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Dopo un apparente periodo di tregua tra i separatisti tuareg ed il governo centrale, stiamo assistendo dal Maggio di quest’anno a un deterioramento delle condizioni di sicurezza nel paese, che ostacola ulteriormente i negoziati di pace. Cerchiamo di inquadrare la situazione in tre sorsi

1. LE PREMESSE – Nel Gennaio 2012 il Mali ha conosciuto la più organizzata ed efficace rivolta Tuareg della sua storia, che ha portato alla temporanea secessione del Nord del Paese. Per superare la crisi in modo definitivo non sono bastati né l’intervento internazionale sotto la guida della Francia né l’accordo di pace firmato a Ouagadougou nel Giugno 2013. Nonostante il tentativo di mediazione e l’intervento francese, il focolaio della tensione è sempre rimasta Kidal – ultima roccaforte del Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad (MNLA) – il cui controllo è costantemente sfuggito al governo centrale. Inoltre le trattative di pace tra i separatisti e Bamako, previste dall’accordo, sono rimaste pressoché stagnanti per più di un anno. Questo rivelerebbe l’avversione di entrambe le fazioni nel cedere sulle proprie posizioni, ostacolato certamente dal deterioramento dei rapporti fra le parti dovuto a più di mezzo secolo di continuo conflitto e recriminazione reciproca.

2. NUOVI SCONTRI – All’inizio di Maggio, secondo quanto riportato da Al Jazeera, i rappresentanti dell’Alto Consiglio dell’Azawad avrebbero convocato un vertice monitorato da delegati delle Nazioni Unite e dell’esercito francese e rivolto a tutti i membri delle fazioni separatiste, al fine di trovare una posizione comune nell’ambito delle negoziazioni con il governo centrale. Tale propensione al dialogo è stata però smentita nei giorni seguenti dall’escalation di violenza che ha seguito la prima visita ufficiale del primo ministro Moussa Mara nella città di Kidal, in seguito alla quale il governo maliano si è dichiarato “in guerra contro i ribelli tuareg”. Dopo una settimana di combattimenti le due parti sono giunte alla ratifica di un cessate il fuoco proposto dall’Unione Africana e dalle Nazioni Unite. Facendo ciò esse hanno accettato una nuova tregua e si sono dette pronte a collaborare per trovare una soluzione negoziale in grado di stabilizzare il Paese.

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Membri del Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad (MNLA) presenti all’apertura del secondo round negoziale ad Algiers in 1 Settembre 2014

3. DIFFICILI NEGOZIATI – Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – prima dell’inizio delle negoziazioni inter-maliane previste per metà Luglio – ha sottolineato l’urgenza di un dialogo inclusivo, che da una parte porti ad una risoluzione duratura delle controversie e dall’altra assicuri l’integrità territoriale del Mali. Chiaramente la profonda sfiducia tra i gruppi ribelli e Bamako e la forte volontà di autodeterminazione della comunità Tuareg hanno reso, e rendono ad oggi, arduo il raggiungimento e soprattutto l’accettazione di un compromesso credibile e duraturo; l’MNLA – tra i gruppi più radicali – sarebbe addirittura uscito dalle trattative nel corso del secondo round negoziale svoltosi ad Algeri la prima settimana di Settembre. Un ulteriore elemento di instabilità è rappresentato dai ripetuti attentati che da Maggio hanno mietuto circa 20 vittime fra le forze della missione ONU in Mali (MINUSMA); tali attacchi, realizzati mediante ordigni esplosivi rudimentali, non sono stati rivendicati da alcun gruppo.

 

[box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Un chicco in più

Le radici di questo continuo conflitto, che ha di fatto spaccato in due il Mali, affondano nella prima post-indipendenza. Dal 1962, anno della prima ribellione Tuareg, questa minoranza ha costantemente sottolineato la sua volontà di autodeterminazione, denunciando più volte una sensazione di marginalizzazione e la mancanza di investimenti statali volti allo sviluppo economico ed infrastrutturale della regione. Molte furono le insurrezioni, altrettanti gli accordi di pace stipulati. La mancata o parziale implementazione delle concessioni sancite da questi accordi ha portato i Tuareg a imbracciare ogni volta di nuovo le armi. Tra i maggiori trattati ricordiamo il Pacte National (1992) e l’Algiers Peace Accord (2006). Per una cronologia dei principali eventi in Mali http://www.sipri.org/research/security/Mali/chronology[/box]

Silvia Antonini

Foto: Magharebia

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