A chi dovrà lasciare il suo posto José "Pepe" Mujica?
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Il 2014 sarà ricordato come l’anno delle elezioni presidenziali in gran parte dell’America latina. L’ultimo a essere eletto in ordine temporale sarà il capo di Stato del piccolo Uruguay.

TUTTI ALLE URNE – Il primo a ricevere il suffragio è stato il neo Presidente del Costarica, Luis Guillermo Solís, a febbraio. Il mese successivo toccò a Salvador Sánchez Ceren diventare numero uno in El Salvador. A questi due esponenti della sinistra ha fatto da contraltare l’elezione di Varela a Panama, nel mese di maggio. I colombiani hanno poi confermato Juan Manuel Santos come loro capo dello Stato, mentre il prossimo 5 ottobre se ne capirà sicuramente di più sul futuro del grande continente, perché si sceglieranno (o almeno si sosterrà il primo turno) i Presidenti di Bolivia e Brasile, con i leader attuali che, apparentemente, non godono dei favori dei pronostici. La tornata elettorale sarà chiusa dalla scelta del successore di Pepe Mujica, il 26 ottobre.

L’URUGUAY E L’EREDITÀ DI MUJICA – Dopo la trionfale cavalcata del 2009 e i successi ottenuti soprattutto nel campo dei diritti civili, il “Presidente più povero del mondo” dovrà lasciare la “Casa di Suárez y Reyes”, poiché non è più candidabile. Lo scorso giugno, in piena bagarre-Mondiali, i cittadini uruguayani hanno dato vita alle primarie, consultazione non obbligatoria, ma che ben misura i rapporti di forza tra gli schieramenti politici e illustra il trend sulle preferenze. E la sorpresa non si è fatta attendere: il risultato di tale consultazione ci dice che il Frente Amplio, raggruppamento di forze progressiste e di sinistra, che ha portato all’elezione di Mujica, potrebbe non vincere. Il ricorso al ballottaggio, nel mese di novembre, sembra certo e l’esito, al momento, parrebbe piuttosto in bilico. Il candidato del Frente Amplio sarà l’ex presidente e oncologo Tabaré Ramón Vázquez, 75 anni. Quello dei conservatori centristi del Partido Nacional, Louis La Calle Pou, 41enne e figlio dell’ex presidente Luis Alberto La Calle Herrera, capo dello Stato tra il 1990 e il 1995 e fautore, all’epoca, di un approccio decisamente neo-liberale.
Il primo problema per il candidato ex Presidente sta in una sorta di stanchezza inerziale degli elettori: la coalizione di sinistra vince dal 2005 e lui stesso è già stato al vertice dello Stato. Può giocare la carta dell’esperienza, ma manca decisamente l’elemento novità. Ha anche già fatto sapere che il suo ministro dell’Economia sarà ancora Astori, che ha già ricoperto il dicastero all’epoca.

credit to folha de sao paulo
Luis La Calle Pou (credit to: Folha de Sao Paulo)

Le primarie, di solito molto sentite in Uruguay, hanno portato alle urne solo il 37% degli aventi diritto. Segno di disaffezione e sfiducia. Nonostante questo sono state appannaggio dei rivali del Partido Nacional. Insieme alle presidenziali si terranno le politiche ed è pensabile che i voti del Partido Colorado di destra vadano a La Calle Pou, dando come risultato una maggioranza di segno opposto a quella attuale e lo scranno di Presidente allo stesso quarantenne.

I TEMI ELETTORALIVázquez non si può certo definire “nuovo” ed è considerato anche da taluni esponenti del Frente Amplio su posizioni eccessivamente centriste (infatti lasciò il partito di provenienza, quello socialista, in polemica per la linea filo-abortista, salvo poi farvi ritorno a giochi fatti). Non scalda i cuori, non propone ricette particolarmente originali e sembra più che altro cullarsi sull’onda dei successi conseguiti durante il suo precedente mandato presidenziale (si giocò tutto sull’allargamento gratuito dell’istruzione), cercando un continuum con la popolarità di Pepe Mujica. Il suo avversario, invece, è stato abile nello scrollarsi di dosso le impostazioni conservatrici del centro-destra («Conta più la gestione che l’ideologia», ha dichiarato) e agita con successo il totem del cambiamento e del rinnovamento generazionale. I peggiori nemici della sinistra sembrano essere proprio coloro che hanno beneficiato delle politiche sociali di Mujica, che ha portato l’inflazione al 9% e la povertà all’11% partendo dal doppio. Le condizioni generali del Paese sono migliorate, l’istruzione è ora diffusa ovunque e i salari medi sono raddoppiati. Di conseguenza anche l’inflazione e le dinamiche monetarie stanno erodendo il ritrovato potere d’acquisto delle masse che ora, paradossalmente, sono più favorevoli alle promesse di investimenti di La Calle Pou. Il candidato del centro-destra, da parte sua, promette aperture internazionali (ma non verso l’Argentina), soprattutto ora che il quadro politico generale dell’America latina si è un po’ ingarbugliato dopo le recenti elezioni e in vista di quelle, importantissime e incerte, del gigante brasiliano. Le quali determineranno anche i futuri assetti economici di tutto il continente: se Brasilia continuerà nella strategia di accordi bilaterali commerciali con partner non regionali, lascerà un vuoto che al momento nessuno sembra in grado di colmare.

Tabarè vazquez del Frente Ampio (credit to Flickr)
Tabaré Vázquez del Frente Ampio (credit to Flickr)

Ecco perché da Montevideo guardano con attenzione a quello che accade poco più a nord. Gli equilibri politici sopranazionali non dovrebbero essere scossi da una vittoria di La Calle Pou, né dal successo di Vázquez. Probabilmente entrambi vorrebbero continuare la proficua collaborazione con Obama iniziata da Mujica. Tuttavia sarebbe errato credere che le presidenziali in Uruguay siano solo un fatto di rilevanza locale. Ci sono in gioco le conquiste degli ultimi anni, che hanno di fatto reso il piccolo Paese un “laboratorio politico” osservato da tutto il mondo, e sottili equilibri continentali che potrebbero determinare l’avanzata o l’arretrare del peso economico e politico dello stato “celeste” nelle relazioni con il resto del mondo.

 Andrea Martire

 

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Un chicco in più

Per comprendere la peculiarità della società uruguayana odierna vi rimandiamo a una videointervista del presidente uscente Pepe Mujica (che trovate qui), insieme al video di quello che è stato definito il «discorso più bello del mondo» (che è qui). L’invito per saperne di più sugli anni bui della dittatura è, invece, il romanzo di Alicia Baladan, Piccolo grande Uruguay, edito da Topipittori.[/box]

 

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Andrea Martire

Appassionato di America Latina, background in scienze politiche ed economia. Studio le connessioni tra politica e sociale. Per lavoro mi occupo di politiche agrarie e accesso al cibo, di acqua e diritti, di made in Italy e relazioni sindacali. Ho trovato riparo presso Il Caffè Geopolitico, luogo virtuoso che non si accontenta di esistere; vuole eccellere. Ho accettato la sfida e le dedico tutta l’energia che posso, coordinando un gruppo di lavoro che vuole aiutare ad emergere la “cultura degli esteri”. Da cui non possiamo escludere il macro-tema Ambiente, inteso come espressione del godimento dei diritti del singolo e driver delle politiche internazionali, basti pensare all’accesso al cibo o al water-grabbing.

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