I cinque giocatori di origine albanese che hanno giocato il Mondiale in Brasile con la Nazionale svizzera
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Lo stato elvetico si è da sempre contraddistinto per la sua multiculturalità e un alto tasso di immigrazione non poteva non mostrarsi anche al Mondiale. A vedere giocare la nazionale elvetica in Brasile si sarebbe potuto pensare all’esistenza di un cantone albanese in Svizzera.

IL CANTONE ALBANESE – La comunità albanese in Svizzera ha radici lontane, a partire dagli anni Sessanta quando un accordo tra Berna e Belgrado ha portato in Svizzera numerosi lavoratori. Le persecuzioni di Milošević negli anni ’80 e nei primi anni ‘90 hanno portato ad una seconda ondata di emigrazione di etnia albanese dalla ex Jugoslavia, in particolare da Albania e Macedonia: dall’inizio del fenomeno nel 1990, fino al boom raggiunto durante la guerra in Kosovo nel 1999 con quasi 53 mila persone emigrate in Svizzera. La comunità albanese nella Svizzera multietnica è molto bene rappresentata anche nel Mondiale brasiliano: Gjilan, Pristina, Mitrovica, Gostivar e Tetovo sono i luoghi di nascita o di provenienza dei cinque giocatori della nazionale svizzera con radici albanesi, rispettivamente Shaqiri, Xhaka, Behrami, Mehmedi e Dzemaili. I giocatori di origini albanesi hanno trascinato a suon di gol nella fase di qualificazione la nazionale rossocrociata al Mondiale, ed in particolare Shaqiri si è poi distinto in brasile con una super tripletta contro l’Honduras.

Shaqiri esulta per la vittoria in Champions del 2013, mostrando orgoglioso le bandiere di Svizzera e Kosovo insieme
Shaqiri esulta per la vittoria in Champions del 2013, mostrando orgoglioso le bandiere di Svizzera e Kosovo insieme

STOP ALL’EMIGRAZIONE – Come riporta swissinfo, il 9 febbraio 2014 l’elettorato elvetico ha approvato di stretta misura l’iniziativa popolare “Contro l’immigrazione di massa“, promossa dall’Unione Cemocratica di Centro (UDC, destra conservatrice), che impone l’introduzione, entro tre anni, di un tetto massimo per i permessi di dimora e contingenti annuali per tutti gli stranieri. Poiché una limitazione dell’immigrazione è contraria all’accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE, il Governo elvetico intende chiedere a Bruxelles di rinegoziare tale accordo, conformemente a quanto previsto dal nuovo articolo costituzionale. Il mandato di negoziazione dovrebbe essere pronto entro l’ autunno, e il Governo dovrebbe poi presentare entro la fine dell’anno il disegno di legge per l’applicazione dell’iniziativa. Tale iniziativa potrebbe avere conseguenze anche nello sport, tanto che se questa fosse stata applicata direttamente ai giocatori della Svizzera, escludendo tutti gli “stranieri” dalla formazione che ha partecipato al Mondiale brasiliano, rimarrebbero solamente otto “veri svizzeri” su 23 giocatori. Una beffa non da ridere, per la nazionale più multietnica.

SVIZZERI O ALBANESI? – Questo è il problema. Un vero dilemma, che ha colpito i giocatori sopra citati durante le qualificazioni mondiali , quando la Svizzera ha affrontato la Nazionale albanese. All’andata, allo stadio di Lucerna, su 17 mila persone, 10 mila erano albanesi. Shaqiri, Xhaka e Behrami sono stati fischiati per tutta la partita, colpevoli di aver rifiutato la nazionale albanese a favore di quella svizzera. Da parte loro, i giocatori si sono trovati in un clima surreale: da una parte una nazione che li adora, ma che li considera sempre degli stranieri; dall’altra, la nazione  della quale si dichiarano orgogliosamente discendenti che li rifiuta, considerandoli traditori. Ancora più infuocato il match giocato a Tirana, al ritorno: a mettere benzina sul fuoco furono le dichiarazioni del partito nazionalista albanese (l’Alleanza rossonera), che ha consigliato ai ragazzi svizzeri di etnia albanese di rifiutarsi di scendere in campo. Tra l’altro, per la cronaca, la Svizzera ha vinto sia all’andata che al ritorno, e sempre con Shaqiri protagonista assoluto.

Alla fine, i ragazzi in campo hanno dimostrato carattere, rendendo orgogliosi gli svizzeri, che vedono in loro il lato “buono” dell’emigrazione di massa durante gli anni ’90. Dall’altra parte, invece, se in molti fanno comunque il tifo per loro per Shaqiri e compagni, esultando ad ogni loro gol, dall’altra rimane l’amaro in bocca per non poterli vedere giocare con la maglia della propria Nazionale.

Julian Papaproko

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