Stormont, sede del Parlamento nordirlandese
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Il 18 settembre, chi vive in Scozia sarà chiamato a rispondere a un quesito: «Siete d’accordo che la Scozia diventi indipendente?». Stavolta quindi potrebbe non trattarsi di una “semplice” devolution come fu per l’Irlanda del Nord.

ALLA VIGILIA DEL VOTO – Londra attende il risultato referendario e lo fa con una certa apprensione. Tra i due scenari possibili, lo status quo o una Scozia indipendente dal 24 marzo del 2016, Downing Street – così come le Istituzioni finanziarie – preferisce sicuramente il primo. Con la vittoria degli indipendentisti, il Regno Unito direbbe infatti addio al 32% del territorio e all’8% della sua attuale popolazione. Gli effetti sull’economia sarebbero inevitabili: la Scozia contribuisce al 10% del PIL britannico e all’8,2% delle entrate tributarie, per esempio. Con l’Irlanda del Nord la vicenda è andata diversamente.

Tony Blair, premier britannico all'epoca degli accordi del Venerdì Santo
Tony Blair, premier britannico all’epoca degli accordi del Venerdì Santo

«POTERE DEVOLUTO È POTERE MANTENUTO» – Mantenere saldo il Regno Unito della Gran Bretagna e dell’Irlanda del Nord non è mai stato un compito semplice. Ma pur di garantire al centro (Westminster) l’influenza necessaria sulle periferie (Galles, Irlanda del Nord e Scozia), Londra decise di concedere a quest’ultime maggiori autonomie. Nel corso degli anni Settanta, l’Irlanda del Nord ottenne infatti una prima forma di decentramento politico. Tentativi furono avanzati – con lo scopo di arginare il sentimento nazionalista degli anni Sessanta e Settanta – anche in Scozia e Galles nel 1979. Le proposte di devolution furono però bocciate da un voto referendario e così tutto rimase intatto fino al 1997.
Fedele alla strategia dettata dall’allora premier britannico Tony Blair («Il potere devoluto è potere mantenuto», ripeteva spesso), Londra avviò i processi di decentramento.

IL CASO NORDIRLANDESE – Processi diversi, pensati in base alle singole esigenze delle periferie. Anche di quelle più instabili come l’Irlanda del Nord, martoriata da un conflitto costato la vita ad almeno 3.500 persone tra il 1969 e il 1999.
La sottoscrizione da parte del Regno Unito e dell’Irlanda dell’accordo del Venerdì Santo (Good Friday Agreement o anche Belfast Agreement) il 10 aprile 1998 inaugurò – previa approvazione di due referendum in Irlanda e Nord Irlanda nel maggio del 1998 – il trasferimento di poteri. Un’intesa che prevedeva anche la fine delle rivendicazioni di Dublino sul territorio dell’Irlanda del Nord, il disarmo dei gruppi paramilitari repubblicani e unionisti e l’amnistia per tutti i loro componenti che accettavano di abbandonare la lotta armata, oltre alla concessione della doppia cittadinanza (britannica e irlandese) per i nordirlandesi. Un processo impegnativo e più volte interrotto (la sospensione più lunga durò dal 2002 all’8 maggio del 2007), che trovò l’epilogo nell’aprile del 2010. Quello Nordirlandese è infatti l’unico processo di devolution portato a termine da Londra, il cui parere è ancora decisivo su molte questioni.

Panorama di Belfast
Panorama di Belfast

EXCEPTED E TRANSFERED MATTERS – L’Assemblea dell’Irlanda del Nord, composta da 108 membri, non ha voce in capitolo su diverse materie, le cosiddette excepted matters. «Tutte questioni di importanza nazionale», secondo il Governo britannico. Come la Costituzione, la successione reale, le relazioni internazionali, la gestione delle Forze Armate, l’immigrazione e le richieste d’asilo, le elezioni e la sicurezza nazionale, l’energia nucleare, le politiche fiscali del Regno Unito, la valuta, il conferimento di onorificenze e la sottoscrizione di trattati internazionali. Molte altre – «la maggior parte delle questioni sociali ed economiche» – sono invece le materie trasferite (transfered matters). E così Stormont (la sede del Parlamento di Belfast) ha “pieni poteri legislativi” sui servizi sanitari e sociali, sull’istruzione, le politiche occupazionali e agricole, la previdenza sociale, le politiche abitative e le pari opportunità, lo sviluppo economico e il governo locale, le tematiche ambientali (inclusa l’urbanistica), i trasporti e il servizio civile, la cultura e lo sport. Senza dimenticare il trasferimento di competenze sulla gestione della giustizia e del corpo di polizia, avvenuto nell’aprile del 2010 e che secondo l’allora premier britannico, Gordon Brown, avrebbe «assicurato una pace duratura», quanto mai necessaria per il benessere delle comunità nordirlandesi, la cui consistenza negli ultimi anni è cambiata molto. La rappresentanza cattolica (nella popolazione con più di 16 anni) è infatti cresciuta, passando dal 38% del 1990 al 40% del 2011, mentre i protestanti sono scesi dal 56% al 49%.

IL NORD IRLANDA OGGI – La pacificazione deve – necessariamente – passare attraverso il riconoscimento di pari diritti e opportunità per tutti. Cosa che in passato non sempre è accaduta. Emblematico il caso della Royal Ulster Constabulary. La RUC, accusata in più occasioni di complicità con i gruppi paramilitari unionisti, è stata congedata. Sostituita da una nuova forza di polizia (la Police Service of Northern Ireland), che – almeno negli intenti iniziali – avrebbe dovuto contare su un organico diviso esattamente a metà tra cattolici e protestanti. Eppure il reclutamento degli agenti è stato dichiarato concluso nonostante i risultati fossero diversi da quelli attesi: soltanto il 30% dei 7.500 funzionari è cattolico (dieci anni fa era l’8%). Ben altri risultati sono stati conseguiti altrove: nel mercato del lavoro, per esempio. In un Paese dove la percentuale di chi non ha un impiego è stimata dal Northern Ireland Labour Market attorno all’8,5%, il divario del tasso di disoccupazione tra protestanti e cattolici si è affievolito, passando dal 9% del 1992 al 2% del 2011.

Mirko Spadoni

[box type=”shadow” align=”aligncenter” ]Un chicco in più

Le tante questioni su cui Stormont può esprimere o meno la propria opinione non sono divise soltanto in transfered ed excepted matters. Esiste un terzo gruppo composto dalle cosiddette reserved matters. Ovvero tutte quelle materie su cui l’autorità legislativa generale spetta a Westminster, ma che – in via eccezionale e previa autorizzazione del segretario di Stato – possono essere discusse dall’Assemblea dell’Irlanda del Nord. Tra queste ci sono per esempio le leggi sul possesso delle armi da fuoco e degli esplosivi, le norme sui servizi finanziari e sulle pensioni, i controlli su import ed export, la navigazione e l’aviazione civile, le telecomunicazioni e le spese postali, le norme sulla sicurezza dei consumatori e sulla tutela della proprietà intellettuale.[/box]

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