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Nelson Rand è un esperto giornalista freelance che ha vissuto per anni in Asia Sud-orientale lavorando nelle aree di crisi e conflitto. Il Caffè Geopolitico gli ha chiesto cosa ne pensa delle attuali dispute tra Thailandia e Cambogia, per capire come la Cina guardi a questi Paesi e, soprattutto, per capire qual'è il suo ruolo nel loro futuro

CG) Come descrive la disputa di confine intercorrente tra Thailandia e Cambogia? In che modo questa diatriba, che coinvolge anche il Vietnam, sta rafforzando la partnership strategica Sino-Cambogiana?

NR) L'attuale disputa di confine tra la Cambogia e la Thailandia è il risultato della commistione del nazionalismo e della politica interna, utilizzata in tutti e due i Paesi per riempire le agende politiche di entrambi i governi.

Alla Thailandia, questa contesa fornisce una buona occasione per distrarre dai problemi politici del Paese e per creare coesione tra la popolazione a fronte della minaccia proveniente dalla Cambogia, e nello stesso tempo consente ai reparti aggressivi militari di mostrare il loro potere, sia in termini di forza militare contro la Cambogia, che di potere politico ed esercizio dell’influenza in casa.

In Cambogia, la controversia è stata usata dal premier Hun Sen per rafforzare la sua popolarità, alimentando il sentimento nazionalista e mostrando ai cambogiani che lui non ha paura di resistere al loro “grande vicino”.

Egli ha anche strumentalizzato la disputa per rafforzare la posizione di suo figlio, facendo di lui uno dei principali comandanti impegnati a sovrintendere le operazioni di confine. Suo figlio, 33 anni, il Generale Maggiore Hun Manet, è rapidamente asceso nei ranghi militari cambogiani, tanto da ricoprire una posizione di potere e di essere in grado di garantire che l'esercito rimanga fedele a Hun Sen, ed è anche possibile che il padre lo stia già preparando per svolgere un giorno l’incarico di Primo Ministro. (Nella mappa sotto, le zone di conflitto – Fonte: The Nation)

CG) Quale ruolo ha avuto la Cina nelle proteste delle Red Shirts in Thailandia?

NR) La Cina non ha avuto alcun ruolo nelle proteste delle “Red Shirts” thailandesi. Tuttavia, la questione è complessa ed esiste un legame: molti, tra leader e sostenitori delle Red Shirts, sono ex dirigenti o membri del Partito Comunista della Thailandia, che ha beneficiato del sostegno della Cina negli anni '60 e '70, e la dottrina maoista risuona ancora un po’ nella retorica, nelle ambizioni e nella strategia si alcune delle Red Shirts.

CG) Il rafforzamento del dialogo e la cooperazione tra Thailandia, Cina e ASEAN, a livello multilaterale e bilaterale, accresce l’interdipendenza e riduce la possibilità di un conflitto regionale. Qual è la sua opinione riguardo l’opportunità di questa interdipendenza?

NR) Sono d'accordo. Alla fine della partita, la Thailandia non può sfuggire all'ASEAN e ha bisogno della Cina. Questa interdipendenza, che è certamente economica, naturalmente non può che contribuire a ridurre l’eventualità di un conflitto nella regione. La disputa di confine tra la Thailandia e la Cambogia probabilmente coverà ancora per anni, ma la possibilità che si sviluppi in una grande guerra è trascurabile. Thailandia e Cambogia hanno molto più da guadagnare se mantengono buoni rapporti tra loro e nessuno dei due Paesi vuole mettere a rischio i legami con la Cina e l'ASEAN.

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CG) Secondo lei, la Cina sta esercitando un crescente soft power sulla Thailandia? In che modo l’influenza culturale cinese ha condizionato il punto di vista thailandese sulla sua relazione con la Cina?

NR) Direi che il soft power cinese sta aumentando in Thailandia, tanto più sul fronte economico e su quello culturale, e non dovrebbe sorprendere la constatazione che un ruolo importante nel plasmare la moderna società thailandese l’hanno svolto proprio gli immigrati cinesi: il 14% della popolazione è cinese, mentre una percentuale molto più elevata di popolazione ha almeno qualche legame di ascendenza cinese. Recentemente, tre importanti joint ventures cinesi sono state avviate in Thailandia tra cui il progetto Thai-China International City, un centro commerciale di 700 mila metri quadrati nella periferia di Bangkok che diventerà un importante centro di ri-esportazione per i prodotti di fabbricazione cinese nel mercato dell’ASEAN, un centro commerciale all’ingrosso di 3 miliardi di BT (ndr: baht, la moneta thailandese) nella provincia settentrionale di Chiang Mai e un centro di produzione di pneumatici per auto di 5 miliardi di BT nella provincia orientale di Rayong.

CG) Quali sono le aspettative per le Elezioni Generali thailandesi previste per il prossimo 3 luglio?

NR) Le elezioni generali quasi certamente non faranno nulla per risolvere la prolungata crisi politica thailandese e risanare le profonde divisioni del Paese. Comunque vada l’esito delle elezioni si avrà una reazione da una delle fazioni antagoniste. Il risultato più positivo per garantire la stabilità politica nel breve periodo si avrebbe se i democratici in carica ottenessero la maggioranza. Ma questo è uno scenario improbabile. Sarà probabilmente una corsa stretta tra i democratici e l'opposizione, con le Red Shirts di supporto al PeauThai Party. I partiti minori svolgeranno pertanto un ruolo importante nel determinare quale partito si contenderà il governo – e i democratici, dalla loro parte, hanno il vantaggio di riuscire ad influenzare i partiti minori più di altri. Le Red-shirts hanno affermato che accetteranno il risultato elettorale fino a quando le elezioni saranno libere e giuste – ma ovviamente useranno la loro definizione ed interpretazione di "libere e giuste". Ancora più importante, sembra che non accetteranno con piacere l’eventualità che il Peau Thai vinca per il maggior numero di voti ma non possa formare un governo per via dell’influenza che i democratici esercitano sui partiti più piccoli e numerosi- che le Red Shirts interprerebbero come un intervento antidemocratico dei poteri. La mia previsione è che il Peau Thai otterrà più voti dei democratici, ma i democratici condizioneranno abbondantemente i partiti più piccoli che messi insieme consentiranno ai loro alleati di superare in gran numero il risultato, riuscendo così a formare quello che sarà pari più o meno allo stesso governo che è in vigore dal dicembre 2008. Questo darà nuovo slancio alle Red Shirts. E il prossimo appuntamento con le rivolte delle Red Shirts sarà peggio di quello che abbiamo visto finora.

Intervista di Dolores Cabras

redazione@ilcaffegeopolitico.net

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