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Si svolgono domenica 25 maggio le elezioni presidenziali nella repubblica sudamericana. Il Presidente uscente, Juan Manuel Santos, dovrà vedersela con Óscar Iván Zuluaga in un probabile ballottaggio. Priorità nell’agenda saranno il completamento del processo di pace con le FARC e la conferma della crescita economica

UNA POLTRONA PER DUE – Domenica 25 maggio la Colombia va alle urne per eleggere il suo nuovo Presidente. In ‘pole position’ c’è il leader uscente, Juan Manuel Santos, del Partido Social de Unidad Nacional, formazione di centrodestra. I sondaggi danno Santos per il momento intorno al 30% delle preferenze: troppo poco per spuntarla al primo turno. Pare dunque che il ballottaggio in programma per il 15 giugno sarà necessario: solo a quel punto si saprà se il Presidente in carica avrà la meglio su Oscar Iván Zuluaga, candidato del Centro Democrático, formazione di destra che gode del supporto dell’ex Presidente Álvaro Uribe. Zuluaga è dato attualmente al 20% dei consensi, ma la sua posizione appare in crescita. Vi è poi un terzo incomodo, Enrique Peñalosa, ex sindaco di Bogotá ed esponente del Partido Verde proprio come Antanas Mockus, outsider – poi sconfitto – in occasione della passata tornata elettorale.

zuluaga-santos-734“FARC..IAMO” PACE? – Principale oggetto del contendere in campagna elettorale tra i due principali candidati è il processo di pace con i guerriglieri di ispirazione marxista delle FARC. Santos ha intavolato dei negoziati da più di un anno, che si svolgono con dei regolari meeting periodici a L’Avana, volti a porre definitivamente la parola fine sopra una delle pagine più buie del recente passato colombiano. Mentre il Governo uscente sostiene l’importanza del dialogo con le FARC, il rivale Zuluaga è fautore di una linea più intransigente e ha infatti dichiarato che, qualora dovesse vincere le elezioni, darà alla guerriglia una settimana di tempo per dichiarare il “cessate il fuoco”, altrimenti interromperà i negoziati.

UNA STELLA NASCENTE – Se la Colombia dovesse riuscire a mettere finalmente una pietra sopra alla vicenda della guerriglia, segnerebbe un ulteriore, importantissimo punto per il miglioramento della sua posizione internazionale. Lo Stato sudamericano  ha già compiuto un processo di riforma economica e sociale davvero notevole. Se solo vent’anni fa la Colombia era considerata uno dei Paesi più pericolosi al mondo per l’elevato tasso di violenza legato al narcotraffico, oggi città come Medellìn – che erano in preda ai cartelli della droga – sono considerate tra le più sicure e sono protagoniste di una vera e propria rinascita. L’economia cresce stabilmente da anni (+4.8% medio annuo dal 2003 ad oggi), frutto di accorte politiche macroeconomiche aperte al libero mercato e agli investimenti esteri. In più da alcuni anni sono state scoperte importanti risorse petrolifere che stanno facendo crescere ulteriormente gli influssi di investimenti stranieri. Unico neo: la carenza di infrastrutture, retaggio storico di una posizione geografica non proprio felice, tra i Caraibi e le Ande. Al netto di problemi tipici di un Paese ancora in via di sviluppo,  la Colombia, con un occhio al Pacifico ed uno verso l’Europa, è un’economia estremamente dinamica e interessante. Chiunque dovesse vincere le elezioni, avrà l’opportunità di traghettare la nazione sudamericana verso un futuro prossimo fatto di prosperità e – si spera – anche di pace.

Davide Tentori

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Davide Tentori

Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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