Una foto dell'esplosione del gasdotto Urengoy-Pomary-Uzhgorod; Credits: Ukrainian Ministry of Emergencies, via European Pressphoto Agency
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Ormai senza più troppa attenzione dei riflettori, la crisi nell’est dell’Ucraina continua. Un’importante novità è stata però annunciata da Poroshenko il 20 giugno. In 3 sorsi, i nuovi sviluppi della crisi ucraina

TREGUA UNILATERALE – Venerdì 20 giugno, giorno della prima visita di Poroshenko nel Donbas, Ucraina orientale, il presidente ucraino ha annunciato una tregua con i ribelli, che ancora controllano diverse aree nella parte orientale del Paese. La tregua, della durata di una settimana, è stata annunciata unitamente all’invito verso gli insorti a deporre le armi, con la garanzia che coloro che non hanno commesso gravi crimini godranno dell’amnistia. Questa azione del governo di Kiev fa parte di un piano in 15 punti (riportato nel chicco in più) per la pacificazione del Paese. Ma quanto affermato in precedenza dalle autorità ucraine induce a pensare che la situazione sul campo possa essersi sviluppata decisamente in favore del governo centrale. Poroshenko aveva detto che non ci sarebbe stato alcun cessate-il-fuoco, se prima il confine tra Russia ed Ucraina non fosse tornato pienamente nelle mani del governo; se ora un cessate-il-fuoco è stato proclamato, significa che Kiev è relativamente certa che la settimana di pausa nei combattimenti non tornerà a favore dei ribelli (vale a dire che non dovrebbero arrivare armi dalla Russia attraverso il confine). Ma la tregua annunciata dal governo non è stata concordata con gli insorti e questi ultimi hanno affermato che non si sentono vincolati alla proclamazione unilaterale.

GLI SCONTRI NELL’EST – L’annuncio del cessate-il-fuoco è avvenuto soltanto un giorno dopo la maggiore battaglia tra forze del governo centrale e milizie locali finora combattuta. Nei pressi di Krasny Liman, località nell’oblast di Donetsk, le forze indipendentiste sono state accerchiate dalla fanteria ucraina, affiancata da veicoli corazzati. Un portavoce dell’esercito di Kiev ha affermato che nella zona si ritiene che siano coinvolti negli scontri circa 4.000 “terroristi”, provvisti anch’essi di mezzi corazzati, e che l’ultimatum a deporre le armi loro rivolto è stato rigettato, con la conseguenza che i militari avrebbero proceduto a stringere l’accerchiamento. Igor Strelkov, comandante dei ribelli citato da Reuters, ha affermato che è stato respinto il primo attacco e che è stato distrutto anche un carro armato, ma non ha escluso che  le forze regolari riusciranno a porre termine alla resistenza nell’area. Gubarev, governatore della Repubblica Popolare di Donetsk, intervistato da RIA Novosti ha affermato ancora una volta che gli indipendentisti non si arrenderanno e che la tregua unilaterale continuerà a non essere rispettata.

Soldati della 95a Brigata Aviotrasportata ucraina; Wikimedia Commons
Soldati della 95a Brigata Aviotrasportata ucraina; Wikimedia Commons

LA QUESTIONE GAS – Domenica 16 giugno Gazprom ha smesso di fornire gas all’Ucraina, annunciando che d’ora in avanti avrebbe rifornito l’Ucraina solo previo pagamento. Alla base di questa decisione è il mancato pagamento da parte ucraina del proprio debito verso l’azienda russa, ora ammontante a 4,46 miliardi di dollari. Da quel giorno due notizie hanno attirato l’attenzione in merito alla questione del gas. La prima è lo scoppio il 17 giugno di un gasdotto nei pressi di Poltava, che porta il gas dalla Siberia verso la Slovacchia. Le autorità centrali hanno immediatamente considerato l’evento come un attacco operato da elementi filo-russi, ma in seguito si è ritenuto che l’esplosione è avvenuta in seguito ad una depressurizzazione del gas nella conduttura. La seconda è invece quella di sospetti di appropriazione da parte ucraina di parte del gas diretto verso l’Europa occidentale. Lunedì 23 giugno sia Gazprom che il Ministero dell’Energia russo hanno tuttavia negato attraverso propri portavoce che ciò sia avvenuto.

Matteo Zerini

 

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