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In Sudafrica oggi è il giorno delle elezioni, un banco di prova per l’African National Congress orfano di Nelson Mandela. Zuma pensa di farcela ancora, ma l’opposizione non si arrende

I 5 RISCHI PER L’ANC – Oggi in Sudafrica è il giorno delle prime elezioni libere senza Nelson Mandela, venti anni dopo il crollo del brutale regime dell’Apartheid. L’African National Congress (ANC), il partito che ha espresso tutti i Presidenti dal 1994 (Mandela, Mbeki, Motlanthe e Zuma) gode tuttora del sostegno della maggioranza della popolazione del Paese, soprattutto degli autoctoni, circa l’81% dei 50 milioni di sudafricani. Ancorché in assenza di sondaggi indipendenti e affidabili, pare che la vittoria di Zuma sia scontata, nonostante un insieme di fattori che lede l’immagine del partito di Mandela possa indurre un senso di sfiducia popolare diffuso nei confronti della forza di maggioranza. La sensazione da parte di molti è che l’ANC abbia tradito i propri principi fondanti in un modo così profondo da rendere possibile una sconfitta elettorale e, di conseguenza, l’ascesa di un’altra forza politica a guida della nazione arcobaleno. In questo senso, ci sono 5 pericoli che potrebbero ampliare il rischio per l’ANC.

1. La precarietà sociale e l’inefficacia delle politiche di welfare – Secondo dati del 2010, il 23% della popolazione sudafricana è sotto la soglia di povertà, con 10 milioni di persone che vivono con solo 1,25 dollari al giorno, mentre resta elevata la disuguaglianza sociale, la quale, sebbene in lieve calo, oppone un 20% di estrema povertà a un 20% di estrema ricchezza.
Tutto ciò coincide con l’abbassamento del tasso di crescita dal +3,5% del 2011 al +2,5% del 2012, con un aumento contestuale della popolazione a 52,3 milioni.  Il rallentamento delle prospettive della prima economia africana, l’incremento demografico e l’inefficacia delle politiche di welfare – che a quanto pare non migliorano l’Indice di Sviluppo Umano, soprattutto nelle Township nere, – incidono sul malcontento diffuso. Non è forse il caso di chiedersi se il Black Empowerment Program necessiti di un nuovo rilancio? 

Julius Malema

2. Le accuse di corruzione contro l’entourage Zuma – Le accuse di corruzione contro Zuma risalgono a prima ancora del suo incarico presidenziale: nel 2005, per esempio, si parlò di tangenti, frode e riciclaggio di denaro, imputazioni che lo condussero in tribunale nel 2008, giusto a poco tempo dalle elezioni dell’aprile 2009. Se non fosse stato assolto, Zuma, forse, non sarebbe stato eletto. Adesso la storia si ripete: a un mese dall’avvio della campagna elettorale, Zuma è accusato di avere ricostruito la sua dimora di Nkandlia, nella regione di Kwazulu-Natale, con fondi pubblici. In modo più diffuso, inoltre, secondo l’Indice di percezione della corruzione di TransparencyInternational, il Sudafrica ha perso in tre anni 18 posizioni, passando dal 54° posto nel 2010 al 72° su 177 Paesi nel 2013. Non è da escludersi, comunque, sia che le accuse contro Zuma alle porte delle elezioni siano parte di una strategia di “auto-vittimizzazione”, volta a raccogliere il sostegno di una popolazione che tuttora crede che il sistema giudiziario sia ancora sotto il controllo dei bianchi, sia che, più semplicemente, si tratti di una mera coincidenza.

3. L’espulsione di Julius Malema dall’ANCMalema è stato segretario dei giovani dell’ANC fino al 2012, quando fu espulso per le sue posizioni critiche nei confronti di Zuma e vicine al Presidente dello Zimbabwe, Mugabe, soprattutto per quanto riguarda l’incitamento all’odio razziale contro i bianchi. Ad agosto del 2013 Malema fondò il proprio partito, l’Economic Freedom Fighters (EFF), che oggi partecipa alle elezioni. A prescindere dalle vicende per le quali egli fu allontanato dal partito, è indubbio che la perdita di Malema, che lo stesso Zuma aveva definito «il futuro leader del Paese», creerà difficoltà aggiuntive nella mobilitazione dei giovani (circa due terzi dei sudafricani), in sostegno dell’ANC. In questo senso, Malema (classe 1981) ha un vantaggio: è un carismatico oratore. Il suo messaggio anti-Zuma e anti-corruzione e l’appoggio dei giovani potranno danneggiare la credibilità e il senso di coesione all’interno dell’ANC.

