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Dopo la dissoluzione dell’URSS, la Russia ha dovuto ricostruire la propria posizione nel sistema internazionale. Il suo approccio realista e la percezione di se stessa come uno stato europeo hanno influenzato le sue decisioni di politica estera, che l’hanno avvicinata all’Europa ma hanno anche comportato rapporti non idilliaci con gli Stati Uniti. Gli eventi post-1991 hanno indebolito e spesso frustrato lo stato eurasiatico che non accetta di essere marginalizzato e reclama il diritto di avere un ruolo nella sicurezza europea e nelle decisioni di portata globale.

UN PASSATO PESANTE – Le decisioni odierne di politica estera russe hanno forti radici nel passato e nella percezione che il Paese ha di se stesso. Già ai tempi di Gorbaciov, la Russia ha cercato di entrare a far parte della famiglia europea: famoso è il discorso di Praga del 1987 in cui Gorbaciov parla di una “casa comune europea”. Dopo il 1991 però, la Russia è passata improvvisamente dal ruolo di rule-maker a quello di rule-taker, la frontiera russa ha perso trecento anni di espansione e le ripercussioni sull’orgoglio nazionale e le decisioni politiche è stata inevitabile. Dalla fine della guerra fredda in poi, la Russia ha investito molte energie nel tentativo di ribaltare questa posizione e tornare a occupare un ruolo di primo piano nelle relazioni internazionali. La politica estera russa segue logiche di tipo realista ed è molto legata a dettami di tipo geopolitico: l’allargamento dell’UE e della NATO all’Europa centro-orientale – territorio che la Russia post-sovietica aveva immediatamente dichiarato come “estero vicino”, a sottolineare le proprie prerogative su un’area considerata di suo appannaggio per diritto storico – sono stati il principale motivo di frizione con l’Occidente, che spesso si è mostrato incurante delle istanze russe.

L'EUROPA INTERLOCUTORE PRIVILEGIATO – Da parte occidentale giungono segnali contraddittori e diversi. Una differenza sostanziale corre nei rapporti Russia – USA e Russia – Europa. Da parte sua, la Russia si è fatta promotrice, negli ultimi anni, di un cambiamento di prospettiva da “Europa dall’Atlantico agli Urali” a “Europa da Lisbona a Vladivostok”: nonostante Mosca si sia mostrata aperta nei confronti degli USA, la sua politica mira in parte ad escludere Canada e Stati Uniti per favorire il dialogo con Londra, Parigi e Berlino, che rimangono interlocutori privilegiati.

I rapporti commerciali tra Russia e UE sono infatti sicuramente più stretti: la Russia è il terzo più grande partner commerciale per l’UE e l’UE rappresenta il primo partner commerciale per Mosca, che fornisce agli Stati europei il 25-30% delle forniture di gas. Nonostante i rapporti difficili con i Paesi Baltici e la Polonia, Mosca trova in Germania, Francia, Gran Bretagna e anche Italia i suoi maggiori interlocutori. Secondo il Cremlino, la Russia ha molto da offrire all’Europa: minerali, risorse energetiche, un suolo fertile russo in grado di fornire derrate per la crescente richiesta mondiale. Inoltre, la Russia e l’Europa hanno interesse a cooperare in molti settori, quali operazioni di contro-terrorismo, lotta al traffico di stupefacenti, operazioni anti-pirateria e ultimo, ma non per importanza, la difesa missilistica.

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GLI USA MOLTO MENO – Al contrario, i rapporti USA – Russia, nonostante l’apertura avvenuta dopo l’11 settembre, sono molto più distaccati, il volume del commercio tra Mosca e Washington è ridotto e le relazioni si concentrano principalmente sul controllo delle armi atomiche e il mantenimento del regime di non proliferazione. In conclusione, la Russia conta soprattutto su suoi rapporti con l’Europa per reintegrarsi a pieno titolo nel sistema e ripristinare la propria posizione.

UNA POTENZA IN DIFFICOLTA' – Nonostante questo però, i tentativi di ristabilire una posizione di primato sono stati piuttosto insoddisfacenti. Le istituzioni alle quali la Russia partecipa con una posizione privilegiata, come ad esempio l’ONU, sono deboli, quelle nelle quali occupa una posizione pari ad altri non sono funzionali (OSCE); al contrario, le istituzioni di cui la Russia non fa parte, come la NATO, sono forti e considerate ancora sostanzialmente ostili. Di conseguenza, l’influenza russa negli affari mondiali può essere definita, sotto questo aspetto, residuale.

Inoltre Mosca sperimenta frustrazione per il comportamento dei suoi ex-alleati: tutti gli ex satelliti russi fanno ora parte dell’UE, e la CIS e la SCO – organizzazioni da lei istituite con lo scopo di mantenere uniti i rimanenti stati post-comunisti – non hanno potere attrattivo per questi paesi, che anzi si sono organizzati in modo indipendente nel GUAM (Organizzazione per la Democrazia e lo Sviluppo Economico). In conclusione, gli stati satelliti si stanno allontanando dall’egida di Mosca e quelli ancora sotto il suo stretto controllo (come quelli dell’Asia Centrale) sono in realtà stati marginali al sistema.

UE FREDDINA – Infine, nonostante i rapporti con molti stati dell’Unione Europea siano ottimi, l’UE ha mostrato spesso noncuranza rispetto alle posizioni russe: ha accolto al proprio interno gli stati dello spazio post comunista, ha permesso l’ingresso di molti di questi paesi nella NATO e finora ogni tipo di proposta russa per una soluzione negoziata sullo scudo missilistico è stata giudicata inaccettabile da parte europea.

I rapporti tra Russia e stati europei sono influenzati dalla storia ma anche dalla percezione che ciascuna entità ha di se stessa. Mosca si auto percepisce come uno stato europeo e reclama il diritto ad avere un ruolo nella sicurezza europea. Il discorso pronunciato da Putin nel 2007 alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco riflette la frustrazione del Cremlino anche per quanto riguarda l’influenza negli affari mondiali: forte è la critica all’unipolarismo americano e all’opinione condivisa in occidente secondo cui l’uso della forza è legittimo solo se deciso da UE, NATO e ONU; questa prerogativa – secondo Mosca – dovrebbe spettare soltanto all’ultima di queste organizzazioni, ossia quella che tiene in considerazione la posizione di tutti gli stati del sistema. La Russia si trova dunque in una posizione complicata: desiderosa di affermare il proprio potere ma bloccata da vincoli esterni che frustrano le sue ambizioni.

Tania Marocchi redazione@ilcaffegeopolitico.net

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