utenti ip tracking
giovedì 2 Aprile 2020
More

    Terrorismo s.p.a., un’azienda senza crisi

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 4 min.

    L’uccisione di bin Laden nel 2011 aveva fatto tirare un sospiro di sollievo al mondo intero. Sembrava di essere giunti all’epilogo di un incubo che aveva tenuto in apprensione centri di potere politico, persone comuni e interi Paesi. Ma l’entusiasmo che aveva fatto credere che la guerra al terrore fosse finita definitivamente con il suo capo carismatico è durato giusto il tempo di realizzare che il terrorismo non solo non era stato sconfitto, ma, al contrario dimostrava di essere ancora forte e più multiforme che mai.

    IL TERMINE – La parola terrorismo è tristemente conosciuta ai quattro angoli del globo, ma riuscire a districarsi tra le definizioni, tra le differenti e numerose sigle dei gruppi fondamentalisti esistenti e operanti e, soprattutto, capirne intenti e obiettivi è tutt’altro che semplice. Dello stesso uso del termine jihad, che in lingua araba vuol dire sforzo, l’Occidente ha abusato come sinonimo di terrorismo o fondamentalismo, rischiando di creare un pericoloso travisamento. Jihad, in realtà, ha più di un significato, rappresentando sia un obbligo e uno sforzo contro se stessi e i propri desideri, sia il sacrificio estremo per un principio nel quale si crede fermamente. Ma nell’immaginario collettivo alla parola jihad si lega indissolubilmente il concetto di fondamentalismo islamico. Grave errore.

    CHI SONO I TERRORISTI? – E, soprattutto, come distinguerli? La questione potrebbe apparire puramente di forma, ma in realtà a seconda di come essi vengano classificati, mutano profondamente sia le politiche di intervento militare, sia le strategie dei Paesi occidentali e dei Paesi coinvolti nelle aree di crisi. Certo è che la figura del terrorista è in continuo mutamento e ha saputo adeguarsi ai tempi e ai contesti storici e sociali in cui opera. Ma è solo con la guerra sovietica in Afghanistan che il fenomeno terrorismo acquista la notorietà e la massima attenzione dei media e dei Governi occidentali. L’invasione russa del Paese, nel 1979, porta alla nascita di un fronte comune di guerriglieri islamici che ha l’obiettivo di difendere i confini dall’aggressione di Mosca.

    LA NASCITA DI AL-QAIDA – Nel 1989 ecco “La base”, il brand terroristico più famoso al mondo, il quale è riuscito nell’intento di sponsorizzare, per anni, una “guerra santa” contro l’odiato Occidente in nome di un Islam deviato e violento. Inizialmente il suo principale obiettivo è stato quello di trasformare la resistenza anti sovietica in un movimento fondamentalista di matrice islamica pronto a colpire tutti i nemici interni ed esterni. Suo ideatore e capo indiscusso è stato, per anni, il ricco saudita Osama bin Laden. I disordini e la feroce guerra civile che sono seguiti al ritiro sovietico in Afghanistan indussero, nel 1995, gli Stati Uniti e il Pakistan a stringere un azzardato sodalizio con il mullah Mohammed Omar, capo spirituale e operativo del movimento dei talebani. Grazie al sostegno economico dell’Arabia Saudita, all’addestramento militare dei servizi segreti pakistani, alle armi statunitensi e a un troppo compiacente Occidente, i talebani, da sparuta milizia di studenti coranici, si trasformano in un agguerrito esercito ben organizzato pronto a difendere la libertà del proprio Paese con tutti i mezzi possibili. Quando poi, alla fine degli anni Novanta, il mullah Omar diede ospitalità a Osama bin Laden negli aspri territori pasthun, al confine tra Afghanistan e Pakistan, gli eventi precipitarono. Al-Qaida ha iniziato un rapido processo di espansione al di fuori dei confini dell’Asia centrale, operando in aree come lo Yemen e la Cecenia. Grazie alle strategie militari acquisite durante il conflitto afghano si è assistito, soprattutto dopo l’11 settembre 2001, alla regionalizzazione di tutti i movimenti jihadisti di origine asiatica e africana, che ha portato alla nascita di gruppi particolarmente violenti quali AQI (al-Qaida in Iraq) nei territori dell’Iraq, AQIM (Al-Qaida in the Islamic Maghreb) in Nord Africa e al-Nousra in Siria, fino a giungere, ai giorni nostri, alla proclamazione della nascita Califfato da parte dell’IS (Islamic State) nel giugno 2014.

