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domenica 23 Febbraio 2020
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    Il gas della Russia e la quiete della Cina

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    La Cina ha saputo attendere il momento opportuno per strappare a Putin un vantaggioso accordo sul gas.

    LA STORIA – Quando, nel 1972, il presidente americano Richard Nixon si recò per la prima volta in visita ufficiale a Pechino, l’allora premier cinese Zhou Enlai fece la straordinaria affermazione secondo cui era ancora “troppo presto per giudicare l’impatto della rivoluzione francese.” Sebbene fosse frutto di una traduzione imperfetta – il premier cinese si riferiva in realtà al maggio francese del 1968 – la frase passò alla storia come emblema della ponderatezza orientale.

    In effetti, la capacità cinese di attendere pazientemente il momento opportuno é proverbiale. Il presidente cinese Xi Jinping ne ha dato un eccellente esempio lo scorso 21 maggio, quando, al termine della visita a Pechino del presidente russo Vladimir Putin, è riuscito a concludere una trattativa che durava da dieci anni.

    L’accordo, firmato dal manager di Gazprom Aleksej Miller e dal presidente della China National Petroleum Corporation (CNPC) Zhou Jiping, è il frutto di una estenuante trattativa notturna tra i due capi di stato, protrattasi fino alle quattro del mattino. In un’intervista al canale Rossiya, Putin l’ha definito “il più grande affare nella storia dell’industria del gas russo”, aggiungendo che “il prezzo finale è soddisfacente per entrambi.” Ma la segretezza tenuta dalle due parti e le circostanze in cui l’accordo è stato firmato portano a credere che i cinesi siano riusciti ad ottenere un prezzo molto minore di quello richiesto dai russi.

    In effetti, la leadership cinese deve aver compreso che il presidente russo aveva un forte interesse a concludere rapidamente la trattativa, per rientrare in patria con un risultato tangibile e al tempo stesso poter mostrare all’occidente di avere un alleato solido in Asia. Xi Jinping ha potuto dunque adagiarsi sullo schienale e condurre la trattativa da una posizione di forza.

    L’ACCORDO – Il contratto dovrebbe entrare in vigore a partire dal 2018, non appena le infrastrutture necessarie al trasporto del gas saranno pronte. Da quel momento, Gazprom inizierà a fornire 38 miliardi di metri cubi annui (bcm) di gas naturale, per un periodo di trent’anni, alla CNPC. Gli esperti stimano che il valore totale del contratto si aggiri attorno ai 300 miliardi di euro.

    Dopo essersi trascinati per un decennio, i negoziati hanno subito un’improvvisa accelerazione nelle ultime settimane. La Russia ha revocato la prassi di interdire la proprietà di beni strategici alle imprese straniere, in modo da permettere alle imprese cinesi di prendere parte allo sviluppo delle infrastrutture necessarie, e ha offerto di esentare la Cina dal pagamento delle imposte sull’estrazione di risorse naturali. la Cina, da parte sua, ha rinunciato alle tasse di importazione.

    Il gas proverrà dai giacimenti di Chayanda e Kovykta, situati nella Siberia orientale, e giungerà in Cina attraverso un nuovo gasdotto lungo 4 mila chilometri, denominato “la forza della Siberia.” Per realizzarlo, la Russia dovrà investire 55 miliardi di dollari, contro i 20 cinesi. Secondo molti analisti, a causa dell’ingente investimento iniziale, saranno necessari diversi anni prima che l’affare inizi a produrre un ritorno economico. Ma per il Cremlino, più che per il ritorno economico, l’accordo è importante per le motivazioni geopolitiche che lo sostengono. 

    Immagine celebrativa dell'accordo tra le due aziende dell'energia.
    Immagine celebrativa dell’accordo tra le due aziende dell’energia.

    IL QUADRO GEOPOLITICO – Seppur in misura inferiore, l’accordo è importante anche per la Cina, che sta cercando di diminuire il consumo del carbone che è alla base del suo drammatico inquinamento atmosferico, e per questo è interessata ad ampliare e differenziare le importazioni di gas naturale. Ma i suoi fornitori attuali sono abbastanza affidabili: l’80 per cento del gas naturale importato dalla Cina proviene dalle repubbliche ex-sovietiche dell’Asia Centrale, Turkmenistan in testa, a cui nel 2013 si è aggiunto il contratto stipulato con il Myanmar.

