Leggere Lolita a Teheran
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Le recensioni del Caffè – È possibile raccontare due decenni di storia contemporanea di un Paese attraverso i ricordi degli incontri di un circolo di lettura clandestino?

È possibile per una qualsiasi ragazza di Teheran, cresciuta durante la rivoluzione di Khomeini, identificarsi nella fragilità della Lolita di Nabokov, nel coraggio della Daisy Miller di James, nell’orgoglio della Elizabeth Bennet di Austen, nella seduzione della Daisy di Fitzgerald e nelle altre eroine della letteratura di quell’Occidente tanto demonizzato dalla rivoluzione islamica?

Leggere Lolita a Teheran è la storia di Azar Nafisi, una giovane iraniana che dopo la laurea negli Stati Uniti decide di far ritorno in Iran, agli albori della rivoluzione di Khomeini, per insegnare ciò che più ama al mondo, la letteratura inglese. Una vocazione che presto si trasforma in profonda frustrazione: dalle continue interferenze sui contenuti delle proprie lezioni, alla proibizione dei romanzi scelti come libri di testo perché considerati osceni e immorali, fino all’imposizione di indossare il velo durante le ore di docenza. Un velo che da semplice tradizione si trasforma per le donne iraniane in uno strumento di affermazione della propria libertà, perdendo qualsiasi connotazione sacra e religiosa. La professoressa Nafisi viene espulsa dall’Università per il suo rifiuto di indossare il velo, così come sua nonna si rifiutò di uscire di casa per tre mesi quando il regime dello Scià le aveva imposto di toglierlo. Seppur antitetica, rimane una negazione della libera scelta. Incapace di abbandonare per sempre l’insegnamento, dopo l’espulsione decide di organizzare un circolo di lettura con le sue pupille presso la propria dimora.

 

[box type=”shadow” align=”alignright” ][/box]È la storia di sette giovani studentesse, Manna, Nassrin, Mahshid, Yassi, Azin, Mitra e Sanaz che vivono attraverso i libri quella libertà che la realtà nega loro, a causa di un regime di censura così penetrante da incidere profondamente nelle vite private dei singoli individui, soprattutto delle donne. Ogni giovedì le ragazze si trovano a condividere la frustrazione di non poter mangiare un gelato per strada, stringere una mano o ridere in pubblico e la sensazione di sentirsi estranee a casa propria. E l’unica soluzione diventa abbandonare la terra in cui sono cresciute.

È la narrazione dei primi vent’anni della Repubblica islamica d’Iran, uno spaccato di storia fatto di manifestazioni e proteste, della rivoluzione di Khomeini e della demonizzazione dell’Occidente, della censura e della repressione, della graduale disillusione, degli incessanti bombardamenti e del fronte della guerra contro l’Iraq, dell’utilizzo della religione come ideologia politica, di tortura, prigionia e anche di morte, per concludersi con un lento riavvicinamento all’Occidente.

Proprio ora che l’Iran sembra intenzionato a trovare un accordo sul nucleare e riaprirsi verso l’Occidente, Leggere Lolita a Teheran diventa più attuale che mai.

Martina Dominici

 

[box type=”shadow” ]Titolo: Leggere Lolita a Teheran
Titolo originale: Reading Lolita in Tehran: A Memoir in Books
Autore: Azar Nafisi
Editore: Random House, 2003
Editore italiano: Adelphi, 2004[/box]

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Martina Dominici
Instancabilmente idealista e curiosa per natura, il suo desiderio di scoprire il mondo l’ha spinta a studiare lingue straniere presso l’Università Cattolica di Milano e relazioni internazionali tra l’Università di Torino e la Zhejiang University di Hangzhou. Le esperienze lavorative presso l’Ambasciata d’Italia a Washington DC e Confindustria Romania a Bucarest hanno contribuito a forgiare il suo spirito girovago e ad affinare la sua arte nel preparare la valigia perfetta. Dopo quasi due anni di analisi strategica, si è occupata di ricerca per l’Asia Program dell’ISPI, prima di partire per la Thailandia come Casco Bianco per Caritas italiana in un programma di supporto ai migranti birmani. Continua ad essere impegnata nell’umanitario in campo di migrazioni.

 

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