    Embed from Getty Images

    Il leader dell’IS, Abu Bakr al-Baghdadi

    ANCORA IN GUERRA – Il mondo si ritrova a combattere, nuovamente, un fantomatico e fanatico terrorista che ha messo in allarme tutti i Governi mondiali. Si riparte con la macchina della paura e dell’insicurezza, creando nuovi spauracchi e nuove ondate di intolleranze e pericolosi rigurgiti nazionalistici. Ma il fenomeno del terrorismo, che è indubbiamente figlio dei nostri tempi e di difficile sradicamento, sembra ben prosperare e crescere in tutti quei Paesi islamici che hanno vissuto un drammatico collasso dei poteri centrali. È accaduto in Afghanistan e accade oggi in Iraq e Siria, Paesi, questi, che hanno esperienza di un vuoto del potere statale, dando così la possibilità alle violente milizie dell’IS di insidiarsi pericolosamente in quei territori. Al di là delle responsabilità, degli errori strategici e delle sbagliate valutazioni politiche, è anche vero che l’IS, che è, di fatto, un offshot di al-Qaida, non avrebbe mai visto la luce senza gli auto-finanziamenti generati dalle loro attività illegali, quali, ad esempio, sequestri di persona e sfruttamento petrolifero. Non va però dimenticato anche il supporto logistico di Paesi che nell’ombra hanno mosso le fila geopolitiche e strategiche di questo gruppo terroristico. Poco c’entra il problema religioso, che in realtà sembrerebbe più un paravento mediatico per giustificare efferate esecuzioni pubbliche, quando il vero interesse risiede nello sfruttamento delle risorse energetiche di quelle terre. E infatti, nonostante la Guerra Fredda sia parte del nostro passato, il modus operandi per giustificare alcuni obiettivi politici rimane lo stesso. Paesi egemoni e forti dell’area mediorientale e non solo continuano a dare vita a conflitti per procura, nei quali a subire le conseguenze sono solo le popolazioni dei teatri di crisi. Ma, come spesso accade, nella vita come nella storia, la probabile conseguenza di un’azione viene troppo spesso trascurata: gli interessi economici di Paesi stranieri, insieme a ingenti quantità di denaro e di armi, hanno creato un mostro ora difficilmente controllabile. E allora ecco che gruppi terroristici come l’IS, grazie anche all’uso di strategie mediatiche e a una potente macchina propagandistica, si trasformano in una priorità assoluta nelle agende politiche internazionali.
    Il dato più allarmante di questa nuova ondata terroristica è però rappresentato dalla nascita di una generazione di jihadisti globali pronti a raggiungere l’IS da Europa e Stati Uniti (a oggi sono oltre 30mila), segno evidente che il disagio, la povertà e un senso di frustrazione violenta sono un problema che non riguarda più solo Paesi lontani, ma il mondo intero.

    Barbara Gallo

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Un chicco in più
    Letture suggerite:

     

    Foto: Ben Sutherland Terrorismo s.p.a., un'azienda senza crisi 1

    Articolo precedentePakistan, a hard country
    Articolo successivoKurdistan, strategie e tattiche
    Barbara Gallo
    Barbara Gallo

    Ha conseguito la Laurea in Sociologia con una Tesi sulle donne afghane. E ciò non ha fatto che aumentare la sua passione e il suo amore per quelle terre belle e selvagge e per quelle popolazioni fiere e coraggiose. Collabora con Archivio Disarmo perché sogna la pace e con la Fondazione Pangea perché sogna un futuro migliore per le donne. Attualmente vive e lavora come giornalista pubblicista a Roma.

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci qui il tuo commento
    Inserisci il tuo nome