Puoi leggerlo in 2 min.
Sempre più vicine le elezioni europee, che in Italia fanno spesso segnare un’affluenza molto esigua. In effetti da noi se ne parla poco e questo è un clamoroso errore. Gran parte delle scelte politiche ed economiche ormai si fanno a Bruxelles IL RUOLO DEL PARLAMENTO EUROPEO – Il prossimo 25 maggio (in Italia; in realtà le elezioni iniziano il 22) ci saranno le elezioni europee 2014. Circa 500 milioni di europei si recheranno alle urne per eleggere i loro 766 rappresentanti al Parlamento; gli italiani saranno 73. L’istituzione  ha sede a Bruxelles e a Strasburgo. Nella, fisiologicamente, complicata alchimia delle istituzioni sovranazionali europee il Parlamento è quella che ne esce meglio. Nel corso del tempo è riuscito a vedere ampliarsi i propri poteri e l’aiuto decisivo in questo senso è venuto dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, il 1° dicembre del 2009. Anche se non sembra, queste sono forse le elezioni europee più importanti di sempre.  Oggi, per la prima volta, il Parlamento ha pari rango con l’organo propriamente politico dell’Europa, il Consiglio, almeno sul piano della produzione legislativa ordinaria, che è divenuta la co-decisione tra i due organi. Inoltre, gestisce le relazioni con i parlamenti nazionali e detiene l’ultima parola in fatto di approvazione del bilancio ed esercita funzioni di controllo. E’ un Parlamento piuttosto atipico, dunque, poiché legifera da poco e quasi non prende decisioni motu proprio ma sulla base degli orientamenti politici espressi dal Consiglio. IL BALANCE OF POWER EUROPEO – Riassumendo per schemi e compiendo un parallelismo con la situazione statale possiamo dire che il Consiglio ed il Parlamento ricoprono il ruolo del parlamento a livello nazionale, la Commissione invece è il Governo cioè mette in pratica. Ma in più il Consiglio fissa l’orientamento politico dell’Unione, qualcosa di simile a quello che accade in una repubblica Presidenziale. Nel 2014, per la prima volta, per eleggere il Presidente della Commissione Europea si dovrà tenere conto di chi avrà vinto le elezioni; un’altra domanda dalla non immediata risposta. I partiti che corrono in patria debbono poi formare i gruppi a Bruxelles e la composizione non è scontata. Insomma, un Esprit de loi molto articolato. I più consistenti sono quello Popolare (di centro, ma ci confluiscono anche forze di destra) e quello socialista. Nessuno dei due avrà la maggioranza assoluta quindi si dovranno accordare. Probabilmente con gli euro-scettici (mai numerosi come in questo frangente; ricordiamo tra di loro il Front National, il gruppo di Geert Wilders in Olanda, il M5S e la Lega in Italia, Alba Dorata in Grecia e True Finns a Helsinki), i Verdi non saranno un numero significativo ed i conservatori saranno presumibilmente scavalcati proprio dagli euro-scettici. I principali contendenti alla poltrona d’Europa sono Martin Schulz (presidente uscente del Parlamento e figura storica della SPD germanica) e l’ex premier lussemburghese Jean Claude Juncker, democristiano e sostenitore dell’austerity merkeliana.  
flickr
Veduta della sessione plenaria
LE SFIDE CHE ATTENDONO IL NUOVO PARLAMENTO – E’ evidente che a seconda di come andranno le elezioni l’impostazione della prossima Europa cambierà. Potrebbe riservare sorprese in senso solidale e della flessibilità sulla spesa pubblica (in nome del welfare socialdemocratico) se dovesse prevalere Schulz; dovrebbe cambiare poco o niente se trionfa Juncker, con ferreo controllo sui conti pubblici. E’ una scelta di campo, la partita tra i due. Ecco perché andare a votare il 25 maggio è indispensabile e costituisce la vera scelta democratica che gli europei debbono dimostrare di meritare, altrimenti la deriva populista dei no-euro e no-Europa rischia di travolgere più di cinquant’anni di storia comune. Il prossimo Parlamento Europeo dovrà cercare di dare una scossa allento processo di integrazione degli Stati. Dovrà affrontare la questione della politica estera e la questione ucraina, per non parlare dello scomodo vicino russo. Sarà il caso di velocizzare il percorso di allargamento ad est per cercare di arginare le velleità ‘espansionistiche’ di Putin? Si dovrà intervenire sulla Bce per cambiare politica monetaria? Riusciremo finalmente a dotarci di una politica unica sull’immigrazione e sull’energia? A fare da raccordo tra tutte le tematiche aperte la politica di coesione sociale, oggi più che mai necessaria per dare un vero indirizzo a quest’Europa. Tutte domande fondamentali che attendono risposte politiche; che a loro volta devono uscire dalle urne. Un’Europa senza legittimazione popolare sarà un’Europa senza forza. Andrea Martire  
Print Friendly, PDF & Email
Andrea Martire

Appassionato di America Latina, background in scienze politiche ed economia. Studio le connessioni tra politica e sociale. Per lavoro mi occupo di politiche agrarie e accesso al cibo, di acqua e diritti, di made in Italy e relazioni sindacali. Ho trovato riparo presso Il Caffè Geopolitico, luogo virtuoso che non si accontenta di esistere; vuole eccellere. Ho accettato la sfida e le dedico tutta l’energia che posso, coordinando un gruppo di lavoro che vuole aiutare ad emergere la “cultura degli esteri”. Da cui non possiamo escludere il macro-tema Ambiente, inteso come espressione del godimento dei diritti del singolo e driver delle politiche internazionali, basti pensare all’accesso al cibo o al water-grabbing.

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci qui il tuo commento
Inserisci il tuo nome