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A una settimana dal sisma ad Haiti, la scarsità di mezzi di soccorso rende sempre più remota la possibilità di salvare vite umane. Una tragedia le cui dimensioni esatte probabilmente non si sapranno mai

Immagine di copertina tratta da "Economist.com" 

         Questa settimana le proporzioni delle conseguenze del devastante terremoto ad Haiti dovrebbero assumere contorni più netti, anche se gli enormi danni del sisma e la lentezza dei soccorsi assottigliano le speranze di trovare sopravvissuti sotto le macerie. La Croce Rossa Internazionale ha stimato che finora il numero dei morti accertati è di circa cinquantamila persone, ma purtroppo il bilancio finale potrebbe essere più del doppio. Intanto la macchina degli aiuti umanitari continua a funzionare e in settimana dovrebbero sbarcare diecimila militari in arrivo dagli Stati Uniti. È ovviamente prematuro di conseguenze geopolitiche legate alla presenza di Forze Armate statunitensi, l’unico fattore rilevante ora è la necessità di garantire un livello minimo di sicurezza e di conforto alla popolazione. 

 

        Mercoledì 20 gennaio Barack Obama festeggerà il suo primo anniversario da inquilino alla Casa Bianca. Probabilmente, tuttavia, non avrà molti motivi per cui gioire, soprattutto in politica estera. Afghanistan e Pakistan sono scenari ben lungi dal trovare una soluzione, l’emergenza terrorismo è tornata a farsi sentire in seguito ai grossolani errori della CIA, sull’Iran non c’è una strategia ben definita e con Israele i rapporti si stanno deteriorando. In più, venerdì 22 scadrà il limite che Obama si era autoimposto per la chiusura di Guantánamo, a Cuba. Una promessa che il Presidente non è riuscito a mantenere. 

 

        In Sudamerica da segnalare due eventi. Giovedì 21 gennaio Evo Morales, presidente della Bolivia, si insedierà ufficialmente per il suo secondo mandato, dopo aver trionfato alle elezioni di dicembre. L’ex “cocalero” sarà chiamato a decidere se continuare con le politiche di nazionalizzazione e di avvicinamento al Venezuela, oppure se optare per politiche economiche più aperte all’iniziativa privata ed estera e a sanare il contrasto con le province “ribelli” più ricche. Intanto, in Venezuela sabato 23 si terrà una manifestazione delle forze di opposizione contro le politiche di Hugo Chávez, che stanno portando il Paese sull’orlo di una grave crisi economica.

La Redazione

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