Mamphela Ramphele
Mamphela Ramphele

4. L’alleanza DA e AGANG SA – La Democratic Alliance (DA), il secondo partito più votato nelle precedenti elezioni con 69 deputati, guidato da Helen Zille, si è alleato con l’Agang SA di Mamphela Ramphele, scegliendola come capo lista. Fin qui tutto normale. Però, c’è un elemento di novità: la DA, il cosiddetto partito dei bianchi, avrà come candidata presidenziale una donna nera: Ramphele! Quest’alleanza tra i due partiti rappresenta una raffinata strategia destinata da un lato a portare gli elettori neri a votare una formazione ritenuta il bastione dei cittadini bianchi e mulatti del Sudafrica (circa il 18% dei cittadini), dall’altro lato permetterà a Ramphele, l’ex manager della Banca mondiale, di sfidare l’ANC, che secondo lei non sarebbe più in grado di guidare i destini dei sudafricani. Questa dinamica, insomma, potrebbe creare negli elettori l’impressione della convergenza tra gli interessi di due gruppi etnici del Paese a svantaggio dell’ANC, tuttora ritenuto comunque il partito dei neri.

5. La scomparsa di Mandela – Molto si è detto sul supposto distacco dell’ANC dai valori di sinistra, da sempre base delle lotte del partito, tra le quali l’uguaglianza. Analogamente si è parlato del possibile indebolimento della compagine con la scomparsa di Nelson Mandela, il trascinatore del partito e Padre della nazione post-Apartheid. Nel vivo della campagna elettorale, i candidati hanno insistito sulla necessità di separare Mandela dalle vicende politiche, evitando strumentalizzazioni. Secondo Mamphela Ramphele, per esempio, «la morte di Nel­son Man­dela ha cam­biato molte cose per il Suda­frica. […] L’ANC potrà ora essere giudicato in base ai risultati ottenuti, e non per ragioni identitarie». Se la capolista di AD-Agang SA è stata molto sottile nelle parole, più ostile è diretto è stato Julius Malema, secondo il quale «l’ANC è morto e sepolto con Madiba. Se volete lo spirito dell’ANC, dovrete rivolgervi a Qunu [villaggio natale di Mandela e luogo della sua sepoltura, N.d.A.], poiché è lì dove lo troverete. L’ANC di Mandela, Chris Hani e Oliver Tambo non c’è più. C’è solo quello di Zuma». Il contrasto tra ANC prima e post Mandela serve quindi ai partiti dell’opposizione per mettersi allo stesso livello con il forte avversario politico, alla guida del Paese ormai da vent’anni.

Nelson Mandela vota durante le prime elezioni democratiche, nel 1994
Nelson Mandela vota durante le prime elezioni democratiche, nel 1994

I MERCATI FINANZIARI – Certo, la politica estera poco influisce nelle elezioni africane. Tuttavia i mercati finanziari internazionali sono sicuramente più favorevoli a un voto di continuità, piuttosto che a un cambiamento improvviso, poiché si rischierebbe un mutamento della politica economica del Paese e di conseguenza il rallentamento dei flussi finanziari verso il Sudafrica. A livello dei BRICS, la crisi ucraina e le sanzioni varate dall’Occidente contra Mosca, così come il caos delle manifestazioni contro i Mondiali in Brasile, rendono il Sudafrica il luogo adatto agli investimenti esteri, con l’obiettivo di diversificare l’economia di un Paese che dipende dal settore dei minerali – il platino sudafricano costituisce il 75% dell’offerta mondiale, – ma anche creando delle opportunità economiche per i giovani.

LE SORPRESE NON MANCANO MAI – La Costituzione sudafricana prevede che l’elezione del capo dello Stato competa alla Camera bassa del Parlamento, la cui maggioranza si presume sia del partito del candidato de facto alla carica presidenziale. Tuttavia, un eventuale secondo mandato di Zuma dipenderà da come i partiti politici avversari saranno in grado di capitalizzare a loro vantaggio quella serie di rischi che adesso pesano contro l’ANC: l’attuale Presidente potrà controbattere richiedendo ancora la fiducia al partito, ribadendo il messaggio di continuità delle riforme per la crescita e confidando nel sostegno degli investitori internazionali.

 

 

Issau Quintas Agostinho

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Issau Quintas Agostinho

In pellegrinaggio per il mondo dall’Angola, ho svolto un’esperienza Erasmus Mundus a Roma, dove mi sono laureato in Relazioni Internazionali e Studi europei presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università “La Sapienza”, con una tesi sulla democratizzazione del mio Paese d’origine. La  passione verso la geopolitica, la sociologia delle Relazioni internazionali, la politica internazionale, gli USA, il diritto dell’Unione Europea e i corsi e ricorsi della democratizzazione in Africa mi hanno portato a iscrivermi al Dottorato di ricerca in Studi politici e Storia delle Relazioni internazionali della “Sapienza”, con il solo scopo di mettere a confronto la mia capacità di fare nelle vicende accademiche internazionali. Collaboro anche con alcuni giornali angolani.

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