federali irachene nell’area, i curdi hanno preso possesso della città di Kirkuk, da tempo reclamata quale facente parte del Kurdistan iracheno, ma sempre negata da Baghdad alle Autorità curde. Le milizie curde Peshmerga (delle quali si tratterà in seguito) hanno poi combattuto per riconquistare la strategica diga di Mosul, anch’essa caduta nelle mani dell’IS, la quale rischiava di essere usata dai miliziani islamisti per ridurre la fornitura di corrente a numerose aree irachene o, addirittura, come arma, rilasciando le acque e provocando catastrofi più a valle. Nella riconquista dell’infrastruttura, i Peshmerga hanno beneficiato delle incursioni aeree dei cacciabombardieri della Marina statunitense (US Navy – USN), imbarcati sulla portaerei George H. W. Bush, in missioni di supporto aereo ravvicinato (Close Air Support – CAS). Non essendoci un vero e proprio fronte (a dispetto dell’opinione di molti, lo Stato Islamico non agisce come un esercito vero e proprio) e mancando di mezzi necessari, le forze curde nell’area non sono in grado di condurre offensive, se non su piccola scala. LA SITUAZIONE IN SIRIA – Negli ultimi giorni è salita all’attenzione dei media internazionali la battaglia per il controllo della cittadina di Kobane, nel Governatorato di Aleppo, a nord della Siria e nei pressi del confine con la Turchia. A fronteggiarsi sono i miliziani dello Stato Islamico e le YPG (Unità di protezione popolare) curde. Prima di giungere a Kobane, l’IS ha colpito numerosi villaggi nell’area, dove i curdi hanno da tempo proclamato l’auto-governo. Alcune periferie della cittadina sono finite in mano agli islamisti, mentre il centro è ancora difeso dalle YPG. Anche qui, i curdi hanno beneficiato delle missioni CAS da parte delle forze aeree della coalizione guidata dagli Stati Uniti, che da circa due settimane ha iniziato a colpire obiettivi dell’IS anche in Siria. Secondo il Centcom (Central Command – Comando centrale degli Stati Uniti, responsabile delle operazioni militari nell’area mediorientale) gli obiettivi per i raid sono sempre più difficili da individuare, poiché i miliziani islamisti hanno occupato diverse abitazioni civili e si sono mescolati alla popolazione. Embed from Getty Images CHI SONO I PESHMERGA? – In lingua curda, Peshmerga significa “coloro che affrontano la morte“. Il termine identifica le milizie curde attive nel Nord dell’Iraq, le quali iniziarono a operare nel 1920. Le milizie Peshmerga hanno preso parte a tutti i maggiori combattimenti avvenuti in territorio iracheno. Durante l’operazione Iraqi Freedom del 2003, condotta dagli Stati Uniti e dalla “coalizione di volenterosi” da loro guidata, i Peshmerga combatterono fianco a fianco con le truppe USA nell’Iraq settentrionale. Dopo la caduta di Saddam Hussein, i curdi continuarono a combattere a fianco della coalizione per stroncare i focolai di ribellione accesisi nella zona nord, come a Mosul. Successivamente alla creazione delle Istituzioni del nuovo Iraq, i Peshmerga hanno fornito (e forniscono) uomini alla Guardia presidenziale a Baghdad (in seguito alla divisione interetnica permanente delle cariche istituzionali irachene, ai curdi spetta il Presidente della Repubblica, agli sciiti il Primo Ministro e ai sunniti il Presidente del Parlamento). Inoltre, Peshmerga è il nome ufficiale adottato dalle forze di difesa della regione semiautonoma del Kurdistan iracheno sin dalla sua costituzione. All’interno di queste milizie curde sono state create delle unità con caratteristiche molto vicine a quelle delle forze speciali, chiamate Battaglioni cobra. Sono proprio queste unità a fornire uomini per la Guardia presidenziale. Nelle milizie sono inquadrate anche combattenti donne, impiegate in operazioni di prima linea al pari dei colleghi uomini. Le armi in dotazione ai Peshmerga sono un misto tra quelle di fabbricazione statunitense e quelle di provenienza russo-sovietica, con in più alcune europee. I curdi hanno più volte richiesto la fornitura di armamenti tecnologicamente più avanzati e di veicoli da combattimento per fronteggiare le forze dello Stato Islamico. Gli Stati Uniti e un buon numero di Paesi europei (tra cui l’Italia) hanno deciso di accettare la richiesta curda e iniziare l’invio di armamenti alle forze curde nel Nord dell’Iraq. Embed from Getty Images I RAPPORTI CON IL PKK – Per la NATO il PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) è un’organizzazione di stampo terroristico, avendo compiuto numerosi attentati in territorio turco. Tuttavia, in questo periodo, le ragioni della geopolitica hanno fatto sì che il gruppo curdo e i Paesi occidentali siano schierati contro lo Stato Islamico. Secondo numerose fonti, i miliziani del PKK hanno più volte varcato il confine con l’Iraq per dare manforte ai Peshmerga, considerando il loro supporto vitale quanto i raid aerei della coalizione. Miliziani del Partito dei lavoratori sono presenti anche in Siria a combattere a fianco delle formazioni curde locali. Queste relazioni tra combattenti curdi in Siria e Iraq e il PKK sono uno dei fattori dell’attuale posizione turca. Nonostante Ankara ufficialmente appoggi il Governo regionale del Kurdistan iracheno, non può permettersi un eccessivo rafforzamento curdo, nemmeno tramite la fornitura di armi da parte dei Paesi occidentali, ostacolando più volte il passaggio di equipaggiamenti ai suoi confini. Un Kurdistan iracheno forte, al limite dell’indipendenza, sarebbe un grave rischio per la Turchia, poiché potrebbe creare le basi per un rilancio delle ambizioni del PKK. Inoltre, per Ankara, la lotta allo Stato Islamico deve andare di pari passo con il contrasto al regime di Assad e alla sua destituzione: una questione non presente nell’agenda dei Paesi occidentali.

Emiliano Battisti

[box type=”shadow” ]Un chicco in più Il Partito dei lavoratori curdi (PKK) vede i suoi inizi nei primi Settanta, quando Abdullah Öcalan ne creò il nucleo assieme ad alcuni studenti. L’ideologia originaria era una fusione tra il socialismo rivoluzionario e il nazionalismo. Il gruppo rivendica l’autodeterminazione per la popolazione curda situata in Turchia. Per perseguire i propri obiettivi, dal 1984 al 2013 il PKK ha utilizzato la lotta armata, oltre alla propaganda. Il Partito è stato inserito nella lista delle organizzazioni di stampo terroristico dalla NATO. [/box]
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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.

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