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martedì 7 Aprile 2020
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    Stretta tra Francia e Germania

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    Oggi come allora. Al di là delle fatiche interne, l’Italia ha sempre cercato di trovarsi, con alterne fortune, uno spazio autonomo in un’Europa dove comandavano i giganti Francia e Germania. Un discorso attuale adesso come al tempo della nascita della Comunità Europea. Per capire l’origine di tali dinamiche, eccovi questo “flashback” del nostro speciale sulla storia della politica estera italiana, relativo al ruolo, i successi e le fatiche del nostro Paese all’inizio della storia dell’Europa unita

     

    EUROPA UNITA? – Nel 1946, nella città tedesca di Colonia, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Robert Schumann – il Ministro degli esteri francese dell’epoca, – s’incontrano nel contesto di un vertice cristiano democratico europeo. Mentre espongono gli ideali democristiani gettano anche le prime basi di un’Europa unita. L’Italia, grazie in parte al peso di uno statista quale De Gasperi, fa parte del nucleo che ha inizialmente dato vita all’odierna Unione Europea. É fra i paesi firmatari del trattato CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), che unifica la produzione di carbone e acciaio, e del trattato CEE, che nel 1957 -proprio a Roma (foto sotto) – sancisce la data di nascita del progetto europeo. Non per questo però l’Italia è stata un protagonista di peso della politica europea ai suoi albori. Questa infatti rimane ampiamente sottomessa alla volontà di Francia e Germania. L’asse franco-tedesco ha rappresentato, un tempo come oggi, il motore della vita politica ed economica dell’Unione.

     

    LA PAURA IN ARRIVO DALL’EST – Peraltro, l’integrazione era un dato di fatto allora più lampante di quanto si possa credere. Nel 1948 gli Stati Uniti impongono la creazione dell’OECE (Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica) per coordinare la gestione del piano Marshall i cui fondi sono destinati a ricostruire l’Europa distrutta dalla guerra (e rilanciare l’economia americana). La ricostruzione, inoltre, ha bisogno, oltre che di aiuti economici, di carbone ed acciaio per cui la CECA rappresenta una via logica, oltre che pratica visto che sul piano della sicurezza le minacce di guerra sul continente europeo si erano spostate sempre più verso l’Est, la Germania del Reich hitleriano essendo adesso rimpiazzata dall’Unione Sovietica stalinista. Un mese dopo l’adozione del trattato CECA, nel giugno 1950 esplode infatti la guerra di Corea e con essa la Guerra Fredda. In questo contesto gli Stati Uniti sono favorevoli ad un riarmo della Germania Occidentale, beneficio che sarà progressivamente concesso con la sua adesione alla NATO nel 1955.

     

    ITALIA: LUCI… – Come per i suoi omologhi francesi e tedeschi che vedevano, gli uni nel progetto europeo il rafforzamento della leadership francese a discapito dei rivali inglesi, gli altri la possibilità di rivalutare il ruolo della Germania in Europa, l’Italia cerca nell’Europa unita non solamente una pace duratura ma anche la realizzazione di obiettivi nazionali. In primo luogo, come per i tedeschi, l’Italia uscita sconfitta dal conflitto cercava una nuova legittimazione con i suoi partner europei. De Gasperi temeva che non partecipare al rilancio della diplomazia internazionale post-guerra potesse pregiudicare l’Italia e lasciarla al margine. In questo senso vanno lette le adesioni effettuate con rapidità dal governo italiano all’OECE nel 1948 ed al Consiglio d’Europa nel 1949. In secondo luogo, con l’adesione alla CEE l’Italia sperava di dare slancio allo sviluppo del Mezzogiorno. Priva di risorse energetiche come il carbone e paese storicamente d’emigranti, l’Italia avrebbe contribuito al piano della CECA -il cui trattato veniva unito a quello CEE nel 1957 insieme a quello EUTRATOM-  con l’esportazione di manodopera ricevendo in cambio aiuti per il suo sviluppo.

