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Quando il 1 ottobre del 1949 Mao Zedong annunciò la nascita della Repubblica Popolare Cinese, Burma fu uno dei primi paesi a conferirgli il riconoscimento diplomatico e a stabilire accordi bilaterali. A 61 anni da quel sodalizio, Tony Cliff, giornalista freelance e fotografo, racconta in una esclusiva intervista al “Caffè” come le relazioni tra la Cina e il suo “vicino” sud-occidentale sono accresciute consolidandosi notevolmente, soprattutto in ambito culturale, energetico e militare, a discapito della Thailandia e dell’ASEAN

 

Paukphaw”. Quale è la sua opinione riguardo alle relazioni bilaterali tra la Cina e il Myanmar? Qual è l’impatto di questa partnership sugli altri Paesi dell’Asia Sud-Orientale?

 

“Sembra consolidarsi sempre più in seno all’ASEAN l’opinione che le relazioni del Myanmar con la Cina saranno sempre più bilaterali, invece che rafforzarsi attraverso l’Associazione. La recente visita di stato in Cina del Presidente Thein Sein ha per l’appunto  accresciuto questa intesa. Ironia della sorte, lui ha chiesto al suo omologo cinese di aiutare il Myanmar ad occupare il posto di presidenza dell’ASEAN nel 2014.

 

Cerchiamo di capire quali sono gli obiettivi geopolitici della Cina in Myanmar. Quale ruolo gioca la rivalità sino-indiana nel teatro strategico del Sud-Est Asiatico?

 

“Per anni l’India è stata dalla parte dell’opposizione democratica. Io ricordo che nel 1988, l’Ambasciata indiana a Bangkok dava soldi agli studenti che avevano lasciato il Paese (Myanmar) per raggiungere la Thailandia dopo la repressione militare. Questo fatto generò un bello scandalo! A metà degli anni novanta, l’India ha cambiato la sua politica sul Myanmar, spaventata dall’influenza crescente della Cina sull’economia del Paese. Oggi, oltre che per questa influenza economica, l’India è molto più preoccupata per il valore strategico dell’accesso all’Oceano Indiano, accordato alla Cina dal Myanmar (nelle  isole Coco, è in costruzione un doppio condotto per il gas e per il petrolio, dallo stato birmano del Rakhine alla provincia cinese dello Yunnan)”.

 

Attualmente sta crescendo il soft power cinese nel Myanmar? In che modo l’influenza culturale cinese condiziona la percezione birmana della sua partnership con la Cina?

 

“Per molti anni la presenza cinese nella parte settentrionale del Myanmar è stata notevole. Per esempio, molti imprenditori cinesi vivono in ville lussuose nel Mandalay, molti cinesi lavorano come businessmen o operai negli stati del Kachin e Shan (ora molti hanno ottenuto la cittadinanza birmana). Sembra esserci un crescente sentimento di rancore da parte della popolazione locale ma è tanto vago che non ci sono segnali evidenti di una future evoluzione di questo sentiment in un approccio più violento (come accadde invece con le persecuzioni anticinesi nel 1931 e nel 1967)”.

 

L’influenza cinese è particolarmente forte nei territori abitati dalle minoranze etniche che sono sempre state oppresse dal regime.

 

“Tale presenza cinese sta alimentando di conseguenza il risentimento delle minoranze contro il regime Burmese e la maggioranza Barma. Burma è stata talvolta soprannominata la “24esima provincia della Cina”… Nel dicembre 2010, per esempio, l’Ambasciata cinese ha fatto pressione sulle autorità birmane affinchè si riaprisse un accesso principale sul confine (nello stato del Kachin) per consentire l’esportazione di carichi di banane prodotte dalle compagnie cinesi in Myanmar. L’accesso era stato chiuso dalle autorità birmane per costringere l’Organizzazione Indipendente del Kachin (KIO) a rispettare l’ordine di trasformarsi nelle Forze della Guardia di Frontiera.

 

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Come percepisce il Myanmar i propri rapporti politici ed economici con la Cina? Quali sono gli interessi strategici del Myanmar nella relazione sino-birmana?

 

“Sia il Myanmar che la Cina hanno bisogno reciprocamente l’uno dell’altro. Il regime del Myanmar ha bisogno degli investimenti cinesi e in più che i cinesi non interferiscano nella politica locale interna e nelle questioni riguardanti i diritti umani. Inoltre, la Cina si è sempre opposta ad ogni proposito di azione contro il Myanmar nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La Cina sfrutta le abbondanti risorse naturali del Myanmar (idroelettriche e minerali), e utilizza la terra del Paese per la produzione di beni agricoli (frutta, ortaggi e altri tipi di  colture nello stato del Kachin). Il regime del Myanmar, sebbene sulla carta sia sempre ancora un regime “civile”, rimane una dittatura militare con enormi necessità di acquisire armi o altro armamentario bellico. La Cina provvede a questo bisogno senza porre alcuna domanda al regime. E naturalmente, ora c’è il doppio condotto che trasporterà il gas (off-shore nelle acque del Myanmar) e il petrolio (dal MedioOriente e dall’Africa) per la Cina direttamente dall’Oceano Indiano (Golfo del Bengala), evitando alle petroliere le costose e rischiose traversate per lo Stretto della Malacca. Quali prospettive suggerisce per il futuro delle relazioni sino-birmane? “La recente visita di stato del nuovo presidente birmano Thein Sein sembra confermare che queste relazioni si stanno sviluppando e consolidando. Le autorità del Myanmar dovrebbero ancora guardare con attenzione la crescente presenza di cinesi nel loro Paese, che un giorno potrebbe innescare una situazione violenta ed incontrollabile.”

 

M.Dolores Cabras

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