Gazprom chiude i rubinetti; Credits: RIA Novosti, Igor Zarembo
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L’Ucraina è stata interessata da diversi avvenimenti negli ultimi giorni: l’assunzione della presidenza da parte di Poroshenko, l’avvio di trattative con la Russia per il pagamento del debito sul gas ed il loro fallimento, l’abbattimento di un Il-76 e la prospettiva di un cessate-il-fuoco.

In 3 sorsi la situazione ucraina

ARRIVA POROSHENKO – Sabato 7 giugno Petro Poroshenko ha assunto l’incarico di presidente ucraino. Nel suo discorso inaugurale ha pronunciato parole che facevano sperare in una imminente conciliazione, avendo promesso l’amnistia per coloro i quali depongano le armi e avendo dichiarato “non voglio la guerra, non voglio la vendetta”. Ma il nuovo Presidente è stato chiaro nella medesima occasione: la volontà di eliminare i contrasti nelle relazioni con il vicino russo e di riappacificare il Paese non andranno a discapito dell’integrità territoriale dell’Ucraina, intendendo con ciò che non è riconosciuta l’annessione della Crimea a Mosca. Ulteriore punto sottolineato da Poroshenko è il futuro della struttura statale ucraina: “i sogni di federazione non hanno fondamento in Ucraina”, contrapponendo quindi un secco rifiuto alle richieste dei ribelli della Novorossiya e agli inviti della Russia. Nello stesso giorno del giuramento, il vicepresidente americano Joe Biden ha annunciato un nuovo aiuto al governo di Kiev per un valore di 48 milioni di dollari, il che porta il totale degli aiuti da Washington a 184 milioni quest’anno.

GLI SVILUPPI NELL’EST UCRAINO – La conciliazione auspicata non ha avuto luogo ad oggi. L’offensiva delle forze del governo centrale è continuata, riportando sotto il controllo di Kiev parte del territorio prima interessato dalla ribellione. All’avanzare delle truppe ucraine la resistenza però aumenta ed i ribelli sono in grado di infliggere seri danni. Due casi delle capacità ribelli sono perfettamente esemplificative. Il primo è quello della comparsa nei pressi del confine russo-ucraino di 3 carri armati, sulla cui provenienza non esistono certezze: Kiev ha immediatamente accusato Mosca dell’incursione, mentre altre fonti ritengono possa trattarsi di carri ucraini precedentemente catturati dai ribelli. Immagini satellitari diffuse dalla NATO individuano sul lato russo del confine diversi movimenti di carri compatibili con quelli individuati in Ucraina. Il secondo caso che testimonia le capacità ribelli è l’abbattimento di un Ilyushin-76, trasporto militare con a bordo 40 paracadutisti e 9 membri d’equipaggio; l’aereo sembra sia stato abbattuto da un MANPAD (Man-Portable Air-Defense, arma che rende ancora più forti gli interrogativi circa la provenienza dell’arsenale ribelle) mentre si avvicinava ad un aeroporto nei pressi di Lugansk. Le vittime dell’abbattimento sono andate ad aggiungersi alle già diverse centinaia registrate. Sul fronte umanitario, l’ONU stima che il numero di persone in fuga si stia avvicinando alle 20000. Di fronte alla questione Poroshenko ha ordinato la creazione di corridoi umanitari nelle aree dell’est per permettere lo spostamento dei civili verso l’ovest del Paese. Infine, ancora Poroshenko ha annunciato ieri che verrà proclamato un cessate-il-fuoco una volta che le autorità centrali avranno il controllo dell’intero confine verso la Russia, nel frattempo l’offensiva continua. La logica è chiara: Kiev non vuole dare tregua ai ribelli, che approfitterebbero della pausa dei combattimenti per rafforzarsi ed ottenere aiuti da Mosca attraverso il confine.

Il sistema di distribuzione del gas attraverso l'Ucraina. (Clicca per ingrandire)
Il sistema di distribuzione del gas attraverso l’Ucraina. (Clicca per ingrandire)

LA QUESTIONE DEL GAS – Uno dei principali problemi nelle relazioni tra Ucraina e Federazione Russa è la questione del pagamento del debito ucraino sul gas. A seguito degli avvenimenti di febbraio e marzo e al continuo mancato pagamento, la Russia ha eliminato lo sconto speciale che faceva al proprio vicino. Il negoziato tra autorità russe e ucraine è durato diverso tempo al fine di trovare una quadra sul metodo di pagamento del debito e sul nuovo prezzo al quale Kiev dovrebbe acquistare il gas russo. Le trattative sono naufragate quando gli Ucraini hanno rifiutato la proposta di 385 dollari per mille metri cubi (dagli iniziali 485 dollari), chiedendo invece di pagare 268 dollari. Non è servita a nulla la successiva proposta Ucraina, sponsorizzata dai mediatori europei, in cui Naftogaz assicurava il pagamento di 2 miliardi del proprio debito verso Gazprom a patto che il prezzo del gas fosse fissato a 326 dollari. Mosca aveva fissato la scadenza per il ripaga mento del debito al 16 giugno, scadenza mancata dall’Ucraina con la conseguenza che sono state tagliate le forniture di gas a Kiev; d’ora in avanti l’Ucraina riceverà solo il gas per il quale pagherà in anticipo.

Matteo Zerini

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