    Al contrario di Pechino, Mosca aveva molta più urgenza di concludere l’accordo, che serve a ridurre la dipendenza dal mercato europeo e a smorzare l’effetto delle sanzioni occidentali. Secondo Vladimir Milov, ex viceministro dell’energia russo e oggi direttore dell’istituto di politica energetica di Mosca, “Putin è pronto a diversificare le forniture di gas a qualsiasi costo perché lo considera geopoliticamente importante.”

    Oltre alle motivazioni strategiche, per il Cremlino l’accordo ha soprattutto un grande valore simbolico: rappresenta la svolta asiatica di Putin, serve a mostrare che Russia e Cina sono pronti a cooperare tra di loro e che Mosca ha degli alleati a cui può fare riferimento quando è osteggiata dall’occidente. Ad esempio, prestiti cinesi potrebbero colmare il vuoto lasciato dai mancati investimenti occidentali.

    AMICIZIA DI CIRCOSTANZA, RIVALITA’ INNATA – Il riavvicinamento tra Russia e Cina era già iniziato durante l’amministrazione Bush, ed è proseguito negli anni successivi quando le due potenze hanno assunto posizioni simili in politica estera, su questioni come le sanzioni per il regime di Bashar Assad in Siria o il nucleare iraniano. La Cina si è astenuta sulla votazione del Consiglio di Sicurezza riguardante il referendum in Crimea, e la prima visita ufficiale di Xi Jinping dopo il suo insediamento è stata proprio in Russia.

    I due paesi hanno inoltre forti legami economici. La Cina è il primo partner commerciale della Russia: nel 2013, i due paesi hanno scambiato merci per 66 miliardi di euro, una cifra che entrambi contavano di raddoppiare entro il 2020, al netto dell’accordo sul gas. Tuttavia, la relazione non è simmetrica: Pechino scambia molto di più con Europa e Stati Uniti.

    Arrivando a Pechino, Putin ha dichiarato alla stampa cinese che il Cremlino è “il loro amico fidato” e che la cooperazione tra i due paesi è “al più alto livello in secoli di storia,” nel tentativo di dare la maggiore eco possibile all’accordo tra i due colossi. Ma il riavvicinamento tra Mosca e Pechino ha basi fragili, e appare piuttosto dettato dalle circostanze. Nel lungo termine, è difficile che i due potenti vicini riescano a superare le loro incompatibilità di fondo.

    Sia la Russia che la Cina vogliono affermarsi come potenze regionali. Il lungo confine che li separa continua ad essere fonte di diffidenza reciproca. Il lato cinese è sovraffollato, quello russo scarsamente popolato ma colmo di risorse naturali. Non a caso, le armi nucleari tattiche russe sono disposte lungo quel confine.

    In questo quadro, la Cina continua ad avere una posizione di forza, dato che il suo potere globale è in netta ascesa. Al contrario, la mossa di Putin appare il colpo di coda di una potenza in declino, corrosa dalla corruzione e incapace di diversificare la sua economia rispetto alle risorse naturali.

    Antonio Peciccia

     

    La mappa tematica proposta dal Washington Post evidenzia la portata del progetto sino-russo.
    La mappa tematica proposta dal Washington Post evidenzia la portata del progetto sino-russo.

     

    Antonio Peciccia
    Antonio Pecicciahttp://www.antoniopeciccia.com/

    Laureato in lingue, un master in giornalismo internazionale e un dottorato in storia delle relazioni internazionali, mi sono occupato di Unione Europea, rapporti tra Europa e Stati Uniti, questioni energetiche e Africa. Viaggiatore instancabile, ho diviso il mio tempo tra l’Italia, Londra e Lisbona. Sono stato Visiting Researcher all’Universidade Nova di Lisbona. Attualmente collaboro con diverse riviste online di politica internazionale.

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