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Le recensioni del Caffè – Questa settimana vi suggeriamo una lettura impegnativa ma molto affascinante per gli appassionati di storia degli Stati Uniti e delle relazioni internazionali.

STORIA DI UN PRESIDENTE – Il titolo completo del testo è Freedom Betrayed – Herbert Hoover’s secret history of the Second World War and its afthermaths.

L’opera è imponente, oltre 1000 pagine di memorie, analisi, tesi storiche e rivisitazioni dei principali eventi che caratterizzarono la storia degli Stati Uniti dalla depressione del 1929 al secondo dopoguerra. Il filo conduttore è la vita politica del Presidente Hoover, una figura poco popolare e talvolta bistrattata dalla storiografia ufficiale. Il libro ne riabilita la profondità e complessità di pensiero, e rivede la sua visione politica che si rivela motivata da importanti esperienze che Hoover maturò sia come uomo di affari che come figura istituzionale.

IL REVISIONISMO STORICO – Addentrarsi nel contenuto risulta affascinante per gli appassionati del genere. Dal testo traspare chiara la voglia di dare una lettura più nobile di tesi politiche ed economiche che non furono premiate dalla Storia ma la cui visione di insieme fu semplificata per essere resa comprensibile fin quasi a svilirla. In poche parole, posizioni politiche come, ad esempio, l’isolazionismo o l’anti-interventismo, che furono messe in minoranza nei decenni in considerazione, vengono presentate come risultato di valutazioni complesse dell’intero sistema-Paese e non come scelte arbitrarie. Ciò non significa automaticamente che tali posizioni fossero davvero le più adeguate al momento, ma semplicemente che Hoover avrebbe preferito che la storia degli Stati Uniti prendesse una via diversa e spiega, nel dettaglio, quale fosse la propria idea di riferimento. Insomma, un bel mattone, ma ricco di aneddoti e particolari di pregio.

DIFFICOLTA’ DI LETTURA – Ancora una volta è doveroso specificare come una lettura di questo genere non possa considerarsi del tutto amena. Il registro è alto e la sintassi decisamente complessa. Per i non madrelingua occorre quindi una buona dose di pazienza per comprendere il testo ed in alcuni casi anche un buon dizionario. Per contro leggere un inglese colto e forbito aggiunge fascino all’opera che, da questo punto di vista, risente dell’età del materiale di base.

Marco Giulio Barone

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