Il presidente russo Vladimir Putin, il Primo Ministro Indiano Narendra Modi, il Presidente Brasiliano Dilma Rousseff, il Presidente cinese Xi Jinping e il sudafricano Jacob Zuma a Fortaleza.
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Nell’ultimo summit dei BRICS sono state prese decisioni concrete. Una banca di sviluppo con un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari servirà per finanziare progetti infrastrutturali nei cinque Paesi.Il vertice ha anche fornito alla Russia una nuova opportunità di legittimazione internazionale dopo la sospensione dal G8

IL SUMMIT – Dal 14 al 16 luglio scorso il Brasile ha ospitato il sesto Summit dei BRICS. L’organizzazione informale composta dai Capi di Stato e di Governo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica si è ritrovata prima a Fortaleza e poi a Brasilia per discutere di crescita e sviluppo sostenibile. Inclusive growth: sustainable solutions il tema centrale dell’incontro che racchiude i principali obiettivi perseguiti dai cinque Paesi. I maggiori argomenti di discussione, infatti, sono stati la ricerca di nuove opportunità volte a favorire l’inclusione sociale, lo sviluppo sostenibile e la stabilità economica. In agenda però non sono mancati i temi di politica internazionale come l’escalation militare israeliana e lo scandalo Datagate che ha raffreddato i rapporti, tra Stati Uniti e Brasile. Sono avvenuti anche incontri bilaterali, come quello tra India e Cina, sulle tensioni transfrontaliere e forum di discussione per questioni comuni come la vicenda Ucraina. Tra i protagonisti, la padrona di casa, la presidente brasiliana Dilma Rousseff, che ha saputo approfittare di questa importante vetrina politica, in vista delle prossime elezioni presidenziali, per rilanciare l’immagine del Brasile come potenza regionale. Oltre al presidente russo Vladimir Putin, tornato a partecipare a un vertice internazionale dopo l’espulsione dal G8 in seguito alle tensioni in Crimea, che ne è uscito come il vero vincitore.

NUOVO APPROCCIO – Finora i Brics hanno difficilmente celato le differenze strutturali che caratterizzano le loro economie, il diverso peso politico nell’arena internazionale e gli interessi strategici nazionali. Il dialogo è stato lungo e i segnali pervenuti dagli ultimi Summit di Durban e New Delhi, poco incoraggianti, sembravano relegare la loro comunanza al semplice fatto di essere economie emergenti.

Un insieme che rappresenta oltre il 40% della popolazione mondiale e, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale, il 25% del Pil mondiale, che non ha saputo sfruttare il suo peso economico per sostenere un’agenda internazionale comune. Con il Summit di Fortaleza però sembra aprirsi un nuovo ciclo. Il comunicato finale “Fortaleza Declaration and Action Plan” pone l’enfasi su un impegno maggiore nella cooperazione con le altre economie emergenti e i Paesi in via di sviluppo, oltre il consolidamento dei rapporti bilaterali, come quello stipulato per investimenti infrastrutturali in Africa, e multilaterali, come la creazione di un Consiglio per gli affari dei BRICS. Un impegno questa volta però concreto che ha fatto raggiungere l’accordo, dopo due anni di contrattazioni, sull’istituzione di una Banca di Investimenti.

L'incontro tra i rappresentati dei BRICS e dell'UNASUR
L’incontro tra i rappresentati dei BRICS e dell’UNASUR

LA BANCA – La New Development Bank (NDB) nasce dall’esigenza di mobilitare risorse per colmare la mancanza d’infrastrutture, fronteggiare le crisi finanziarie, la fuga degli investimenti stranieri e sostenere lo sviluppo economico e la crescita dei paesi emergenti, BRICS e non solo. La NDB sarà costituita con la sottoscrizione di un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari, che potrà salire a 100 miliardi, formato da quote equamente divise tra i membri fondatori, così come le cariche. La sede della banca sarà Shangai, con una succursale in Sudafrica, mentre la presidenza del Board of Governors spetterà alla Russia, quella del Board of Directors al Brasile e l’India dovrà individuare il primo presidente. Una risposta al predominio finanziario dell’Occidente che devia dagli equilibri instaurati dagli Accordi di Bretton Woods dove le economie emergenti sono relegate a un ruolo marginale. La notizia ha suscitato clamore, ma solo l’effettiva operatività della banca potrà fugare ogni dubbio sul suo reale impatto nell’economia e sulla capacità di sfruttare le risorse per progetti collettivi. Gli ostacoli che si profilano all’orizzonte sono il predominio economico cinese, anche se dovrà rivedere il suo modello di sviluppo nel lungo periodo, e lo squilibrio nei rapporti bilaterali intrattenuti dai diversi membri. Da un lato Cina e Brasile, apparentemente complementari, dall’altro le relazioni sino-russe che potrebbero competere per la leadership nell’area euroasiatica, oltre l’incognita della crescita della potenza indiana e il ruolo del Sudafrica che continua ad attrarre numerosi investimenti. La partita con l’Occidente più che in termini di crescita di Pil si giocherà sul piano delle rendite finanziarie e sulla riduzione del gap delle quotazioni in borsa, dove il Fondo Monetario Internazionale esercita maggiore influenza. Il dollaro sarà la moneta comune e l’unico vantaggio al momento sembra essere quello delle enormi riserve valutarie cinesi. Altra importante iniziativa è la stipulazione dell’Accordo di Riserve di Contingenza, un fondo di stabilizzazione che servirà a fronteggiare eventuali difficoltà nella bilancia di pagamenti o attacchi speculativi. La dotazione iniziale in questo caso sarà di 100 miliardi di dollari così ripartiti: 41 dalla Cina; Russia, Brasile e India contribuiranno con una quota di 18 ciascuno; 5 dal Sudafrica.

UNASUR – Coerentemente con la decisione di estendere la collaborazione con altre economie emergenti, l’ultimo giorno del vertice BRICS si è tenuto l’incontro con i Capi di Stato e di Governo dell’UNASUR, l’Unione delle nazioni sudamericane. Il gruppo dei BRICS ha affermato la sua volontà di cooperazione con il Sudamerica e il suo sostegno al processo d’integrazione tra i vari Stati dell’area. Il Summit è stato preceduto dai viaggi in America Latina del presidente russo e quello cinese volti a favorire le crescenti relazioni dei due Paesi con l’area del subcontinente. L’interesse di Putin, oltre agli investimenti nel settore energetico e militare in Bolivia, Ecuador e Nicaragua, guarda al sostegno contro eventuali ripercussioni per la vicenda Ucraina. Un appoggio confermato anche dall’incontro con Cristina Kirchner, Evo Morales, e Nicolás Maduro, che si è svolto in Argentina, Paese che vede con particolare interesse la possibilità di finanziamento da parte della NDP. Il presidente russo ha però escluso qualsiasi ipotesi di allargamento dei BRICS, mentre nella tappa all’Avana è stato annunciato il condono del 90% del debito cubano con la Russia. Il presidente cinese Xi Jinping ha svolto invece un tour tra Argentina, Venezuela e Cuba, confermando le strette relazioni tra l’economia cinese e quella sudamericana.

Annalisa Belforte

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