F-22 Raptor
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La coalizione a guida USA ha esteso i raid aerei contro lo Stato islamico al territorio siriano. In 3 sorsi analizziamo gli attacchi, gli obiettivi e le reazioni da parte del Governo di Damasco e della Russia

1. GLI ATTACCHI – Nella notte tra lunedì 22 e martedì 23 settembre la coalizione guidata dagli Stati Uniti ha iniziato a estendere i raid aerei contro lo Stato islamico (IS) anche sul territorio siriano. La mossa non è arrivata inaspettata, poiché giorni prima il presidente Obama ne aveva annunciato l’intenzione alla stampa. L’attacco ha rispettato un copione ormai consolidato: le forze navali presenti nel Mediterraneo e nel Mar Rosso hanno “aperto le danze” con lanci di missili da crociera Tomahawk a guida GPS, i quali sono stati seguiti dai cacciabombardieri con base a terra o sulla portaerei George H.W. Bush, che incrocia nell’area da tempo e che è stata, fino a ora, la principale protagonista dei raid sull’IS in Iraq. Il Pentagono, nel comunicare gli avvenuti attacchi in Siria, ha annunciato che, oltre a quelli statunitensi, hanno partecipato anche velivoli provenienti da cinque Paesi arabi: Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Giordania e Bahrain.

Mappa degli attacchi aerei in Siria
Mappa degli attacchi aerei in Siria

2. GLI OBIETTIVI – I raid in Siria hanno mostrato un cambio di strategia nella campagna aerea della coalizione a guida USA contro lo Stato islamico. I primi bombardamenti sull’Iraq avevano uno scopo prettamente difensivo e contingente, volto a proteggere il personale statunitense presente a Erbil, capitale dell’enclave curda nel Nord del Paese. Gli attacchi si sono infatti concentrati sulle forze dell’IS per fermarne l’avanzata e per sostenere le milizie curde nei combattimenti e nella riconquista della diga di Mosul, di grande importanza strategica. Con l’estensione dei raid al territorio siriano si passa a una seconda fase, più simile a una campagna aerea vera e propria. Gli obiettivi infatti sono divenuti i centri strategici dell’IS come i capisaldi, le basi logistiche, i centri d’addestramento, i depositi d’armi e le raffinerie di petrolio, quest’ultime fonti principali di finanziamento dello Stato islamico. La maggior parte dei primi bombardamenti si è concentrata sulle roccaforti dell’IS nella provincia di Raqqa e sulla città di Albu Kamal, nei pressi del confine con l’Iraq, uno dei principali snodi di rifornimento e passaggio dei miliziani. Nei pressi delle città di Aleppo e Idlib i cacciabombardieri della coalizione hanno colpito anche postazioni e depositi del Fronte al-Nusra, legato ad al-Qaida.

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3. ASSAD E PUTIN: DUE REAZIONI DIFFERENTI – La Russia ha immediatamente condannato i raid come palese violazione del diritto internazionale e della sovranità dello Stato siriano, continuando a sostenere che della questione si deve occupare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il Governo siriano, però, si è comportato diversamente. Il rappresentante della Siria all’ONU è stato avvisato dal corrispettivo statunitense dell’imminenza dei raid. Sapendo che gli obiettivi della coalizione non sarebbero stati le proprie forze, Assad ha ordinato alla difesa aerea di non interferire con gli attacchi. Ovviamente gli USA si sono affrettati a smentire qualsiasi tipo di collaborazione con il regime siriano, ma de facto, seppur tacita, questa collaborazione c’è stata e prosegue.

 Emiliano Battisti

[box type=”shadow” ]Un chicco in più

I raid sulla Siria hanno visto per la prima volta l’impiego fuori area del caccia USA di quinta generazione F-22 Raptor. Il loro numero è imprecisato, così come le basi da dove operano (probabilmente dagli Emirati Arabi Uniti). L’utilizzo è stato determinato dalla scelta di non correre rischi con le difese aeree di Assad. Nel caso queste si fossero attivate, le caratteristiche stealth dell’F-22, unite a quelle degli aerei per la guerra elettronica E/A-6B Prowler della Marina, avrebbero contribuito a disturbarle o sopprimerle per proteggere i cacciabombardieri in arrivo. I radar siriani sono stati comunque oscurati dai Prowler per coprire le direttrici d’attacco degli aerei della coalizione. [/box]

 

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Emiliano Battisti

Sono nato a Roma nel 1986 e ho conseguito la laurea triennale in Scienze Politiche e quella specialistica in Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli. Dopo due esperienze in Ambasciate come stagista (presso quella italiana a Washington e presso quella statunitense a Roma) ho collaborato con l’Istituto Affari Internazionali a Roma e con il Centro Militare di Studi Strategici. Ho un Master in Istituzioni e Politiche Spaziali e uno in Giornalismo e Giornalismo Radiotelevisivo. Scrivo per Il Caffè Geopolitico dal settembre 2013 iniziando con Miscela Strategica dove mi sono occupato (e mi occupo) di spazio, difesa antimissile e velivoli militari. Inoltre, analizzo i teatri di crisi internazionale. Attualmente sono responsabile dell’Ufficio Stampa, del coordinamento dei Social Media e del desk Nord America oltre ad aver creato il desk spaziale AstroCaffè.

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