Kiir (sulla sinistra) e Machar (sulla destra) ad Addis Abeba il 9 maggio; credits: Reuters
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Il 9 maggio ad Addis Abeba (Etiopia) è stato raggiunto un cessate il fuoco tra le forze governative ed i ribelli sud sudanesi. Nell’arco di poche ore sono però scoppiati nuovi scontri nel giovane Stato, affetto da una guerra civile dallo scorso dicembre. In 3 sorsi, quali sono le cause del conflitto, qual era la situazione fino al 9 maggio e quali sono gli ultimi sviluppi?

LE CAUSE – La situazione nel Paese africano è stata precaria sin dall’indipendenza, raggiunta nel 2011. Le tensioni con il Sudan hanno impedito per circa 15 mesi (gennaio 2012 – aprile 2013) l’esportazione di petrolio, maggiore fonte di introiti per le casse dello Stato e base per la crescita dell’economia. Alla difficile situazione internazionale del Sud Sudan (quest’ultimo confina inoltre con la Repubblica Centrafricana, anch’essa in guerra civile) devono sommarsi le conseguenze di decenni di guerra: i leader politici attuali sono ex-combattenti, una crisi politica può facilmente trasformarsi in confronto militare, specie se già prima dell’indipendenza le varie fazioni hanno lottato fra se stesse. Ciò che ha fatto degenerare la situazione è stato un cambio completo di governo, voluto dal presidente Salva Kiir nel luglio 2013. Le tensioni sono poi esplose nel successivo dicembre, precisamente il 15, quando Kiir denunciò l’intenzione del suo ex vice, Riek Machar, di attuare un golpe.

Mappa del Sud Sudan; credits: CIA The World Factbook
Mappa del Sud Sudan; credits: CIA The World Factbook

IL CONFLITTO – Dal 15 dicembre 2013 è dunque in corso lo scontro tra forze governative e ribelli, rispettivamente capeggiate da Kiir e Machar. Le forze ribelli hanno preso possesso di diverse posizioni, specie nella parte settentrionale del Paese, lungo il corso del Nilo. A gennaio si sperò che la pace potesse tornare grazie ad un accordo di cessate il fuoco, ma dopo pochi giorni lo scambio vicendevole di accuse circa il mancato rispetto dei termini portò ad un riaccendersi dello scontro. Il conflitto ha causato sino ad ora diverse migliaia di vittime ed allontanato dalle proprie case più di un milione di persone. Oltre a ciò, si sono registrati crimini contro l’umanità da ambo le parti. Il rischio è che la già grave situazione peggiori ulteriormente con il definitivo innestarsi di violenze su base etnica (in Sud Sudan vivono circa 200 etnie), delle quali sono già stati registrati degli episodi. I leader dei due schieramenti appartengono ai 2 gruppi etnici principali: Kiir è un Dinka, Machar è un Nuer. Le rivalità tra differenti gruppi etnici si sono rese più rilevanti nel corso dei precedenti decenni di lotta per l’indipendenza, durante i quali il governo di Khartoum cercava di indebolire i ribelli fomentando divisioni su base etnica. A porre un possibile argine a tale degenerazione è il fatto che sia Kiir sia Machar godono del supporto di importanti esponenti delle altre comunità. La presenza di una missione dell’ONU forte di circa 8000 uomini è incapace di gestire un conflitto su un territorio così vasto.

UNA SPERANZA? – Il 9 maggio, ad Addis Abeba, è stato siglato un accordo di cessate il fuoco sponsorizzato dalla comunità internazionale. Kiir e Machar hanno concordato di porre termine entro 24 ore ad ogni scontro, formare un governo di transizione, riformare la costituzione ed in seguito indire nuove elezioni. Le speranze hanno però dovuto scontrarsi con alcuni avvenimenti che possono far degenerare nuovamente la situazione: dopo poche ore nuovi scontri si sono registrati a Bentiu e lungo il corso del Nilo. Un nuovo scambio di accuse ha interessato ribelli e governo, ma le parti dicono di volersi comunque attenere all’accordo. Resta quindi da osservare se questo secondo tentativo di riappacificazione reggerà o se la situazione tornerà a deteriorarsi.

Matteo Zerini

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