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Oggi, martedì 20 maggio, inizia la visita di Putin in Cina. In un periodo in cui la Russia è sotto pressione da parte dell’Occidente, dove saranno diretti gli sforzi del Presidente russo durante la “due giorni” a Shanghai? Un approfondimento sul tema in 3 sorsi

ACCORDI ECONOMICI – Le attenzioni maggiori saranno volte agli aspetti economici ed energetici. Il commercio tra Russsia e Cina vale all’incirca 90 miliardi di dollari (dato 2013), ma la volontà è di aumentarlo ulteriormente con il proposito di raggiungere un valore di 100 miliardi nel 2015 e di 200 nel 2020. E’ probabile che sia siglato un accordo per lo sfruttamento di risorse carbonifere siberiane, progetto che sarebbe finanziato dalla Export -Import Bank of China. L’obiettivo della visita di Putin a Xi Jinping è quello di attirare investimenti cinesi per lo sviluppo della parte orientale della Federazione, un territorio esteso e ancora sottosviluppato rispetto ad altre aree dello Stato. Il ruolo privilegiato a tal fine svolto dai capitali giapponesi è ora messo in pericolo dalle tensioni dovute alla crisi ucraina ed all’allineamento di Tokyo con le posizioni occidentali. Dunque, come affermato dal Presidente russo in un’intervista rilasciata alla stampa cinese, l’intento russo è quello di creare una serie di zone economiche con condizioni favorevoli per gli investitori, così che i capitali cinesi possano aiutare lo sviluppo dell’estremo oriente russo ed aumentare ancora i legami economici.

L’ENERGIA – Al centro di tutto vi sarà comunque un accordo sulla fornitura di gas a Pechino. Da un decennio l’azienda russa Gazprom negozia per poter esportare il proprio gas verso la Cina, ma il prezzo è sempre stato l’ostacolo insormontabile per la conclusione delle trattative. Tuttavia, ora che le tensioni in Ucraina e con l’Europa mettono in mostra (di nuovo) le debolezze intrinseche dell’esportazione russa di gas, è possibile che il colosso russo decida di fare delle concessioni (che potrebbero non limitarsi al prezzo di vendita, ma potrebbero prevedere anche una partecipazione cinese nelle attività estrattive o nella costruzione delle infrastrutture per l’esportazione) e ampliare la propria attività ad est, così da non dipendere solamente dal mercato europeo e diventando perciò un attore del mercato asiatico.

 

Vladimir Putin e Xi Jingping
Vladimir Putin e Xi Jingping

RIEQUILIBRARE AD EST? – La logica sottostante alle iniziative russe è piuttosto chiara ed in parte è già emersa. L’Europa è il principale partner russo, ma le difficoltà nei rapporti evidenziano la necessità di Mosca di non essere dipendente (almeno non eccessivamente) da un solo mercato per le proprie esportazioni. L’estremo oriente russo, da sempre arretrato rispetto al resto del Paese, rappresenta un importante zona per lo sviluppo russo ed un trampolino per il mercato asiatico. E’ dunque importantissimo per il Cremlino sfruttare l’occasione e cercare di riequilibrare ad est. Ma le vicende permettono di comprendere che il baricentro che i Russi cercano di trovare, nei rapporti bilaterali con la Cina l’equilibrio è tutto spostato a favore di Pechino: per via delle vicende in Europa, di una possibilità maggiore in futuro di diversificazione dei propri approvvigionamenti (si pensi alle considerazioni americane di aprirsi alle esportazioni di gas) e di una partnership già avviata con un Turkmenistan che produce sempre più gas. La possibilità che Gazprom faccia concessioni è il simbolo di un estremo bisogno russo di trovare altri partners ed evitare l’isolamento, di una Cina sempre più forte e cosciente di ciò, tanto da poter imporre condizioni anche a chi in Europa è il gigante russo.

Matteo Zerini

 

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