     

    E OMBRE – La vocazione europea dell’Italia ha contribuito al progredire della giovane unione. Nel 1965, sotto il governo Moro, gioca un ruolo diplomatico fondamentale per risolvere la crisi della “chaise vide” (sedia vuota), il blocco delle istituzioni europee provocato dalla Francia in disaccordo con la politica di ridistribuzione dei fondi della Politica Agricola Comune. Tra il 1975 ed il 1984, data dell’approvazione dell’Atto Unico, il trattato che rivede e riunifica quelli del 1957, l’Italia è protagonista col Movimento Federalista Europeo il cui leader carismatico è Altiero Spinelli. Il Movimento ottiene l’elezione a suffragio universale del Parlamento europeo (che si riunisce in quanto tale per la prima volta nel 1979) e, per l’appunto, la revisione dei trattati con l’adozione dell’Atto Unico Europeo. Quest’ultimo però, non rifletterà le ambizioni dei federalisti lasciando in particolare al parlamento europeo, un ruolo ancora marginale nel processo decisionale della Comunità Europea. La debolezza politica e diplomatica dell’Italia fu tuttavia più evidente ancora  prima della nascita della CEE, in concomitanza con il progetto di Comunità Europea di Difesa (CED). De Gasperi era totalmente favorevole all’iniziativa che, come è noto, fu bloccata sul nascere da un voto referendario della Francia a cui mancò il coraggio di ratificare una proposta che il suo stesso governo aveva prodotto senza però valutare  le conseguenze politiche in quanto implicava la clausola, implicita, del riarmo tedesco seppur in un contesto di un esercito europeo. De Gasperi ebbe da recriminare sul fallimento dall’esperienza della CED in quanto per molti questa rappresentava il primo passo verso la Comunità Politica.

     

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    TRA PARIGI E BERLINO – Da quel momento in avanti la bilancia diplomatica ha continuato a pendere sempre più favorevolmente verso l’asse franco-tedesco, un’alleanza sancita nel 1963 con il trattato dell’Eliseo attraverso il quale De Gaulle ed Adenauer mettevano  definitivamente da parte i fantasmi della guerra e, soprattutto, affermavano il controllo di Parigi e Berlino sull’avvenire dell’Europa. É stato necessario infatti aspettare l’abbandono della vita politica di De Gaulle nel 1969 per poter rilanciare il processo d’adesione, in particolare della Gran Bretagna la cui candidatura rimaneva in attesa da un decennio a causa del veto gaullista. Quest’ultimo infatti era convinto che l’adesione di Londra avrebbe influito sulla leadership francese e cambiato gli equilibri europei, una previsione che per altro non fu del tutto erronea visto che la prima azione presa dall’Inghilterra fu di rinegoziare i fondi regionali per lo sviluppo, una cosa il cui impatto fu negativo per l’Italia che contava su queste risorse per il suo sviluppo. Il fallimento della CED (e della CEP) ha però anche spento sul nascere le visioni più federaliste dell’Europa lasciando passo, invece, al funzionalismo economico sostenuto da Monnet e Schumann. L’azione diplomatica dell’Italia del dopoguerra,  la cui orientazione non era contraria al funzionalismo pur essendo più federalista di quella della Francia di De Gaulle che vedeva nell’Europa un’estensione della sovranità francese, non ha cambiato questa direzione. Anzi, la conferenza intergovernativa di Messina del 1955 che precede i trattati di Roma rilancia il progetto d’integrazione su basi chiaramente economiche. L’orientazione funzionalista scelta dai padri dell’Europa -Adenauer, De Gaulle, De Gasperi-  convinse forse definitivamente la Gran Bretagna ad abbandonare il tavolo dei negoziati di Messina, inducendola a preferire al progetto europeo, almeno per il momento, i rapporti privilegiati che, proprio economicamente, intratteneva con le nazioni del Commonwealth.

     

    Gilles Cavaletto

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